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Come investire soldi in posta

7 Ottobre 2019 | Autore:
Come investire soldi in posta

Come selezionare i migliori prodotti di risparmio e di investimento tra quelli offerti da Poste Italiane anche con l’aiuto dei loro consulenti.

In tempi di incertezza economica sul futuro e tassi di interesse bassi ovunque, le Poste italiane rappresentano un approdo sicuro per la gestione dei risparmi. Le Poste offrono un ampio ventaglio di prodotti validi per quasi tutte le esigenze finanziarie. Sono prodotti adatti soprattutto per chi preferisce la sicurezza al rischio. I rendimenti non sono esaltanti ma è il prezzo da pagare per chi preferisce tranquillità, trasparenza dell’offerta e anche facilità di smobilizzo delle somme investite.

Che tu abbia mille euro da investire oppure centomila o per adesso soltanto cento, le Poste propongono soluzioni adeguate  per tutte le tasche, a differenza di altri istituti che pongono barriere insormontabili. Un altro punto di forza del risparmio postale oggi è la varietà di strumenti – non più solo buoni e libretti, come vedremo – che si aggiunge alla tradizionale vicinanza al pubblico, grazie alla diffusione capillare degli uffici postali su tutto il territorio nazionale.

Investire i propri soldi rivolgendosi alla posta è semplice e comodo e in genere si trova una buona assistenza. Una serietà non comune nel mondo finanziario, dove ci sono molte alternative più allettanti ma che talvolta nascondono prodotti truffaldini e che possono riservare amare sorprese. A favore delle Poste conta il fatto che la serietà è indiscussa, la trasparenza è garantita e le condizioni sono facilmente comprensibili e sotto gli occhi, diversamente da quel che accade con altri prodotti finanziari più complessi e “disinvolti”, con un grado di rischio molto più elevato che talvolta viene abilmente camuffato.

Vediamo, quindi, come investire soldi in posta: scoprirai come orientarti nella vasta gamma di prodotti in base alle tue esigenze e come ottenere il meglio dai consulenti che troverai negli uffici postali, arrivando da loro in maniera consapevole e senza attendere passivamente che ti propongano soluzioni fuori dalla tua portata.

La consulenza postale

Quando andrai a uno sportello postale per investire sarai per prima cosa indirizzato da un consulente. Si tratta di una figura professionale diversa dal comune impiegato e specializzata per assistere i clienti nelle decisioni finanziarie che riguardano i piani di risparmio.

È personale ben preparato: Poste Italiane, nel 2019, ne ha assunti parecchi, selezionandoli prevalentemente tra laureati in materie economiche, giuridiche o finanziarie o tra personale con esperienza almeno biennale nel settore bancario o nella vendita di prodotti di investimento e prima di metterli sul campo li ha formati sulle tipologie di offerte disponibili al pubblico.

Devi anche tener presente che si tratta di venditori di “prodotti della casa” che ovviamente cercano di spingerti a sottoscrivere una delle loro proposte: quella più conveniente per loro potrebbe non essere la migliore per te. Quindi è bene sapere in anticipo le caratteristiche dei vari prodotti disponibili, per individuare quelli più adatti e vantaggiosi rispetto alle tue caratteristiche di età, di propensione al rischio e di tempo necessario per far maturare i tuoi investimenti traducendoli in rendimenti apprezzabili. Durante questo periodo, in taluni casi, dovrai rinunciare a rientrare in possesso del capitale investito prima della scadenza.

Tra le prime cose che il consulente ti chiederà ci sarà la domanda sull’orizzonte temporale del tuo investimento e se prevedi la necessità di dover chiedere il rimborso anticipato. Devi avere ben chiara la risposta prima di compiere qualsiasi scelta. Vediamo adesso in cosa consistono le principali opportunità attualmente offerte da Poste Italiane a risparmiatori ed investitori e che probabilmente il tuo consulente postale ti proporrà.

