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La guerra tra Turchia e Siria

9 Ottobre 2019
La guerra tra Turchia e Siria

Nella telefonata tra Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan, i due leader hanno discusso del conflitto in Siria. La Turchia si appresta a invadere la Siria settentrionale. 

Si mobilitano in Siria le fazioni ribelli sostenute dalla Turchia. L’Osservatorio siriano per i diritti umani scrive sul suo sito web che i gruppi ribelli filo-turchi hanno iniziato a prepararsi per convergere verso zone della provincia di Aleppo vicine al fiume Eufrate in vista di una nuova possibile offensiva militare turca in Siria.

“L’esercito turco, insieme all’Esercito siriano libero, a breve attraverserà il confine turco-siriano”. Lo ha annunciato, il portavoce della presidenza turca Fahrettin Altun, in un tweet pubblicato nella notte. “I militanti delle Ypg (le Unità di protezione del popolo, ndr) possono defezionare o impediremo loro di interrompere i nostri sforzi anti-Isis”, ha aggiunto.

Secondo le notizie raccolte dall’Osservatorio, ong con sede in Gran Bretagna legata agli attivisti delle opposizioni, i combattenti si sposteranno dalla zona di Afrin verso l’area di Manbij. L’Osservatorio segnala anche l’arrivo di una “colonna di mezzi militari turchi nella zona di Jarabulus”, al confine tra Turchia e Siria.

Le precedenti offensive turche in Siria – ‘Scudo dell’Eufrate’ e ‘Ramoscello d’ultivo’ scattate rispettivamente nel 2016 e nel 2018 – sono state sostenute sul campo da diversi gruppi ribelli siriani.

Precedenti aggiornamenti

La Casa Bianca ha reso noto che la Turchia “lancerà presto un’operazione militare nel nord est della Siria da tempo programmata” e che le truppe americane non saranno più “nell’area circostante” quando questo accadrà. “Le forze armate degli Stati Uniti non sosteranno questa operazione e, avendo sconfitto il califfato territoriale dello Stato Islamico, non saranno più nell’area circostante”, prosegue la dichiarazione della portavoce Stephanie Grisham, diffusa dopo di una telefonata tra Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan.

Nella telefonata, come riporta la nostra agenzia di stampa Adnkronos, i due leader hanno discusso del conflitto in Siria e stabilito di incontrarsi a novembre a Washington. Nella dichiarazione, Grisham ha aggiunto che da ora non poi sarà la Turchia, e non gli Stati Uniti, “ad essere responsabile per tutti i combattenti Is” provenienti da “Francia, Germania ed altre nazioni europee” che sono stati “catturati negli ultimi due anni dopo la sconfitta del califfato territoriale ad opera degli Stati Uniti“.

Le Forze democratiche della Siria (l’alleanza curdo-araba delle Fds) replicano all’annuncio della Casa Bianca, che ha reso noto che la Turchia “lancerà presto” l’operazione militare programmata nel nordest della Siria e che le truppe americane non saranno più “nell’area circostante” quando questo accadrà. In una serie di tweet diffusi nelle ultime ore non mancano accuse per il leader turco Recep Tayyip Erdogan e il Centro per il coordinamento e le operazioni militari delle Fds afferma che un “attacco turco” rischierebbe di annullare i successi nella lotta all’Isis e di fare della Siria una “zona di conflitto permanente”.

Le Fds affermano di aver rispettato gli impegni previsti dall’ “accordo sul meccanismo di sicurezza, smantellando le fortificazioni militari tra Tell Abyad e Ras al-Ayn, ritirando le unità di combattimento con le armi pesanti” dalle zone lungo il confine con la Turchia. “Tuttavia – affermano – le minacce di Erdogan hanno come obiettivi quelli di cambiare il meccanismo di sicurezza in un meccanismo di morte, di fare sfollati tra la nostra gente e trasformare la regione sicura e stabile in una zona di conflitto e guerra permanente”. “Mentre la comunità internazionale cerca una soluzione politica per la Siria – aggiungono le Fds – il popolo siriano soffre da anni per la guerra“.

