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Taratura tutor

6 Ottobre 2019
Taratura tutor

La sentenza n. 113/2015 della Corte Costituzionale, dichiarativa dell’incostituzionalità del sesto comma dell’art. 45 c.d.s., opera anche in relazione agli apparecchi che misurano la velocità mediante il sistema tutor, imponendo, dunque, al giudice l’obbligo di verificarne periodicamente la funzionalità e la taratura.  

Se sei su questa pagina è probabilmente perché hai preso una multa per eccesso di velocità con il tutor e ora ti stai chiedendo come impugnare il verbale. Una recente sentenza della Cassazione [1] ti offre un valido spunto. Si tratta dell’eccezione di omessa taratura del tutor. Se non ne hai mai sentito parlare, è bene che tu legga questi chiarimenti. Alla fine della pagina, saprai quando e come contestare il verbale.

Alla Corte è stato chiesto se, al pari degli autovelox, anche i tutor debbano essere soggetti a taratura. Ecco qual è stata la risposta dei giudici supremi.

Cos’è la taratura?

La taratura è una verifica che viene eseguita periodicamente sugli strumenti di precisione per garantire il loro corretto funzionamento, altrimenti falsato dal continuo uso e dagli spostamenti dell’apparecchio. Come per le bilance del mercato ortofrutticolo rionale, anche gli strumenti elettronici usati dalla polizia per controllare le infrazioni stradali devono essere sottoposti a taratura. Lo ha detto la Corte Costituzionale proprio di recente [2], dichiarando nulle tutte le multe elevate dagli autovelox non tarati almeno una volta all’anno.

La taratura viene eseguita da società private certificate che redigono un verbale conservato dalla polizia e pubblicamente visionabili dietro istanza del cittadino. La copia autentica di tale verbale deve essere esibita in giudizio qualora l’automobilista contesti l’omessa taratura. In assenza di tale prova, la multa è nulla.

La taratura per gli autovelox usati sulle strade ad alta percorrenza e sulle autostrade deve avvenire all’interno di autodromi. Leggi Cos’è la taratura.

Da allora, ci si è chiesto se tale controllo sia obbligatorio anche per gli altri apparecchi elettronici in dotazione alle forze dell’ordine. Tra questi, ci sono in prima linea i tutor, i photored, i telelaser e l’etilometro.

Per i photored – ossia le telecamere posizionate sopra il semaforo per accertare chi passa col rosso – sino ad oggi si è detto che la taratura non è obbligatoria. Discorso diametralmente opposto vale invece per i telelaser – le “pistole” usate dagli agenti che misurano la velocità dell’auto contro cui sono puntate – in quanto equiparati agli autovelox.

Per l’etilometro, la Cassazione ha stabilito, proprio di recente, l’obbligo di taratura annuale [3].

La taratura è obbligatoria anche per i tutor?

Secondo la sentenza della Cassazione qui in commento, l’obbligo di taratura si estende anche agli strumenti di controllo elettronico della velocità media, ossia i tutor. I giudici hanno richiamato il principio con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il Codice della strada nella parte in cui non prevedeva che ogni apparecchiatura impiegata ai fini dell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità dovesse essere sottoposta a verifiche di funzionalità e taratura periodiche. Da tale pronuncia integrativa consegue che il giudice, ogniqualvolta venga contestata l’affidabilità dell’apparecchio di misurazione della velocità, è tenuto ad accertare se esso sia stato o meno sottoposto alle suddette verifiche.

Gli Ermellini rilevano che tale principio opera anche nei riguardi dei rilevamenti effettuati mediante il sistema di accertamento “SICve” (“tutor”), in quanto esso rientra tra i dispositivi tecnici di controllo del traffico ai fini della rilevazione a distanza delle violazioni dei limiti di velocità.

Non basta la taratura

La Cassazione, in passato, ha detto che la semplice taratura non basta per salvare dalla nullità la contravvenzione. A tutela del cittadino e per un dovere generale di trasparenza che ha la Pubblica Amministrazione nei confronti del cittadino, è necessario anche che il verbale indichi la data in cui è avvenuta l’ultima taratura, consentendo così all’automobilista di verificare se detto controllo è avvenuto non oltre un anno addietro (se così fosse, infatti, la multa sarebbe nulla). In questo modo, il trasgressore viene esonerato dall’incombente di andare a verificare, presso l’ufficio competente, la data del verbale dell’ultimo controllo sul tutor.

Ricorda, infine, che il cartello di preavviso della presenza del tutor deve specificare che il controllo avviene tramite tutor o comunque uno strumento di «controllo elettronico della velocità media».

Secondo la giurisprudenza, sarebbe ingannevole un avviso che indichi genericamente «controllo elettronico della velocità», così facendo pensare al conducente che si tratta di un autovelox, in grado di misurare solo la velocità istantanea in un determinato punto.


note

[1] Cass. ord. n. 24757/2019 del 3.10.2019

[2] C. Cost. n. 113/2015.