I buoni postali fruttiferi

I buoni fruttiferi postali sono il tipo di investimento più tradizionale e conosciuto. Sono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti (una Spa controllata a larga maggioranza dal ministero dell’Economia) e garantiti dallo Stato italiano. Non hanno nessun costo di  sottoscrizione, gestione o rimborso, a differenza di altri titoli come i Bot o i Btp che scontano commissioni sull’acquisto e sulla custodia.

La tassazione dei rendimenti è agevolata, pari al 12,50% anzichè l’aliquota ordinaria del 26%. Inoltre sono esenti dall’imposta di successione. I tagli minimi sono di appena 50 euro o loro multipli; quindi con essi si può pianificare bene la quantità di soldi, anche minima, da destinare al risparmio.

I tipi di buoni postali disponibili sono diversi: al variare della durata e quindi del vincolo (si può ritirare la somma in anticipo ma perdendo gli interessi che si avrebbero tenendoli fino alla scadenza) cambia notevolmente il tasso offerto. Ecco i principali attualmente disponibili e tieni presente che nel corso del tempo le condizioni possono variare:

  • buono ordinario: dura fino a 20 anni, matura interessi a partire da un anno dopo la sottoscrizione, rende lo 0,90% lordo annuo, se conservato fino al termine, altrimenti gli interessi diminuiscono in proporzione al periodo di mantenimento;
  • buono 3×2: dura fino a 6 anni, può essere rimborsato già dopo 3 anni, rende lo 0,35% annuo;
  • buono 3×4: la formula è analoga al precedente, ma durando di più rende di più: l’1% annuo lordo se tenuto fino al 12° anno. Può essere rimborsato anche ogni triennio (quindi dopo 3, 6 e 9 anni) riconoscendo gli interessi maturati fino a quel momento;
  • buono 4×4: è potenziato rispetto al 3×4 perchè dura fino a 16 anni e rende il 1,25% lordo annuo. Si può rimborsare, sempre con il riconoscimento degli interessi, anche dopo 4, 8 e 12 anni.

Per i più metodici e costanti, c’è anche un piano di risparmio agganciato ai buoni: si chiama Risparmio semplice, richiede la sottoscrizione periodica a date prestabilite (ad esempio ogni mese) e dà il vantaggio di ottenere, al raggiungimento di 24 versamenti, un rendimento extra sui buoni. Inoltre quando i buoni scadono le somme vengono automaticamente reinvestite nel piano, senza necessità di tornare in posta, e da quel momento produrranno a loro volta interessi.

Per sottoscrivere questo piano, bisogna avere – a differenza dell’acquisto dei buoni comuni – un conto corrente postale o un libretto di risparmio postale, necessario per effettuare i versamenti periodici.

I libretti postali

I libretti di risparmio postale sono lo strumento più antico delle Poste. Equivalgono ai libretti di risparmio bancario, ma sono emessi dalla Cassa depositi e prestiti e sono garantiti dallo Stato.

Servono per versare in deposito somme di qualsiasi importo in tutti gli uffici postali e prelevarle successivamente; possono essere utilizzati anche per ricevere l’accredito della pensione.

Sono obbligatoriamente nominativi (la tipologia al portatore è stata abolita dal 2017) e possono essere cartacei oppure in forma dematerializzata: in questo caso le Poste forniranno una apposita Carta libretto per versare e prelevare attraverso tutti gli sportelli Postamat.

Come i buoni, non hanno costi di apertura o di gestione e i rendimenti sono tassati al 12,50%. Attualmente, ne esistono due tipi: il libretto ordinario ed il libretto Smart, che offre interessi leggermente superiori (lo 0,30% annuo lordo) a condizione di tenere vincolate le somme 90 giorni; se si decide di bloccarle per 360 giorni, con l’offerta Supersmart, il rendimento arriva allo 0,40% annuo.

Le obbligazioni 

Le obbligazioni sono titoli di credito che rappresentano un prestito fatto dal risparmiatore all’emittente per un determinato periodo. L’emittente è tenuto, alla scadenza dell’obbligazione o periodicamente se è così stabilito, a restituire il capitale maggiorato del rendimento fisso o variabile prefissato.

Le obbligazioni proposte da Poste italiane si dividono in due tipi o gruppi: obbligazioni plain vanilla e obbligazioni strutturate. Il termine plain vanilla non ti deve spaventare: in inglese significa “semplice vaniglia” cioè la versione base del gelato. Sono le obbligazioni con caratteristiche più semplici: remunerano il capitale investito corrispondendo gli interessi mediante cedole periodiche o a scadenza, insieme, ovviamente, al rimborso del capitale investito.

Per investire in queste obbligazioni collocate da Poste Italiane – quelle disponibili sono molto numerose e appartengono a vari emittenti, privati o pubblici – bisogna tener d’occhio le cedole periodiche in base alle quali calcolare il rendimento, e dunque la convenienza, e la scadenza:quanto più è lontana tanto più sarà lungo il tempo di vincolo delle somme. Infatti i titoli obbligazionari si possono anche vendere prima ma al prezzo di mercato, quindi con fluttuazioni e con il rischio di perdite consistenti anche in conto capitale.

Al momento della sottoscrizione, ti dovrà essere comunicato il merito creditizio dell’emittente, espresso in rating che misura il profilo di rischio dell’investimento. Ci sono infatti emittenti solidi, dotati cioè di buona capacità di rimborso, e altri che danno meno garanzie. È un elemento essenziale e bisogna saperlo subito, prima di decidere l’acquisto.

Le obbligazioni strutturate invece sono molto più rischiose perchè il loro rendimento non è prefissato in partenza ma è agganciato all’andamento futuro dei mercati finanziari e dei titoli sottostanti scelti per calcolare l’indice. In questi casi il consulente dovrà spiegarti bene di cosa si tratta e come funziona il meccanismo di indicizzazione per consentirti di verificare bene se quel prodotto è adatto al livello di rischio che intendi accettare.

Se non te la senti di tollerare un rischio elevato, cerca preferibilmente titoli che offrono la protezione del capitale o almeno della sua maggior parte: rinuncerai ad una parte del rendimento promesso dai titoli senza protezione, ma avrai preservato le somme investite.

Le assicurazioni

Le polizze assicurative di Poste italiane sono proposte in una gamma denominata Postefuturo che comprende varie forme di piani di assicurazione sulla vita.

Prendendo in esame i prodotti attualmente collocati (nomi e condizioni cambiano frequentemente) si parte con PosteFuturo per te: un piano di assicurazione vita a partire da 2.500 euro di investimento, che a scadenza (la durata media è 20 anni) può essere convertito in somma pagata in soluzione unica, oppure in una rendita vitalizia. I premi investiti vengono investiti in una gestione separata composta in massima parte da titoli obbligazionari; il rendimento periodico e finale dipende quindi dal loro andamento.

Il sistema offre una copertura nel caso di decesso dell’assicurato con rivalutazione del capitale versato che sarà corrisposto ai beneficiari indicati. Il capitale è garantito, perché nel caso in cui le rivalutazioni dovessero essere negative, Poste garantisce comunque la restituzione dei premi versati.

Il premio iniziale viene integrato con ulteriori versamenti periodici, mensili o annuali, per costituire un capitale nel tempo. Si può partire da 100 euro al mese e effettuare versamenti aggiuntivi da 500 euro in su quando si vuole. È un prodotto adatto al risparmio di lungo periodo, di almeno 10 anni e più; evitalo se pensi che i soldi ti serviranno prima della scadenza programmata.

C’è una formula speciale destinata ai ragazzi, che può essere intestata a bambini fino a 10 anni e durare fino al ventesimo compleanno; si chiama Postafuturo Da Grande e prevede condizioni più vantaggiose della polizza standard.

Poste italiane promette la certezza che la prestazione assicurata non potrà scendere mai al disotto dei premi investiti (premi versati al netto dei costi e di eventuali riscatti). Questa affermazione è vera ma contiene una trappola: i costi sono notevoli e vengono trattenuti subito, quindi le somme investite subiscono già una decurtazione al momento del versamento.

Il punto debole di questi prodotti infatti sono proprio gli elevati costi, che erodono in buona parte i rendimenti finali attesi e fanno ottenere risultati concreti molto minori di quelli sperati, come chiunque ha già portato una polizza vita a scadenza ben sa. Purtroppo tutti i prodotti di questo tipo, a partire da quelli offerte dalle banche e dalle compagnie assicurative, scontano questo difetto ed anzi quelle di Poste Italiane presentano costi più contenuti rispetto a prodotti analoghi di molti altri operatori sul mercato.

Ad esempio Postefuturo per te prevede spese di emissione di contratto pari a soli 10 euro, ma anche un costo variabile gravante sulle somme versate che parte dal 2,50% (la percentuale decresce all’aumentare del premio versato, per arrivare ad un minimo dello 0,40%). Anche i successivi versamenti ricorrenti mensili o annuali pagano la stessa commissione.

Questo significa che i 2,500 euro iniziali investiti si riducono subito, per effetto di questi costi, a 2.437,5. Se il rendimento dopo un anno fosse del 2%, si avrebbe un risultato di 2.486,5 euro: meno di quanto versato, a cui bisogna detrarre anche la commissione di rendimento del fondo in cui il capitale è stato investito, pari all’1,10%. La garanzia del capitale investito senza rischi, quindi, costa davvero parecchio.

Il Kid, il documento informativo obbligatorio che la posta deve consegnare al sottoscrittore prima di concludere il contratto, spiega bene questi casi (abbiamo già detto che Poste italiane si contraddistingue per chiarezza e trasparenza): un investimento iniziale di 10.000 euro varrebbe, nello scenario più favorevole, al netto dei costi, 9.983 euro (-0,83%) e dopo tre anni si arriverebbe ad un magro risultato di 10.282 euro (+0,93%), cioè meno di un punto percentuale di rendimento in cambio dell’aver tenuto il capitale investito e bloccato per tre anni consecutivi.

Quindi, i prodotti assicurativi di questo tipo (ma non solo quelli offerti da Poste italiane) sono poco convenienti per il risparmiatore, che è costretto a vincolare periodicamente determinate somme ottenendo in cambio rendimenti addirittura più bassi di quelli che si avrebbero acquistando altri prodotti postali con profilo di rischio simile, come i fondi di investimento. Insomma, con le assicurazioni ci guadagna molto la Posta e poco tu.

I fondi 

I fondi comuni di investimento sono collocati da Poste italiane ma vengono emessi da società terze. Con molte di esse Poste Italiane ha sottoscritto convenzioni che ti consentono di acquistarli talvolta a condizioni più vantaggiose di quelle che otterresti comprandoli dagli stessi emittenti. Sono moltissimi e di vari generi: obbligazionari, azionari, bilanciati, monetari o specializzati in singoli mercati, ad esempio quello nord americano, o in determinate aree geografiche o settori economici, come i titoli tecnologici o farmaceutici.

Se sei interessato a questi prodotti – che sono validi perchè ti consentono di diversificare bene rispetto all’acquisto di un singolo titolo – dovrai scegliere il tipo di fondi in base al tuo profilo di rischio ed al tuo orizzonte temporale, cioè il periodo che hai di fronte e durante il quale sei disposto a mantenere fermo l’investimento fatto: se a breve, medio oppure lungo termine.

Più lungo è il periodo, più alta potrà essere la quota investita in fondi azionari. Se il periodo è breve, meglio puntare sugli obbligazionari e, se è brevissimo (un anno o meno) sui monetari. I fondi comuni possono essere acquistati anche con i piani di accumulo che prevedono, oltre al versamento della somma iniziale, un piano di ulteriori versamenti ricorrenti, con il beneficio di ammortizzare eventuali cali delle quotazioni durante il periodo di investimento. Tieni presente infatti che con i fondi il capitale non è garantito e in caso di andamento negativo dei mercati può scendere al di sotto dell’ammontare investito.

Per venire incontro ai risparmiatori, Poste Italiane propone anche pacchetti di fondi già confezionati, come Poste multiscelta, un mix predisposto per le più ricorrenti esigenze (giovani alla prima occupazione, famiglie con figli in crescita, anziani, ecc); per i più facoltosi c’è anche la gestione separata di patrimoni, che vengono investiti a condizioni particolari. Attenzione perchè talvolta in questi pacchetti entrano in gioco, oltre ai fondi, anche le assicurazioni poco redditizie di cui abbiamo parlato prima e che vanno a comporre una quota parte del portafoglio. Si tratta di prodotti preconfezionati e con condizioni non negoziabili: bisogna prendere o lasciare.

In ogni caso, nella scelta dovrai fare molta attenzione ai costi di gestione del fondo che ti viene proposto. Infatti le società di gestione prelevano una commissione per remunerare il lavoro di selezione dei titoli che compongono il portafoglio del fondo: si tratta di pochi punti percentuali (i più cari, gli azionari, superano il 2% annuo) ma che alla lunga possono compromettere parecchio il rendimento finale. Si aggiungono poi le commissioni di performance, se i risultati ottenuti dal fondo superano il livello (benchmark) di riferimento.

Tutti questi costi (più quelli eventuali di sottoscrizione e di smobilizzo) devono essere indicati espressamente nel Kid, il documento informativo da leggere attentamente prima della sottoscrizione del prodotto per individuarli e capire quanto pesano sulla cifra che stai depositando ed investendo.

In alternativa, se hai acceso un conto corrente con rapporto di custodia titoli, presso la posta o con il servizio Bancoposta online puoi anche comprare direttamente tutti i titoli quotati sui mercati azionari e obbligazionari oppure gli Etf: sono particolari fondi di investimento che replicano gli indici anzichè selezionare i titoli che li compongono e così costano molto meno in termini di commissioni di gestione.

I certificati

I certificati (che la posta chiama con termine tecnico certificates) sono una forma di investimento innovativa: sono derivati, cioè non titoli diretti ma che prevedono uno o più titoli sottostanti ai quali sono agganciati e così hanno un grado di rischio maggiore rispetto ai prodotti tradizionali. Espongono infatti l’investitore al rischio che l’emittente non sia in grado di rimborsare, alle scadenze previste, il capitale investito e i premi promessi. A fronte di questa incertezza, però, l’investitore partecipa delle variazioni di mercato che si possono verificare durante il periodo e che, se positive, offrono lauti guadagni.

Fino a un paio di anni fa, i certificati emessi erano numerosi, ma attualmente Poste Italiane non ne sta collocando di nuovi, per ragioni di politica aziendale che in questo periodo privilegiano i prodotti più sicuri. Non è escluso però che possa tornare a farlo in futuro. È possibile, a condizioni particolari, acquistare in posta quelli già in circolazione sul mercato. A livello fiscale, tutti i certificati scontano, come tutti gli investimenti speculativi, l’imposta fissa del 26% sugli importi rimborsati e sulle eventuali plusvalenze di guadagno.

Nel caso tu voglia investire in certificati è preferibile scegliere quelli che proteggono il capitale investito, interamente o almeno in buona parte, in base a percentuali prefissate già al momento dell’emissione in maniera da stabilire i livelli massimi di perdite accettabili evitando brutte sorprese. Sono sconsigliati, invece, quelli “a leva“, cioè con un effetto moltiplicatore rispetto alla cifra investita, che offrono rendimenti potenziali altissimi ma anche al rischio di perdere tutto se gli indici a cui sono agganciati dovessero andare male.


1 Commento

  1. Nella maggior parte degli uffici postali la privacy lascia molto a desiderare per discutere d’investimenti.

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