L’esperto | Articoli

Tari: ultime sentenze

6 Ottobre 2019
Tari: ultime sentenze

Imposta sui rifiuti, Tari, Tarsu, Tia: come si applica, quali sono i presupposti e quando è possibile ottenere rimborso.

Presupposto Tari: l’occupazione o la conduzione di locali ed aree scoperte, adibiti a qualsiasi uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza degli stessi

In materia di TARI, costituiscono presupposto impositivo l’occupazione o la conduzione di locali ed aree scoperte, adibiti a qualsiasi uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza degli stessi, di talché, pur valendo il principio secondo cui è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, è onere del contribuente dimostrare la sussistenza delle condizioni per beneficiare della riduzione della superficie tassabile ovvero dell’esenzione, trattandosi di eccezione rispetto alla regola generale del pagamento dell’imposta sui rifiuti urbani nelle zone del territorio comunale.

Cassazione civile sez. trib., 15/05/2019, n.12979

L’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti da parte del contribuente che risultano regolarmente accatastati costituiscono, ex art.62, comma 1, D. Lgs. n.507 del 1993, il presupposto per l’imposizione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti (T.A.R.S.U.,T.A.R.E.S., T.A.R.I.) ed il contribuente, al fine di sottrarsi al relativo obbligo, deve evidenziare con la prescritta dichiarazione gli elementi che escludono le condizioni di concreta inutilizzabilità.

Comm. trib. prov.le Benevento sez. I, 10/04/2019, n.216

Il tributo TARI è dovuto per la disponibilità dell’area produttrice di rifiuti e, dunque, unicamente per il fatto di occupare o detenere locali e aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, ad eccezione di quelle pertinenziali o accessorie all’abitazione. Nel caso del parcheggio, non costituente pertinenza abitativa ma destinato ad attività economica, si tratta comunque di un’area frequentata da persone, quindi vi è la presunzione di produttività di rifiuti, salvo che non sia il contribuente a dimostrare, mediante la presentazione dell’apposita denuncia e con idonea documentazione, l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esenzione.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. I, 09/04/2019, n.1962

Nell’ordinamento vigente la tassa rifiuti (T.A.R.I.) – che ha sostituito i preesistenti tributi dovuti ai Comuni dai cittadini, enti ed imprese quale pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti – rappresenta il prelievo fiscale destinato alla copertura integrale del costo del servizio per la gestione dei rifiuti solidi urbani ed assimilati, in quanto tale strettamente collegato alla normativa che disciplina il corretto svolgimento del servizio, nonché le attività di smaltimento e recupero dei rifiuti prodotti; la normativa prevede che l’Ente Comunale provveda ad individuare, mediante l’approvazione del Piano economico finanziario, i costi che devono essere coperti con la T.A.R.I., mentre con la delibera di determinazione tariffaria il Comune provvede a ripartire i costi indicati nel Piano economico finanziario tra gli utenti, a loro volta divisi nelle due macrocategorie delle utenze domestiche e utenze non domestiche, tra le quali la ripartizione dei costi – in conformità a quanto previsto dall’art. 4 comma 2, d.P.R. 27 aprile 1999 n. 158 – deve avvenire secondo criteri razionali.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. III, 21/07/2017, n.1275

Appare legittima l’assimilazione operata dal Comune ai rifiuti urbani degli imballaggi e scarti da imballaggi prodotti dalla ricorrente che, peraltro, non ha fornito prova della natura di “imballaggi terziari” dei rifiuti prodotti in via continuativa e prevalente nelle aree di cui invoca la detassazione. Infatti, le operazioni di avviamento al recupero dei rifiuti speciali (nella specie imballaggi terziari e secondari per i quali non sia stata avviata la raccolta differenziata) non comportano la riduzione della superficie tassabile, ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 3, ma il diritto ad una riduzione tariffaria determinata in concreto – a consuntivo – in base a criteri di proporzionalità rispetto alla quantità effettivamente avviata al recupero, la cui dimostrazione è onere che incombe sul contribuente e che può essere fornita attraverso valida documentazione, quale il prescritto formulario di identificazione o altra idonea attestazione rilasciata da operatori autorizzati. Per tali categorie di rifiuti si applica quindi la disciplina stabilita per i rifiuti speciali dettata dal citato art. 62 c. 3 D.Lgs. n. 507 del 1993 e dall’analoga disposizione in tema di TARI di cui all’art. 1 c. 649 L. n. 147 del 2013, basata sul rapporto della tariffa alle superfici dei locali occupati o detenuti.

Comm. trib. reg. L’Aquila, (Abruzzo) sez. IV, 13/06/2018, n.620

L’omessa denuncia originaria o di variazione è preclusiva alla concessione del beneficio dell’esclusione dall’imposizione T.A.R.I..

