Rischio crescita zero per l’Italia: l’allarme di Confindustria

7 Ottobre 2019
Rischio crescita zero per l’Italia: l’allarme di Confindustria

Secondo il centro studi di Confindustria, l’Italia è in bilico tra ripresa e recessione.

Il Csc, il centro studi di Confindustria, conferma la sostanziale stagnazione del 2019 con un Pil a crescita zero che in caso di rialzo Iva potrebbe bissare il risultato anche nel 2020: solo una sterilizzazione dell’Iva infatti consentirebbe al Pil del prossimo anno di salire del +0,4%.

L’andamento della crescita del Paese dunque “molto dipenderà, più che in passato, dalle scelte di politica economica e in particolare da come il Parlamento sterilizzera’ gli aumenti dell’Iva e delle accise per 23,1 mld da 1 gennaio prossimo”, annota ancora il Csc.

Ma se l’aumento delle imposte indirette venisse annullato, a fronte di un impatto positivo sul Pil si avrebbe pero’ un contraccolpo “pericoloso” sul rapporto deficit/Pil che si avvicinerebbe alla soglia del 3%. A questo punto, stimano ancora gli economisti, “sarebbe necessario indirizzare tutti i risparmi di Quota 100 e del Reddito di Cittadinanza alla riduzione strutturale del deficit”. L’economia italiana, dicono ancora gli economisti di viale dell’astronomia, resta comunque sotto i valori pre-crisi : a politiche invariate, infatti, (senza aumenti Iva dunque), il Pil a fine 2020 si attesterebbe poco sotto i livelli raggiunti del 2011 ma ancora inferiori del 4,3% rispetto ai massimi del 2008. “Siamo l’unico paese dell’Eurozona, insieme alla Grecia, a non aver recuperato il calo degli anni della crisi”, spiega il capo economista del Centro Studi di Confindustria, Andrea Montanino.

Il rapporto deficit/Pil nel 2019 si attestera’ all’1,8%. Per il 2020, invece, “dirimente” sarà la questione relativa all’Iva: se il Governo decidesse di lasciar aumentare le imposte indirette il rapporto deficit Pil potrebbe arrivare all’1,7% mentre in presenza di una sterilizzazione con cui congelare gli aumenti per 23,1 mld si rischierebbe di portare il rapporto al 2,8% “pericolosamente” vicino al 3% e molto al di sopra del 2,2% stimato dal governo nella Nadef. E’ il Rapporto di autunno del Csc a fare il punto sul bivio di fronte al quale si trova il Governo: “mai come quest’anno la scelta sull’Iva è dirimente”, dice il capo economista Andrea Montanino come riporta la nostra agenzia di stampa Adnkronos.

Senza un Pil che riparta anche l’occupazione non potrà continuare a crescere. I primi segnali sono già arrivati tra luglio e agosto scorsi, mesi duranti i quali l’espansione si e’ quasi fermata. Per questo se nel 2019 i nuovi posti di lavoro potranno ancora segnare un +0,6%, nel 2020 a fronte di una probabile stagnazione e crescita zero del Pil l’occupazione si attestera’ sul +0,2%. Sono le previsioni di autunno del Csc a profilare l’andamento dell’occupazione nel prossimo biennio. Un rallentamento che, spiegano gli economisti di viale dell’Astronomia, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 e’ stato accompagnato da un ritorno nell’utilizzo della CIG che e’ il “segno delle difficolta’ delle imprese”.

Conseguentemente, anche la disoccupazione potrebbe arrestare il suo percorso di rientro e subire una battuta di arresto: per questo il Csc stima che il tasso di disoccupazione nel 2019 si attestera’ sul 9,8% in media d’anno e rimarra’ ancorato intorno a questo valore , il 9,7%, il prossimo anno.

Nelle stime della Nadef “è molto elevato il rischio di non rispettare la parte preventiva del Patto di stabilità”. Così il Centro studi di Confindustria sottolineando che “la commissione europea potrebbe richiedere una correzione già a novembre”.

La crescita del Pil per il 2020 appare sovrastimata sopratutto nello scenario tendenziale mentre la sterilizzazione della clausola di salvaguardia non sembra essere strutturale: significa che l’anno prossimo occorrerà’ recuperare ancora 28,8 miliardi. E’ il Csc di Confindustria a fare una prima valutazione delle indicazioni contenute nella Nadef presentata dal Governo.

“Problematico” anche il raggiungimento del deficit programmatico 2020, al 2,2% del Pil “perche’ le copertura indicate nella Nadef non appaiono esaustive: per la meta’ infatti sono riconducibili agli effetti di misure di contrasto all’evasione che per definizione sono incerte o di tagli di spesa rinviati a un’azione di revisione in corso d’anno”, spiega ancora il Csc.

“Il 2020 potrebbe rappresentare un anno di svolta per l’economia italiana a patto che il dividendo dei tassi di interesse ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia”. E’ il Csc di Confindustria a sollecitare il governo in questa direzione. “Senza fiducia delle imprese sarebbero inutili anche politiche di incentivo: in economia si dice il ‘cavallo non bene”, spiega ancora il capo economista di viale dell’Astronomia, Andrea Montanino.

Una fiducia, dunque, che passa “dal rilancio degli investimenti privati, dall’avvio di una riduzione del peso fiscale sui lavoratori e dalla decisione di mettere su un sentiero decrescente il debito pubblico“. Il tutto, conclude il Csc, ” in attesa di un rasserenamento dello scenario geoeconomico internazionale”.

“La manovra del governo giallo-rosso si profila la piu’ restrittiva dai tempi del governo Letta: ma non vuole essere un giudizio negativo. La precedente legge di bilancio, infatti, aveva lasciato una ipoteca forte sui conti pubblici: e’ restrittiva per 8 miliardi di euro non considerando le clausole di salvaguardia”. E’ il direttore del Centro studi di Confindustria, Andrea Montanino, a spiegare cosi’ l’impatto e il peso dei 23,1 mld necessari a sterilizzare le clausole di salvaguardia.

La manovra netta che il Governo intende proporre con la prossima legge di stabilità “sarà espansiva per 0,8 punti di Pil pari a 15,3 mld”, si legge ancora nel rapporto Csc per il quale però la parte di manovra che inciderà effettivamente sull’economia reale “si otterrebbe escludendo i 23,1 mld necessari ad annullare la clausola di salvaguardia”.

In questo caso dunque “il deficit tendenziale ebbe apri al 2,7%” che costringerebbe il governo, per portarlo a quel 2,2% previsto nella Nadef, a mettere in campo una manovra netta restrittiva per 0,5 punto di Pil, pari a circa 8 miliardi”.

Su Pil “non siamo stati troppo ottimisti”. Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri alla presentazione del rapporto del Csc. Gualtieri osserva che il rapporto del Csc si basa su dati “pre-Nadef” perché contempla anche lo scenario di non disattivazione delle clausole Iva, che invece verranno disinnescate. No a “ricette improvvisate” sulla spending review e sulla riforma fiscale. Così prosegue il ministro dell’Economia, sottolineando che la manovra del Governo cerca “un equilibrio tra il necessario e il possibile”, assicurando un “percorso di discesa del debito”. “La resilienza del sistema finanziario e sociale – continua il ministro Gualtieri – spesso ci stupisce positivamente e io spero che il prossimo anno saremo qui a commentare una crescita italiana ed europea in fase di sostanziale miglioramento e con una previsione ampiamente superiore a quella dell’anno in corso”.



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