[3] Cass, sent. n. 38618 del 19.09.2019.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 21 febbraio – 3 ottobre 2019, n. 24757

Presidente D’Ascola – Relatore Cosentino

Ragioni in fatto ed in diritto della decisione

Il signor D.S. chiede la cassazione della sentenza del tribunale di Velletri che, confermando la sentenza del giudice di pace, ha rigettato l’opposizione dal medesimo proposta avverso il verbale di contestazione della violazione amministrativa di eccesso di velocità accertato mediante sistema SICVe (c.d. “sistema tutor”), notificatogli dalla prefettura U.T.G. di Roma per l’irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria e delle sanzioni accessorie di sospensione della patente e decurtazione di punti dalla stessa.Il ricorso per cassazione si fonda su tre motivi, tutti riferiti all’art. 360 c.p.c., n. 3.Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione delle previsioni della L. n. 273 del 1991 e del D.M. n. 1123 del 2005, art. 4, del reg. esec. C.d.S., art. 345, dell’art. 45 C.d.S., comma 6, in cui il tribunale sarebbe incorso ritenendo che la sentenza della Corte costituzionale n. 113/15, dichiarativa dell’illegittimità dell’art. 45 C.d.S., comma 6, non fosse pertinente al caso di specie, nel quale la violazione era stata accertata mediante sistema SICVe (c.d. “sistema tutor”), che, secondo il tribunale, sarebbe stato estraneo all’oggetto di tale pronuncia della Consulta.Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 2697 c.c. e degli artt. 115, 116 e 210 c.p.c..Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione del voto n. 71 dell’adunanza del 28.4.04 della V sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’art. 1 del decreto di omologazione n. 3999 del 24.12.04.L’Amministrazione intimata non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.La causa è stata chiamato all’adunanza di camera di consiglio del 21.2.2019, per la quale non sono state depositate memorie.Il primo motivo di ricorso è fondato.Alla stregua della pronuncia di incostituzionalità dell’art. 45 C.d.S., comma 6, “nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura” (Corte Cost. 113/15), deve ritenersi che il citato art. 45 C.d.S., comma 6, come integrato dalla pronuncia della Corte costituzionale, prescriva la verifica periodica della funzionalità di tutte le apparecchiature di misurazione della velocità e la loro taratura.Qualora venga contestata l’affidabilità dell’apparecchio di misurazione della velocità, pertanto, il giudice è tenuto ad accertare se l’apparecchio sia stato o meno sottoposto alle suddette verifiche di funzionalità e taratura (cfr. Cass. 533/18; Cass. 14543/16; Cass. 9972/16; Cass. 9645/16; Cass. 25125/15).La statuizione del tribunale secondo cui il citato principio giurisprudenziale non sarebbe applicabile al caso di specie risulta dunque erronea; questa Corte ha infatti già avuto modo di affermare che detto principio opera anche in relazione ai rilevamenti effettuati a mezzo del sistema di accertamento “SICVe” – Sistema Informativo Controllo Velocità, comunemente detto “tutor” (cfr. da ultimo Cass. 533/18), il quale rientra tra i dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni di cui agli artt. 142 e 148 C.d.S. (Cass. 5873/17).Nella specie, il ricorrente ha contestato sia in primo che in secondo grado l’attendibilità dei rilevamenti effettuati, facendo insorgere l’obbligo per il giudice di accertare l’adempimento degli obblighi di taratura e verifica da parte dell’amministrazione.Il primo motivo va quindi accolto, e i motivi secondo e terzo restano conseguentemente assorbiti.La sentenza impugnata va pertanto cassata, con rinvio al tribunale di Velletri, in persona di altro magistrato, che si atterrà al principio sopra enunciato.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al tribunale di Velletri, in persona di altro magistrato, che regolerà anche le spese del presente giudizio di legittimità.


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4 Commenti

  1. Scusate la domanda, forse ingenua, ma sono appena patentato e sono alle prime armi con la mia prima auto. Il tutor è solo in autostrada?

    1. Il tutor è nato sulle autostrade, ma da lì si è diffuso anche sulle altre strade. Tuttavia, se in autostrada e sulle strade extraurbane principali il tutor può essere posizionato senza alcun limite (purché vi sia sempre la preventiva segnaletica di avviso ai conducenti), non è così altrove. Difatti: sulle strade urbane, qualsiasi strumento di controllo elettronico della velocità non può prevedere la contestazione differita (ossia l’invio della multa a casa del conducente). Il trasgressore deve essere fermato nell’immediatezza per ricevere la contestazione della multa. Questo richiede, da un lato, la necessaria presenza della polizia a margine dell’apparecchio e, dall’altro, la certezza della commissione dell’illecito. Tale secondo aspetto è facilmente rilevabile con l’autovelox e il telelaser, strumenti che consentono di conoscere, in tempo reale, la velocità del mezzo. Non succede altrettanto con il tutor ove il calcolo dell’andatura è frutto di una complessa operazione matematica (la media della velocità viene rilevata mediante il rapporto tra lo spazio percorso e il tempo in cui ciò è avvenuto). Tale rilevazione, per quanto effettuata tramite software dinamici, impedisce di fermare immediatamente il conducente e contestargli sul posto la multa. Dunque, è assai improbabile trovare un tutor in città o sulle strade urbane; sulle strade urbane principali e sulle strade extraurbane secondarie il controllo della velocità tramite strumenti elettronici (come tutor e autovelox) può avvenire anche senza contestazione immediata e, quindi, in assenza della polizia. Tuttavia, affinché ciò sia legittimo, è necessario che vi sia una previa autorizzazione del prefetto che, con apposito decreto, individui il tratto di strada in cui può essere utilizzato l’apparecchio. Il prefetto deve motivare le ragioni per le quali consente il rilevamento automatico della velocità con contestazione differita dell’infrazione (limitando cioè il diritto del conducente a difendersi immediatamente): ragioni che risiedono, di solito, nell’impossibilità di fermare l’automobilista sul posto per pericolo alla circolazione o assenza di aree di sosta.

  2. Ho visto che sul vostro sito giuridico pubblicate anche le sentenze su numerosi argomenti. Avete pubblicato qualcosa con riferimento ai tutor? Sono curioso di leggere che dicono i giudici sul tema.

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