In tema di esenzione dalla T.A.R.I., l’omissione dell’adempimento di denuncia originaria o di variazione è da ritenersi preclusiva in quanto non porrebbe l’amministrazione nelle condizioni di effettuare tempestivamente i riscontri e le verifiche indispensabili per accertare l’esistenza dei presupposti di fatto per la concessione del beneficio dell’esclusione dall’imposizione.

Comm. trib. prov.le Benevento sez. II, 15/01/2019, n.14

I produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani, pur se procedono autonomamente allo smaltimento degli stessi, sono tenuti alla corresponsione della TARI

Dalla l. 27 dicembre 2013 n. 147 emerge che, in relazione ai produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani, non è prevista l’esclusione della corresponsione della TARI per il solo fatto che il contribuente proceda autonomamente allo smaltimento dei rifiuti; è, infatti, prevista solo la possibilità di una riduzione dell’ammontare della stessa. Tale possibilità dello smaltimento dei rifiuti alternativo a quello comunale non può essere il frutto di una iniziativa privata, ma deve essere concordata con l’Amministrazione Comunale. Tanto si desume, peraltro, anche dal c.d. baratto amministrativo, previsto dall’art. 190, d.lg. n. 50/2016, secondo cui « gli enti territoriali possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione dei contratti di partenariato sociale, sulla base di progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione ad un preciso ambito territoriale. I contratti possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze o strade, ovvero la loro valorizzazione mediante iniziative culturali di vario genere, interventi di decoro urbano, di recupero e riuso con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati ». Anche da tale recente normativa si desume, quindi, che un privato non possa sostituirsi all’Amministrazione Comunale senza il consenso di quest’ultima.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. I, 09/01/2019, n.125

Difetto di giurisdizione del g.a. relativamente all’impugnazione dell’avviso di pagamento TARI

Sussiste il difetto di giurisdizione del g.a. relativamente all’impugnazione dell’avviso di pagamento TARI, rientrando la cognizione su tale atto nell’ambito della giurisdizione del giudice tributario ai sensi dell’art. 19, co. 1, lett. b ), d.lg. n.546/1992.

Il Regolamento TARI (così come la delibera di approvazione delle relative Tariffe) contiene disposizioni immediatamente vincolanti e direttamente lesive, con conseguente onere di immediata impugnazione nel termine decadenziale previsto dall’art. 29 c.p.a.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. III, 20/10/2017, n.939

Grava sul contribuente l’onere di provare le condizioni per beneficiare della riduzione o dell’esenzione dalla TARI

In materia di imposta sui rifiuti (TARI), pur operando il principio secondo cui è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria,grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare del diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile o, addirittura, l’esenzione costituendo questa un’eccezione alla regola del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale (Nel caso di specie, la S.C. ha rigettato il ricorso del contribuente – che assumeva di non essere tenuto al pagamento dell’imposta sul presupposto che l’area da lui occupata era adibita a deposito di materiali e merci – non potendo escludersi che l’area fosse suscettibile di produrre rifiuti e non ricorrendo ipotesi di esenzione).

Cassazione civile sez. trib., 22/09/2017, n.22130

In tema di rifiuti solidi urbani è legittima l’introduzione di una tariffa differenziata per fasce di utenza

In materia di T.A.R.I., deve ritenersi legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe nella quale la categoria degli esercizi alberghieri viene distinta da quella delle civili abitazioni ed assoggetta ad una tariffa superiore a quella applicabile a queste ultime. Infatti, la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal D.Lgs. n. 22/1997, senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività. Tale carattere può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore. Inoltre, i rapporti tra le tariffe, indicati dall’art. 69, comma 2, D.Lgs. n. 507/1993, tra gli elementi di riscontro della legittimità della delibera, non vanno riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio, discriminati in base alla loro classificazione economica. Pertanto, appare legittimo per un Comune introdurre una tariffa differenziata per fasce di utenza, quella domestica e quella non domestica, e quindi non censurabile la diversificazione tariffaria tra i locali ad uso abitativo e quelli destinati ad esercizi alberghieri.

Comm. trib. prov.le Pisa sez. III, 02/05/2017, n.256

Esenzioni Tari per gravi disservizi e mancata raccolta rifiuti

Nel caso in cui il grave disservizio dovuto tanto alla mancata raccolta dei rifiuti che al posizionamento dei cassonetti nelle immediate vicinanze della propria abitazione, sia comprovato da diffide scritte al Comune e all’azienda incaricata del servizio, unitamente a rilievi fotografici, il contribuente ha diritto ad una riduzione del 50% della TARI dovuta.

Comm. trib. prov.le Roma sez. XLI, 21/03/2018, n.6269

Il presupposto della riduzione della Tarsu non richiede che il grave e non temporaneo disservizio sia imputabile a responsabilità dell’amministrazione comunale o comunque a causa che, rientrando nella sua sfera di controllo ed organizzazione, sia da questa prevedibile o prevenibile. Il presupposto, invece, si identifica invece nel fatto che il servizio di raccolta, istituito ed attivato non sia svolto nella zona di residenza o di dimora nell’immobile a disposizione o di esercizio dell’attività dell’utente, sia svolto violando le prescrizioni del regolamento di servizio di nettezza urbana in merito alle distanze dei contenitori e alla frequenza della raccolta.