La “sicurezza dei confini” e il “ritorno dei profughi“: sono questi, secondo la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, gli obiettivi di un’eventuale nuova operazione militare turca nel nord della Siria. “Il piano per la zona sicura ha due scopi: mettere in sicurezza i nostri confini eliminando gli elementi terroristici e garantire il ritorno sicuro dei profughi”, ha twittato stamani il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin. “La Turchia è forte e risoluta”, ha aggiunto. Sulla stessa linea anche il portavoce Fahrettin Altun, che nelle ultime ore ha sottolineato su Twitter come “la lotta al terrorismo” della Turchia vada avanti “senza compromessi sia all’interno che all’esterno dei nostri confini”. Proseguirà “fino alla pace“, ha aggiunto.

Le “forze americane si sono ritirate dal checkpoint di Tel Arqam”, a ovest di Ras al-Ayn, nel nordest della Siria. Lo riferisce la tv curda Rudaw dopo l’annuncio della Casa Bianca sull’imminente avvio di una nuova operazione militare turca nel nordest della Siria e la conferma che le truppe americane non saranno più “nell’area circostante” quando scatterà l’intervento turco. Tel Arqam si trova a circa 8 km a ovest di Ras al-Ayn, località del governatorato di Hasakah, al confine tra Siria e Turchia.

Accuse agli americani arrivano dalle Forze democratiche della Siria (l’alleanza curdo-araba delle Fds) dopo le ultime notizie sull’imminente nuova operazione militare turca nel nordest del Paese arabo. “Nonostante l’accordo sul meccanismo di sicurezza – si legge in un tweet di Mustafa Bali, portavoce delle Fds nel nord della Siria – le forze americane non hanno rispettato i loro impegni e hanno iniziato a ritirarsi dal confine (tra Siria e Turchia), lasciando che l’area si trasformi in una zona di guerra“. “Ma – aggiunge il tweet – le Fds sono determinate a difendere il nordest della Siria a tutti i costi”.

“Siamo determinati a garantire la sicurezza della Turchia ripulendo la regione dalla presenza dei terroristi. Contribuiremo a portare sicurezza, pace e stabilità alla Siria”. E’ quanto scrive stamani su Twitter il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu, dopo le ultime notizie sull’imminente nuova operazione militare turca nel nordest del Paese arabo. “Abbiamo sostenuto l’integrità territoriale della Siria sin dall’inizio della crisi (nel 2011) e continueremo a farlo”, aggiunge il ministro degli Esteri della Turchia.

“Un’operazione militare turca nel nord e nell’est della Siria avrà ripercussioni molto negative sulla guerra all’Isis e distruggerà tutto quello che è stato raggiunto per la stabilizzazione della zona negli ultimi tre anni”. E’ quanto si legge in un comunicato del Comando generale delle Forze democratiche della Siria (Fds) diffuso sul web.

“Noi, delle Fds, non esiteremo un istante a difenderci e chiediamo a tutta la nostra gente – arabi, curdi, siriaci e assiri – di unire le forze per difendere il nostro Paese dall’aggressione turca”, aggiunge il comunicato. L’alleanza curdo-araba delle Fds è dominata dai miliziani curdi delle Unità di protezione del popolo (Ypg).

E’ iniziato” il ritiro delle forze americane dal nord della Siria. Lo ha affermato Recep Tayyip Erdogan, citato dai media ufficiali turchi dopo il colloquio telefonico delle ultime ore con Donald Trump. “Dopo la nostra conversazione di ieri sera, come ha detto il presidente Trump, è iniziato il ritiro”, ha affermato Erdogan parlando con i giornalisti prima della partenza da Ankara per una visita di due giorni in Serbia.

