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Militare punito per annunci gay sul web, il Tar gli restituisce i gradi

12 Dicembre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Dicembre 2011



Secondo il Tar di Genova le foto osè di un militare, pubblicate su un sito di incontri gay, non sono lesive dell’immagine e del prestigio della Marina Militare.

Rimesso in servizio un ufficiale della marina che aveva pubblicato alcune immagini personali spinte su un sito web di incontri gay.

In particolare, il militare era apparso ritratto in pose equivoche e scandalistiche su Internet, con l’offerta di prestazioni sessuali. In sovrimpressione, poi, appariva il suo numero di cellulare, uguale a quello da egli fornito all’Amministrazione.

Venuta a conoscenza di tale condotta poco ortodossa, nel febbraio 2011 la Commissione della Marina aveva aperto un procedimento disciplinare nei confronti dell’uomo, comminandogli la sanzione più grave: “Perdita di grado per rimozione”. Il comportamento era stato valutato come contrario al “senso di responsabilità e ai doveri attinenti al giuramento prestato e al grado rivestito, nonché ai doveri di correttezza ed esemplarità propri dello status di militare”.

Il Tar di Genova [1], invece, ha ribaltato l’esito del procedimento disciplinare, condannando il Ministero della Difesa a restituire i gradi al militare. I giudici hanno accolto la tesi difensiva di quest’ultimo, ritenendo il suo comportamento “non lesivo dell’immagine e del prestigio della Marina Militare”.

Nella sentenza si legge che la condotta tenuta dall’uomo non è che espressione delle inclinazioni sessuali del militare, “strettamente attinente alla vita privata, senza alcun riflesso sullo svolgimento del servizio, né sullo status di ufficiale”.

Il Tar, con tale importante precedente, ha esteso, anche alle forze armate, la normativa sulla parità di trattamento in materia di lavoro [2], che non ammette discriminazioni per motivi di religione, handicap, età e orientamento sessuale.

Dalla sentenza emerge che l’omofobia non poteva essere una valida ragione per giustificare la decisione della Commissione disciplinare. All’ufficiale, come attenuante, è stato riconosciuto di aver tenuto separata la professione dalle sue preferenze sessuali. Le immagini osé, infatti, non erano accompagnate da alcun riferimento al suo lavoro abituale.

Ostilia Mulas, Presidente Arcigay di Genova, ha commentato così la notizia: “Quella del Tar è una sentenza storica, nelle forze armate ci sono ancora numerosi omosessuali che sono costretti a nascondersi e a subire ingiustamente delle ritorsioni”.

 

 

note

[1] Sentenza Tar di Genova n. 01593/2011.

[2] Art. 3, comma 2, D.Lgs. 9 luglio 2003 n. 216.


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