Corte di Cassazione,sezione Tributaria, ordinanza 12 settembre 2019 n. 22767 

In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), spetta al contribuente l’onere di fornire all’amministrazione comunale i dati relativi all’esistenza e alla delimitazione delle aree in cui vengono prodotti rifiuti speciali non assimilabili a quelli urbani (da lui smaltiti direttamente, essendo esclusi dal normale circuito di raccolta), che pertanto non concorrono alla quantificazione della superficie imponibile, in applicazione dell’art. 62, comma 3, del d.lgs. n. 507 del 1993, posto che, pur operando anche nella materia in esame il principio secondo il quale spetta all’amministrazione provare i fatti che costituiscono fonte dell’obbligazione tributaria (nella specie, l’occupazione di aree nel territorio comunale), per quanto attiene alla quantificazione del tributo, grava sull’interessato (oltre all’obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 70 del d.lgs. n. 507 del 1993) un onere d’informazione, al fine di ottenere l’esclusione delle aree sopra descritte dalla superficie tassabile, ponendosi tale esclusione come eccezione alla regola generale, secondo cui al pagamento del tributo sono astrattamente tenuti tutti coloro che occupano o detengono immobili nel territorio comunale.

Corte di Cassazione, sezione Tributaria, ordinanza 13 settembre 2017 n. 21250 

La tariffa di igiene ambientale (T.I.A.) rappresenta una mera variante della TARSU, sicché è applicabile ai soli rifiuti urbani e grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare della riduzione, desumibile dal regime delineato dall’art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997, in caso di produzione di rifiuti assimilati e smaltiti in proprio. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che ha escluso la parte variabile della T.I.A., avendo accertato che i rifiuti consistenti in materiali di ferro o, comunque, ferrosi non possono essere assimilati a quelli urbani).

Corte di Cassazione, sezione Tributaria, sentenza 25 maggio 2016 n. 10787 

In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare dell’esenzione prevista dall’art. 62, comma 3, del d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, per alcune aree detenute od occupate aventi specifiche caratteristiche strutturali e di destinazione (e cioè che nelle stesse si formino rifiuti speciali e che al loro smaltimento provveda – come previsto dalla legge – il produttore a proprie spese), atteso che, pur operando il principio secondo il quale è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, tale principio non può operare con riferimento al diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile, costituendo l’esenzione, anche parziale, un’eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale.

Corte di Cassazione, sezione Tributaria, sentenza 14 gennaio 2011 n. 775 

Il Decreto Legislativo n. 507 del 1993, articolo 62, comma 3 dispone che nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa ove, per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione, si formano, di regola, rifiuti speciali, allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori stessi in base alle norme vigenti. Atteso il tenore della disposizione in esame – e dovendo escludersi che l’esenzione possa essere stata prevista anche per chi smaltisce rifiuti speciali in discariche abusive o nei cassonetti dei rifiuti urbani -, la norma deve essere interpretata nel senso che l’esenzione dalla TARSU per alcune aree occupate o detenute può essere riconosciuta solo alla duplice condizione che in tali aree si formino rifiuti speciali e che allo smaltimento di tali rifiuti provveda il produttore dei medesimi a proprie spese. Pertanto, l’onere della prova della sussistenza di entrambi i suddetti presupposti grava sul contribuente che intende ottenere l’esenzione, in quanto, se è vero che l’onere della prova dei fatti costituenti fonte dell’obbligazione tributaria grava sull’amministrazione, il diritto all’esenzione va provato dal contribuente, costituendo le esenzioni, anche parziali, eccezione alla regola generale di pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale (Cass. n. 4766/2004). Infine, con il Decreto Legislativo n. 507 del 1993 il legislatore ha rimesso alla potestà regolamentare dei Comuni le disposizioni per la concreta applicazione della tassa, ma non ha certo attribuito ai Comuni medesimi il potere di incidere sui requisiti per la fruizione della esenzione previsti dalla legislazione statale (ossia, nella specie, dall’articolo 62 siccome interpretato in questa sede), con la conseguenza che lo smaltimento (o recupero) dei rifiuti speciali, costituendo (unitamente alla produzione dei medesimi in determinate aree) requisito per l’esenzione dalla Tarsu, doveva ritenersi presupposto (anche se non esplicitamente contemplato) anche dall’articolo 14 del Regolamento Comunale e che la Delib. 29 novembre 2004, n. 69 non ha fatto altro che esplicitare il presupposto normativo della disposizione regolamentare. (conf. CASSAZIONE Civ., Sez. Tributaria, 14/01/2011, Sent. n. 774). (Amb.Dir.)

Corte di Cassazione, sezione Tributaria, sentenza 14 gennaio 2011 n. 775


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA