Che fare se la consulenza del Ctu non è corretta?

7 Ottobre 2019 | Autore:
Che fare se la consulenza del Ctu non è corretta?

Come contestare l’esito della relazione del perito nominato dal giudice?

In molti giudizi, la sola esperienza del giudice non basta per poter decidere una determinata controversia: aspetti tecnici, contabili, medici sono all’ordine del giorno e il magistrato non ha, di certo, una preparazione così ampia da poter stabilire chi abbia ragione, senza approfondire la questione extralegale. Per questo motivo, si avvale della figura del consulente tecnico d’ufficio che, a seconda dei casi, sarà selezionato da un apposito albo, istituito dal tribunale, sulla base delle singole specializzazioni. È ovvio che quella consulenza influenzerà il giudizio del magistrato, visto che, altrimenti, ne avrebbe sicuramente fatto a meno. Ti stai, quindi, chiedendo che fare se la consulenza del Ctu non è corretta? In questo articolo, approfondiremo questa problematica, indicando le soluzioni in tuo possesso, non prima di analizzare i compiti e le responsabilità di questo consulente nominato dal giudice, soprattutto nei casi in cui la perizia sia macchiata da gravi errori o omissioni.

Chi è il Ctu?

“Ctu” è l’acronimo di consulente tecnico d’ufficio e si riferisce ad una delle potenziali parti di un processo. Tuttavia, a differenza delle parti che si contendono il giudizio e del giudice, la presenza del Ctu non è necessaria, potendo il giudice – sulla base delle proprie conoscenze tecniche – decidere la controversia, senza l’aiuto di alcun perito.

Infatti, questo tecnico è considerato come un ausiliario del giudice, esperto in materia, avente il compito di risolvere le questioni che, tecnicamente, non è in grado di decidere il magistrato.

Come anticipato, il Ctu non è automaticamente nominato al momento dell’avvio della causa giudiziaria, ma viene scelto dal giudice in un secondo momento, a seguito della richiesta delle parti interessate al suo intervento, nel caso in cui non abbia gli strumenti per poter risolvere la questione individualmente.

Quali sono i compiti del Ctu?

Il compito principale del consulente nominato dal giudice è quello di valutare i documenti prodotti dalle parti, al fine di dedurre, attraverso le proprie conoscenze tecniche, la soluzione alla controversia.

Certe volte, quest’attività si espande, ricomprendendo anche l’attività di tipo ispettivo, finalizzata alla ricerca di elementi di verità: ad esempio, il medico legale che deve valutare l’invalidità di una parte, per quantificare il risarcimento.

Altre volte, l’attività si sostanzia in calcoli aritmetici e contabili, come quando, nelle controversie bancarie, è necessario verificare se il tasso di interessi applicato sia illegale o, addirittura, usurario.

In linea di massima, il consulente d’ufficio è chiamato a:

  • rispondere ai quesiti posti dal giudice;
  • confrontarsi con i consulenti tecnici delle parti;
  • esperire, su disposizione del giudice, un tentativo di conciliazione.

Quali sono gli obblighi del Ctu?

Il primo obbligo lo assume con la nomina, e riguarda il giuramento davanti al giudice, di bene e fedelmente adempiere alle funzioni affidategli al solo scopo di far conoscere la verità al giudice.

Il consulente deve, pertanto, svolgere l’attività imparzialmente, senza favorire nessuna delle parti in causa. Proprio in caso di conflitto di interessi, esiste la possibilità per la parte potenzialmente danneggiata, o per il giudice stesso, di sostituire il Ctu che possa avere interessi nel procedimento.

Obbligo più importante è quello di analizzare obiettivamente i fatti, senza esprimere opinioni personali, ma solo tecniche.

Il consulente sarà obbligato a comunicare l’inizio delle operazioni peritali, senza la quale si comprometterebbe il diritto di partecipazione delle parti. È, inoltre, obbligato a rispettare i termini concessi dal giudice per il deposito della bozza di relazione, oltre che di quella definitiva, così consentendo alle parti di presentare le proprie osservazioni.

Quali sono le conseguenze per la Ctu errata?

I consulenti nominati dal giudice, così come le altre parti del processo, sono destinatari di sanzioni, civili e penali, nel caso in cui dovessero tenere una condotta contraria alla qualifica ricoperta.

Tra le condotte illecite, e le relative conseguenze negative subite dalla parte danneggiata, possiamo ricordare:

  • il rifiuto, o il ritardo del deposito della relazione senza giustificato motivo;
  • la relazione viziata da grossolani errori materiali e di concetto che viene a costituire il presupposto della decisione del magistrato (può essere, per esempio, una conseguenza dell’aver assunto l’incarico senza avere l’adeguata specializzazione);
  • le spese sostenute da una parte per ottemperare a un provvedimento del giudice basato su una consulenza rivelatasi errata;
  • le spese sostenute da una parte per dimostrare l’erroneità delle conclusioni a cui perviene la consulenza;
  • perdita della cosa controversa e dei documenti;
  • omissione nell’eseguire accertamenti irripetibili.

Tutti questi casi, per essere perseguiti civilmente, devono essere macchiati da grossolane mancanze del perito. Difatti, se non si riesce a dimostrare – in sede di risarcimento – la colpa grave (o, peggio, il dolo), non si potrà ottenere un provvedimento favorevole da parte del giudice; anzi, rischieresti anche la condanna alle spese legali.

La richiesta di risarcimento dovrà essere commisurata al danno subito dalla consulenza errata, o infedele. Ad esempio, se la consulenza ha stabilito erroneamente che non sussisteva un danno biologico nei tuoi confronti, una volta provata l’erroneità della relazione, potrai chiedere il risarcimento del danno corrispondente a quanto ti sarebbe spettato se il consulente avesse agito correttamente.

Dal punto di vista penale, il consulente infedele rischia, inoltre, l’arresto fino a un anno e l’ammenda fino a 10.329 euro.

Certo, non basterà l’aver commesso semplici errori, per le quali sono previste le soluzioni di seguito riportate, ma sarà necessaria una condotta dolosa, o colposamente grave, visto che la prestazione richiesta implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà [1].

Che fare se la consulenza del Ctu non è corretta?

Dopo aver espletato le operazioni peritali, il Ctu è obbligato ad inviare alle parti una prima bozza della relazione, consentendo, così, ai legali, aiutati dai propri consulenti tecnici di parte, di presentare le proprie osservazioni e critiche a quanto rilevato dal consulente nominato dal giudice.

Non sempre, però, quelle critiche discostano il Ctu dalle sue convinzioni, anche perché, sul punto, ci vuole molta autocritica nel dichiarare di aver errato in certe valutazioni. E così, spesso, capita che il consulente confermi nella relazione finale quanto già scritto nella bozza.

A questo punto, al fine di evitare una sentenza ingiusta, non ti resta che rappresentare al giudice gli errori commessi dalla Ctu, in modo tale da convincerlo a richiamare il Ctu per chiarire alcuni fatti e, nei casi più gravi, a sostituirlo con uno nuovo. L’impresa è ardua: il tuo avvocato dovrà persuadere il magistrato a tal punto da convincersi della bontà delle osservazioni di una parte processuale, a discapito del proprio perito, nominato d’ufficio.

Se, invece, non crederà alle vostre critiche (come accade spesso), avallando quanto scritto dal perito d’ufficio, allora non potrai far altro che appellare la futura sentenza, dimostrando gli errori e le contraddizioni del precedente Ctu e chiedendo la nomina di uno nuovo.


note

[1] Art. 2236 cod. civ.


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