“C’è una frase che ripetiamo sempre: possiamo entrare (in Siria) una notte qualsiasi, senza preavviso”. E’ quanto ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in merito a un’eventuale nuova operazione militare turca in Siria. “E’ assolutamente fuori questione per noi tollerare ancora le minacce che arrivano da questi gruppi terroristici”, ha detto il leader turco in dichiarazioni rilanciate anche dalla tv satellitare al-Arabiya.

Le Nazioni Unite si “preparano al peggio” nel nordest della Siria. “Non sappiamo quello che accadrà”, ha detto il coordinatore umanitario dell’Onu per la Siria, Panos Moumtzis, in dichiarazioni da Ginevra riportate dalla tv satellitare araba al-Jazeera riguardo la nuova operazione che la Turchia starebbe per lanciare nel Paese arabo.

“La decisione del @Potus”, del presidente americano Donald Trump, “rovinerà la fiducia e la cooperazione tra le Fds e gli Usa costruite durante la guerra all’Isis. Le alleanze si basano sulla fiducia reciproca”. Lo scrive su Twitter il portavoce delle Forze democratiche della Siria (Fds), Mustafa Bali. “Le forze Usa sul terreno ci hanno dimostrato che non è così che si valorizzano l’amicizia e l’alleanza”, aggiunge il portavoce dell’alleanza curdo-araba che gli Usa hanno sostenuto in funzione anti-Isis. Le Fds affermano di aver perso 11mila combattenti in cinque anni di guerra all’Isis.

La decisione degli Stati Uniti sulla Siria è stata “una pugnalata alle spalle” che ha colto di sorpresa le Forze democratiche della Siria, l’alleanza curdo-araba delle Fds che gli Usa hanno sostenuto in funzione anti-Isis. Lo ha sostenuto un portavoce delle Fds in dichiarazioni al canale al-Hadath. Secondo le Fds e gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, le forze americane hanno iniziato a ritirarsi dalle postazioni nel nord della Siria lungo il confine con la Turchia.

“La Turchia non permetterà ai miliziani del sedicente Stato Islamico (Isis) di tornare in Siria”. Lo ha scritto su Twitter il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, affermando che la ”Turchia continuerà a combattere contro Daesh (acronimo arabo dell’Isis) e non permetterà il suo ritorno in alcun modo e sotto alcuna forma”. L’intervento di Kalin è una risposta alle Forze democratiche siriane (Fds), secondo le quali un ritiro delle forze americane dal confine tra Siria e Turchia potrebbe creare un vuoto nella sicurezza e ”annullare gli sforzi compiuti con successo per sconfiggere l’Isis”. L’obiettivo di Ankara è quello di costruire una ”zona sicura” al confine tra Siria e Turchia che ”avrà due obiettivi: garantire la sicurezza dei confini turchi eliminando i terroristi e permettere il ritorno dei rifugiati nelle loro case”, ha detto Kalin. Ankara, ha aggiunto, ”non ha interesse nell’occupazione o al cambiato della demografia”.

“Le ostilità rinnovate nel nordest della Siria non solo esacerberanno solo le sofferenze dei civili, ma
mineranno anche gli sforzi politici che noi sosteniamo”. Lo dice la portavoce del Seae Maja Kocijancic, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, a proposito dell’imminente offensiva militare turca nel nordest del Paese, contro le forze curde. “Continuiamo ad esortare i garanti di Astana, tra i quali la Turchia, affinché assicurino la cessazione dell’ostilità, la protezione dei civili e un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli a tutto il Paese”, aggiunge.

“Alla luce delle dichiarazioni fatte da Usa e Turchia sul nordest della Siria – prosegue – possiamo riconfermare che, riconoscendo le legittime preoccupazioni di Ankara sulla sicurezza, l’Ue ha detto fin dall’inizio che qualsiasi soluzione sostenibile per il conflitto siriano non verrà trovata con mezzi militari, ma richiede una vera transizione, in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza. L’Ue resta impegnata per l’unità, la sovranità e l’integrità territoriale dello Stato siriano”. “Ci aspettiamo che i ministri degli Esteri dell’Ue tra una settimana abbiano la situazione siriana in agenda”, aggiunge. Il ritorno in Siria dei rifugiati dalla Turchia “può avvenire solo quando ci saranno le condizioni per un ritorno degno, sicuro e volontario, cosa che non c’è ancora. E serve una soluzione politica“, conclude la portavoce.

“Un disgustoso tradimento” dei curdi. Così l’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton bolla su Twitter la decisione del presidente americano Donald Trump di ritirare le truppe dal nord della Siria di fronte alla prospettiva dell’intervento turco. “Siamo chiari: il presidente si schiera con i leader autoritari di Turchia e Russia rispetto ai nostri leali alleati e agli interessi americani – afferma l’ex candidata alle presidenziali – la sua decisione è un disgustoso tradimento dei curdi e del suo giuramento da presidente”.

Sono almeno 14mila i combattenti dell’Esercito siriano libero (Els) pronti a partecipare alla prima fase dell’imminente operazione militare turca nella Siria nordorientale. Lo ha dichiarato il portavoce dell’esercito siriano Yusuf Hammoud in un’intervista esclusiva al quotidiano turco ‘Yeni Safak’, affermando che l’azione turca rappresenta una ”nuova speranza” per il popolo siriano. ”Altre unità scenderanno in campo se necessario”, ha spiegato Hammoud.

Sembra ormai imminente l’inizio della più volte annunciata offensiva turca nel nord della Siria per creare una ‘zona sicura’ libera dalla presenza delle forze curde. “Possiamo entrare (in Siria, ndr) una notte qualsiasi, senza preavviso”, ha intimato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

La mossa, inattesa almeno nei tempi, degli Stati Uniti di ritirare le truppe dall’area di confine era il segnale che Ankara attendeva per sferrare l’attacco contro quelle milizie che Washington e non solo hanno sostenuto e armato e che sono state le protagoniste della sconfitta militare dell’Isis in Siria. Le Nazioni Unite si “preparano al peggio”, ha fatto sapere il coordinatore umanitario dell’Onu, Panos Moumtzis.

La Turchia, che da mesi prepara l’offensiva e che può contare sull’appoggio di gruppi ribelli siriani come l’Esl, vuole a tutti i costi lanciare un’offensiva, sulla falsariga delle operazioni Scudo dell’Eufrate e Ramoscello d’Ulivo, per una ragione: considera il braccio siriano del Pkk e quindi un’organizzazione terroristica le Unità di protezione del popolo (Ypg), i cui miliziani dominano l’alleanza curdo-araba delle Forze democratiche siriane (Fds). Nonostante la minaccia posta dall’Isis e i numerosi attentati compiuti in territorio turco, Ankara ha sempre condannato il sostegno statunitense alle Ypg.

Tutti i preparativi per un’operazione militare turca nel nord della Siria sono conclusi. Lo ha annunciato nella notte il ministero della Difesa di Ankara, ribadendo come la creazione di una “zona di sicurezza” al confine tra i due Paesi sia essenziale per la stabilità della regione e per permettere ai siriani di vivere in sicurezza. Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato il ritiro dei soldati americani dalla Siria e un’imminente operazione turca nel nord del Paese, il cui obiettivo sono le forze curde.

Nessun ritiro di soldati americani, solo un ridispiegamento di 50-100 militari verso altre basi all’interno della Siria. E’ quanto hanno chiarito fonti dell’amministrazione di Washington in un briefing con i giornalisti a proposito dell’annuncio fatto ieri dal presidente Donald Trump e del possibile avvio di un’operazione turca nel nord della Siria. “Noi abbiamo un piccolo numero, da 50 a 100 uomini delle forze speciali nella regione, e non dovrebbero rischiare di essere feriti, uccisi o catturati nel caso in cui i turchi dovessero superare il confine ed avviare una battaglia con le forze locali curde“, ha premesso la fonte.

Pertanto, il presidente, nella sua qualità di comandante in capo, “aveva l’obbligo di rimuovere questo piccolo numero di soldati che si trova lì”, ha proseguito la fonte, sottolineando che “questo non costituisce un ritiro dalla Siria: stiamo parlando di un piccolo numero che sarà spostato in altre basi all’interno della Siria, in aree sicure”.

Gli Stati Uniti non hanno dato alcuna luce verde ad un’operazione militare della Turchia nel nord della Siria contro le forze curde. Lo hanno precisato fonti dell’amministrazione americana in un briefing con i giornalisti. “Abbiamo 50 uomini delle forze speciali nella zona delle operazione. Il fatto che li stiamo spostando non è una luce verde – hanno sottolineato – Noi abbiamo chiarito molto bene ai turchi che non sosteniamo l’operazione e che non saremo coinvolti nell’operazione”.

Dunque, hanno insistito, “chiunque voglia interpretare il fatto che il presidente si stia occupando di garantire che i nostri soldati, marinai, avieri e marines siano al sicuro come una luce verde al massacro è irresponsabile e non rispecchia la realtà della situazione”.

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha chiesto alla Turchia di ”rispettare l’integrità territoriale della Siria, mentre combatte i terroristi”, ribadendo che Teheran resta ”contraria a qualsiasi intervento militare” nel Paese. Lo riporta l’agenzia di stampa Irna. Nel corso di un colloquio telefonico con il capo della diplomazia turco Mevlut Cavusoglu, Zarif ha quindi affermato che l’accordo di Adana resta la soluzione migliore alle preoccupazioni di Ankara rispetto alla sua sicurezza. Il riferimento è a un accordo stilato nel 1998 tra l’allora presidente turco Suleyman Demirel e quello siriano Hafez al Assad, che portò tra l’altro all’espulsione del leader del Pkk Andullah Ocalan dal Paese arabo. Cavusoglu, dal canto suo, ha affermato che la Turchia rispetta l’integrità territoriale della Siria e che l’attacco nel nordest rappresenta solo un’azione temporanea.

La Turchia ha inviato truppe e mezzi blindati nelle città di Sanliurfa e Kilis, al confine con la Siria. Lo ha riferito l’agenzia Anadolu, secondo quanto riporta la Dpa. Stando ai media ufficiali turchi l’obiettivo è rafforzare le postazioni militari turche lungo la frontiera con il Paese arabo.

“La Turchia non accetterà la creazione di un corridoio del terrore o di uno stato del terrore al di là dei suoi confini in nessuna circostanza e a nessun costo”. Lo ha detto il vice presidente turco, Fuat Oktay, in dichiarazioni riportate dal giornale Sabah.

Nel suo intervento il vice presidente ha anche difeso la politica della Turchia, che ha già effettuato due operazioni militari nella vicina Siria e che si appresta a lanciarne una terza. “Abbiamo aperto facoltà e scuole superiori a Jarablus, al-Bab, Azaz e Afrin dopo che – ha rivendicato Oktay – con le nostre operazioni abbiamo portato pace e stabilità in queste zone”.

“Difenderemo tutto il territorio siriano e non accetteremo nessuna forma di occupazione in terra siriana”. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri di Damasco, Faisal Miqdad, in dichiarazioni al giornale siriano al-Watan con un chiaro riferimento alla possibile nuova campagna militare turca nel Paese arabo. “La Siria è assolutamente indivisibile”, ha aggiunto Miqdad.

“Possiamo aver avviato il processo per lasciare la Siria, ma in nessun modo possiamo abbandonare i curdi che sono persone speciali e straordinari combattenti”. Così Donald Trump su Twitter affermando che “stiamo aiutando i curdi finanziariamente e con armi”. Inoltre il presidente ribadisce gli avvertimenti rivolti ieri ad Ankara. “Le nostre relazioni con la Turchia, un partner Nato e commerciale, sono state molto buone – scrive – la Turchia ha già una popolazione curda molto ampia e comprende a pieno che mentre abbiamo solo 50 soldati rimasti in quella parte della Siria, che stiamo rimuovendo, ogni combattimento non necessario e spontaneo da parte della Turchia sarà devastante per la loro economia e per la loro fragile valuta”.

Aggiornamenti

“L’esercito turco, insieme all’esercito siriano libero, a breve attraverserà il confine turco-siriano”. Lo ha annunciato, il portavoce della presidenza turca Fahrettin Altun, in un tweet pubblicato nella notte. “I militanti delle Ypg (le Unità di protezione del popolo, ndr) possono defezionare o impediremo loro di interrompere i nostri sforzi anti-Isis“, ha aggiunto.

L’annunciata offensiva della Turchia contro le forze curde nel nord-est della Siria rischia di indebolire
la lotta all’Isis e di creare una nuova crisi umanitaria nel Paese. A lanciare l’allarme è il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno.

In una nota si legge che le autorità di Erbil sono “molto preoccupate per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dalla zona sicura nella Siria nordorientale e dalle notizie di una potenziale operazionemilitare unilaterale della Turchia”.

“Il governo – prosegue il comunicato – fa appello alla Turchia, in quanto membro della coalizione globale, ad evitare qualsiasi iniziativa che possa danneggiare i progressi fatti contro l’Isis, tra cui mettere a repentaglio la detenzione dei foreign fighter”. “Le conseguenze di un’escalation militare – ha concluso Erbil, stando a quanto riferito dall’emittente ‘Rudaw’ – hanno implicazioni che vanno oltre i confini della Siria, creando le condizioni per un ritorno dell’Isis e per numerosi sfollati”.

“Abbiamo ripetutamente espresso la nostra posizione su quello che sta accadendo nel nord-est della Siria, inclusa la regione al confine turco-siriano. E la nostra posizione è inequivocabile e si basa sulla necessità di risolvere tutti i problemi di questa parte della Siria attraverso un dialogo tra il governo centrale di Damasco ed i rappresentanti delle comunità curde che storicamente risiedono in questo territorio”. Lo ha affermato in conferenza stampa il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, dopo l’annuncio della Turchia di un’imminente offensiva nel nord-est della Siria, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa ‘Sputnik’.

L’artiglieria turca avrebbe bombardato postazioni curde nei pressi di Ras al-Ayn, a est dell’Eufrate, nel nord della Siria. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede in Gran Bretagna legata agli attivisti delle opposizioni, che parla dell’ “arrivo di altre fazioni leali alla Turchia al confine con la Siria” in vista dell’annunciata offensiva delle forze di Ankara. Secondo quanto si legge sul sito dell’Osservatorio, non si hanno notizie di vittime e “la calma prevale nell’intera area a est dell’Eufrate”.

Intervenire militarmente in Siria è “un diritto che ci è attribuito dalla Carta delle Nazioni Unite e dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, durante la sua visita in Algeria. “Nel quadro del diritto internazionale, informeremo le Nazioni Unite, la Siria ed i Paesi interessati”, ha aggiunto il capo della diplomazia di Ankara, citato dall’agenzia ‘Anadolu’. “I terroristi sono il nostro unico obiettivo e così daremo un contributo importante all’integrità territoriale della Siria”, ha aggiunto.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo russo, Vladimir Putin, per discutere dell’operazione di Ankara nel nord-est della Siria e della zona sicura. Lo ha riferito il sito del quotidiano ‘Sabah’.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato l’avvio delle operazioni militari delle truppe turche e dei ribelli siriani alleati nel nord della Siria. “Le Forze Armate turche, insieme all’Esercito nazionale siriano, hanno appena lanciato” un’operazione “contro il Pkk, le Ypg e i terroristi di Daesh (Isis) nel nord della Siria”, si legge sul profilo Twitter di Erdogan.

