Lavoro e Concorsi | Articoli

Contratti a tempo indeterminato: sono in forte calo

6 Ottobre 2019
Contratti a tempo indeterminato: sono in forte calo

Aumentano i contratti di lavoro part-time e a tempo determinato, aumentano gli occupati, ma diminuiscono i contratti di lavoro full-time a tempo indeterminato.

Nel secondo trimestre dell’anno, il numero di occupati ha superato il livello del secondo trimestre del 2008 (+283mila unità). È cambiata tuttavia in modo sostanziale la composizione dell’occupazione. I dipendenti full-time a tempo indeterminato sono calati nello stesso periodo di -544mila unità, così come calano gli indipendenti (-581mila nel tempo pieno e -51mila nel part-time). Crescono, invece, fra i lavoratori dipendenti sia i part-time (+732mila a t.i. e +385mila a t.d.) che i tempi determinati (+726mila in totale, di cui circa il 50% ricompresi nel part-time). È quanto emerge dall’analisi ‘Le peculiarità del mercato del lavoro italiano in Europa’ della Fondazione Giuseppe Di Vittorio della Cgil.

“Se si prendono in esame le tipologie di lavoro, la qualità dell’occupazione italiana, nonostante la variazione positiva dello stock di occupati, peggiora sensibilmente, anche per le caratteristiche di ‘involontarietà’ che la contraddistinguono”, spiega l’analisi riportata nella nota stampa della nostra agenzia Adnkronos.

Il peggioramento è confermato dal fatto che nel secondo trimestre le ore lavorate siano ancora inferiori al dato del secondo trimestre del 2008 (-5,1%). Il calo è maggiore fra gli indipendenti (-14,1% di ore lavorate) che risentono di una contrazione anche nel numero assoluto di occupati; ciononostante, la quota di occupati indipendenti è in Italia pari al 23% contro meno del 15% nell’Eurozona.

Per il lavoro dipendente, lo scarto residuo è del -0,8% in presenza però di un numero decisamente maggiore di occupati rispetto al 2008 (oltre 900mila), e quindi con un consistente minor numero di ore effettive pro capite, mentre dovrebbero essere più alte. Questo per effetto dell’aumento del part-time e per vuoti di attività legati al tempo determinato. “Sono fattori particolarmente preoccupanti in un Paese con un tasso di occupazione già basso”, si legge nel documento della Fdv Cgil.

Ancora più nel dettaglio, la percentuale del part-time in Italia è leggermente inferiore alla media dell’Eurozona. È però nettamente più alta nel nostro Paese la percentuale di part-time che è involontario (64,2% contro 26,5% nel 2018) ed è cresciuta di 24 punti dal 2008. Nel 2019 il part-time involontario ha proseguito la sua crescita, arrivando nel 2° trimestre al 64,8%, pari a 2,9 milioni di occupati.

La media delle ore settimanali, simile a quella francese, è leggermente più alta rispetto all’Eurozona (22 ore contro 19) ma, la retribuzione media oraria risente di una forte penalizzazione (-33,6% in Italia contro -17,5% nell’Eurozona) e quindi la retribuzione finale è inferiore. Minore retribuzione oraria con più ore lavorate, maggior utilizzo nelle fasce centrali dell’occupazione, sono una parte della spiegazione dell’alto tasso di Part-time involontario in Italia.

Lo stock di dipendenti a tempo determinato è cresciuto fino a oltrepassare nel 2018 quota 3 milioni, livello superato anche nel 2019. La percentuale sui dipendenti risulta nel 2° trimestre 2019 superiore alla media Eurozona (17,2% contro il 15,9%). In Italia, inoltre, il lavoro a termine è per l’80% involontario contro il 51% dell’Eurozona ed ha durata spesso molto breve.

“Questo utilizzo di part-time e tempo determinato involontario è plausibilmente utilizzato da una parte di imprese ai fini di competitività di costo e fa crescere la quota di lavoro povero nell’occupazione”, spiega l’analisi. Al basso tasso di occupazione italiano corrisponde un tasso di disoccupazione in calo ma che resta più alto della media dell’Eurozona. Conseguentemente il tasso di inattività (al 2° trimestre 2019 in Italia del 34%) è di +7,6 punti percentuali rispetto all’Eurozona. Si tratta di circa 13 milioni di persone, di cui circa il 70% dichiara esplicitamente di non essere interessato a lavorare e dove si cela una quota di disoccupazione nascosta.

“L’impatto sul mercato del lavoro di un Pil stagnante da ben cinque trimestri e del mancato recupero dei livelli pre-crisi – spiega ancora la Fondazione nel suo studio – si è per adesso materializzato in termini di peggioramento delle tipologie di lavoro (crescita part-time e tempo determinato, flessione Indipendenti) e di calo di ore lavorate più che sul numero assoluto di occupati. Ma, perdurando la fase di stagnazione, non si può dare per scontata tale tenuta in futuro”.

“Sono caratteristiche del nostro mercato del lavoro che i soli dati complessivi riguardanti gli occupati ed i disoccupati non sono in grado di cogliere e che, è bene tenere in considerazione nei commenti sulla condizione dell’occupazione nel nostro Paese”, conclude l’analisi.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA