Tumore al sangue: 33mila casi l’anno

7 Ottobre 2019
Tumore al sangue: 33mila casi l’anno

I tumori del sangue si collocano al quinto posto della classifica dei più frequenti in Italia.

Ogni anno, in Italia, si registrano 33 mila casi di tumore del sangue. Ma i passi avanti della ricerca sono notevoli e le terapie salvavita ormai una realtà: nuovi farmaci e Car-T cell sono strumenti sempre più efficaci che gli ematologi hanno oggi a disposizione per la lotta a queste neoplasie. Se ne parlerà al 47° Congresso nazionale della Società italiana di ematologia (Sie), al via a Roma fino al 9 ottobre presso il Marriott Park Hotel.

“Il mondo delle malattie del sangue – ha dichiarato Paolo Corradini, presidente della Sie e direttore Divisione Ematologia Fondazione Int, Cattedra di Ematologia Università degli Studi di Milano – è stato rivoluzionato dalla possibilità di curare alcune patologie del sangue, soprattutto quelle neoplastiche, senza chemioterapia, in primis grazie alle Car-T cell. I dati consolidati a medio-lungo termine mostrano, infatti, che il 50% di pazienti con leucemia linfoblastica acuta e il 35% di linfomi non Hodgkin diffusi a grandi cellule B hanno un controllo duraturo della malattia che potrebbe corrispondere a guarigione. Il Congresso Sie rappresenta l’evento più sentito dagli ematologi italiani; ogni 2 anni, i maggiori esperti nazionali e internazionali del settore si confrontano per discutere le principali e più diffuse tipologie di tumori del sangue e i progressi, i nuovi obiettivi e gli scenari terapeutici della disciplina. Quest’anno è sicuramente l’anno delle Car-T”.

Queste terapie, destinate a pazienti selezionati, sono state approvate in Italia per l’utilizzo nei pazienti affetti da leucemia linfoblastica e linfomi ad alto grado che non hanno risposto o hanno avuto delle ricadute dopo aver ricevuto le terapie convenzionali per queste patologie (chemio e radioterapia). E’ in corso l’accreditamento dei centri italiani che possono e potranno somministrarle: “In base ai criteri stabiliti dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – ha proseguito Corradini – a oggi sono qualificati 5 centri lombardi, 1 del Lazio e 1 dell’Emilia-Romagna; è in corso la qualificazione per la Regione Piemonte, Veneto e Toscana”.

Nella nota che riceviamo dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, un altro tema al centro del Congresso Sie la leucemia mieloide acuta. “Negli anni, la ricerca ha fatto passi importanti in questo campo, anche se forse minori rispetto ad altre patologie ematologiche – ha dichiarato Emanuele Angelucci, vice presidente della Sie e direttore Ematologia e Programma Trapianti Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova – Oggi riusciamo a guarire circa il 50% degli adulti, mentre i risultati sono molto più deludenti negli anziani. Un grande passo in avanti è stato l’utilizzo di donatori familiari non completamente compatibili (aploidentici) che permette di trovare un donatore per circa il 90% dei pazienti candidati al trapianto di cellule emopoietiche allogeniche. La leucemia mieloide acuta rimane la maggiore indicazione oggi al trapianto. Fa eccezione la leucemia acuta promielocitica in cui abbiamo tassi di guarigione di circa il 90%”.

Nell’ambito dei linfomi non Hodgkin, aggressivi e indolenti, un nuovo armamentario terapeutico è rappresentato dagli anticorpi bispecifici. “Nei primi studi di fase I-II, questi anticorpi hanno mostrato interessanti risultati clinici sia nei linfomi diffusi a grandi cellule e anche nei linfomi follicolari ricaduti o refrattari a diverse linee di chemio-immunoterapia”, ha illustrato Pier Luigi Zinzani, professore ordinario di Ematologia, Istituto di Ematologia L. e A. Seràgnoli Università degli Studi di Bologna. “Questa loro efficacia – ha aggiunto – è accompagnata da un discreto profilo di tossicità e inoltre la gestione/somministrazione di questi farmaci può essere svolta in regime di day hospital”.

“Un’altra nuova opzione terapeutica nello stesso gruppo di pazienti – ha proseguito Zinzani – linfomi diffusi a grandi cellule e linfomi follicolari ricaduti/refrattari, è rappresentata da un nuovo ‘checkpoint inhibitor’ macrofagico: l’anticorpo anti Cd47 in combinazione con il rituximab. Il meccanismo di questo anticorpo sfrutta il riconoscimento e l’attivazione nei confronti della cellula linfomatosa da parte del sistema immunitario del paziente. I risultati preliminari sono molto incoraggianti e con una tossicità veramente bassa”.

La missione della Sie è sostenere il progresso dell’ematologia, promuovere l’assistenza ai pazienti e dare impulso alla formazione e all’aggiornamento professionale. E per il futuro? “Si sta lavorando per l’ampliamento della terapia Car-T alle patologie ematologiche, come ad altri linfomi, al mieloma multiplo e alla leucemia linfatica cronica. In seconda istanza ci sono già degli studi attivati su alcuni tumori solidi“, ha concluso Corradini.

“Raramente in medicina si arriva a un cambio di paradigma come quello reso possibile dalle Car-T per i
tumori ematologici, nel giro di soli due anni. E fra due anni saremo probabilmente qui a discutere di progressi ancora maggiori, ricordando che questi avanzamenti sono giunti a beneficio di pazienti gravissimi, senza alternative terapeutiche, che altrimenti sarebbero morti, mentre oggi sono vivi a 2, 3, 5 anni di distanza”. A tracciare il quadro Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia
(Sie), direttore della divisione di Ematologia Fondazione Int, cattedra di Ematologia Università degli studi di Milano, oggi a Roma alla conferenza stampa di presentazione del 47.esimo Congresso nazionale della Sie, al via a Roma fino al 9 ottobre.

“Con il termine Car-T – spiega l’esperto – si intende una immunoterapia che utilizza particolari globuli bianchi, i linfociti T, ingegnerizzati per attivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali, come succede per esempio per le infezioni. I linfociti T del paziente vengono prelevati e successivamente modificati geneticamente in laboratorio in modo da renderli capaci di riconoscere le cellule tumorali. Quando vengono restituiti al paziente entrano nel circolo sanguigno e sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle attraverso l’attivazione della risposta immunitaria”.

“È una terapia – precisa – destinata a pazienti selezionati, in particolare ad oggi le Car-T sono state approvate in Italia per l’utilizzo nei pazienti con leucemia linfoblastica e linfomi ad alto grado che non hanno risposto o sono ricaduti dopo aver ricevuto le terapie convenzionali per queste patologie (chemio e radioterapia). Le patologie in cui le Car-T si sono dimostrate una terapia molto promettente sono la leucemia linfoblastica acuta, i linfomi non Hodgkin diffusi a grandi cellule, il linfoma primitivo del mediastino e il mieloma multiplo, per il quale avremo a breve i risultati finali. In seconda istanza ci sono già degli studi attivati su alcuni tumori solidi”.


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