Diverse forti esplosioni hanno scosso la città siriana di Ras al-Ain, situata nei pressi del confine con la Turchia. Lo ha riferito un reporter dell’emittente ‘Cnn Turk’, secondo il quale si vedono colonne di fumo alzarsi da alcuni edifici. Poco fa, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato l’avvio delle operazioni militari delle truppe turche e dei ribelli siriani alleati nel nord della Siria.

L’operazione delle truppe turche e dei ribelli siriani alleati nel nord della Siria servirà a “neutralizzare le minacce del terrore contro la Turchia e a portare alla creazione di una zona sicura, a facilitare il ritorno dei rifugiati siriani nelle loro case”. E’ quanto si legge in un tweet del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “Garantiremo l’integrità territoriale della Siria e libereremo le comunità locali dai terroristi”, aggiunge il messaggio.

Le forze di Ankara stanno bombardando l’area di Tal Abyad, località siriana a ridosso del confine con la Turchia. Lo hanno reso noto su Twitter media vicini all’amministrazione curda in Siria come il ‘Rojava Network’.

Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha intimato alla Turchia di cessare l’offensiva militare nel nord della Siria. “La Turchia deve cessare l’operazione militare in corso. Non porterà risultati. E se il piano della Turchia è la creazione di una zona di sicurezza, non può
aspettarsi finanziamenti dell’Unione Europea”, ha detto Juncker, intervenuto al parlamento europeo a Bruxelles.

“Il mondo è responsabile della nuova tragedia nel nordest della Siria”. Lo scrive su Twitter Shervan Derwish, portavoce del Consiglio militare di Manbij, la città del norddella Siria che i miliziani curdi siriani contribuirono a liberare dal controllo dei jihadisti dell’Isis. In un altro tweet, Derwish parla di un “attacco brutale” e si interroga: “Abbiamo forse sbagliato a combattere l’Isis per il resto del mondo?”.

“Scontri pesanti” tra le Forze democratiche siriane (Fds) e l’esercito turco si registrano “ora” ad al-Darbasiyah, località nel nord-est della Siria a ridosso del confine turco. Lo ha reso noto su Twitter ‘Rojava Network’, vicino all’amministrazione curda in Siria.

E’ importante evitare azioni che possano ulteriormente destabilizzare la regione, aumentare le tensioni e causare ulteriori sofferenze umane. La Turchia”. E’ l’appello alla Turchia rivolto dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in una dichiarazione a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il presidente
del Consiglio Giuseppe Conte. “Venerdì sarò a Istanbul e parlerò con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan della questione”. Lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg in una dichiarazione a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il premier Giuseppe Conte, riferendosi all’operazione che Ankara ha lanciato nel nord della Siria contro i curdi.

Tre colpi di mortaio lanciati dal territorio siriano sono caduti nelle province di Sanliurfa e Mardin, nel sudest della Turchia. Lo riferisce il sito web del giornale filogovernativo turco Sabah, precisando che non si hanno notizie di feriti. La notizia arriva dopo l’annuncio dell’avvio della nuova operazione militare in turca nel nord della Siria.

Avrebbero provocato vittime tra i civili le operazioni militari annunciate dalla Turchia nel nordest della Siria. Su Twitter il Centro per il coordinamento e le operazioni militari delle Forze democratiche della Siria (Fds) afferma che ci sono “due civili uccisi” e altrettanti feriti a causa di “bombardamenti aerei turchi contro il villaggio di Misharrafa, a ovest di Ras al-Ayn”, nel nordest della Siria. Altre fonti curde citate dalla tv satellitare al-Arabiya parlano di almeno 19 civili feriti.

Almeno sette combattenti dell’alleanza curdo-araba delle Forze democratiche della Siria (Fds) sarebbero rimasti uccisi dall’avvio delle operazioni militari annunciate dalla Turchia nel nordest della Siria. Lo riferisce la tv satellitare al-Arabiya, che cita media curdi. Le stesse fonti parlano di almeno 16 combattenti feriti.



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