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Cococo: tassazione collaboratori

24 Agosto 2018 | Autore:
Cococo: tassazione collaboratori

Reddito dei lavoratori parasubordinati: contributi Inps gestione Separata, ritenute Irpef, altre trattenute, detrazioni spettanti, trattamento di fine collaborazione.

Ti hanno offerto una nuova opportunità lavorativa come collaboratore, o co.co.co. (collaboratore coordinato e continuativo), ma hai paura di accettare perché temi di essere tassato come un lavoratore autonomo? Devi sapere che, ai fini fiscali, i collaboratori, o lavoratori parasubordinati, non sono assimilati ai lavoratori autonomi, ma ai lavoratori subordinati, o dipendenti: non devono dunque aprire la partita Iva, beneficiano del bonus Irpef e delle stesse detrazioni che spettano ai dipendenti. Per quanto riguarda i contributi previdenziali, è il committente ad essere responsabile dei versamenti, che non sono effettuati al fondo pensione lavoratori dipendenti ma alla gestione Separata: un terzo del costo è a carico tuo, due terzi a carico del committente. Il discorso è differente per quanto riguarda le tutele dei collaboratori; anche se negli ultimi anni sono stati fatti diversi passi in avanti, come la previsione dell’indennità di malattia e di maternità e degli assegni familiari, la protezione dei parasubordinati è minore di quella offerta ai dipendenti: niente tredicesima, niente quattordicesima, niente ferie e permessi (in quanto in realtà non esiste un orario di lavoro), niente Tfr. Ma torniamo alle imposte, e facciamo il punto sui cococo: tassazione collaboratori, come funziona, quali imposte si pagano, quali detrazioni si applicano, quali sono le aliquote Inps dei contributi.

I redditi dei collaboratori sono di lavoro autonomo o subordinato?

I redditi dei cococo, cioè di chi svolge collaborazioni coordinate e continuative, da tempo sono assimilati al reddito di lavoro dipendente, anche se la natura giuridica di tali collaborazioni si avvicina di più al lavoro autonomo: fanno eccezione le sole collaborazioni rientranti nell’oggetto dell’arte o della professione del contribuente, le quali sono fiscalmente assimilate ai redditi di lavoro autonomo.

Ai cococo, dunque, si applicano le ritenute operate ai lavoratori dipendenti e le stesse detrazioni; valgono le stesse disposizioni anche dal punto di vista del cumulo del reddito di lavoro con gli ammortizzatori sociali (ad esempio, il reddito da collaborazione è cumulabile con la Naspi sino al tetto di 8.000 euro l’anno).

Quanti contributi pagano i collaboratori?

Anche per i collaboratori, così come avviene per i dipendenti, il reddito da tassare non coincide con la retribuzione, o compenso lordo, ma col compenso al netto dei contributi previdenziali. Va però specificato che, per arrivare all’imponibile fiscale, il calcolo non è identico per i dipendenti ed i collaboratori, in quanto l’aliquota previdenziale a carico di questi ultimi è differente.

Per i dipendenti, i contributi sullo stipendio sono generalmente pari al 9,19%, a seconda della gestione di appartenenza e dell’inquadramento. Per i collaboratori, i contributi a carico sono uguali per tutti: l’aliquota prevista dalla Gestione Separata per i parasubordinati, difatti, è complessivamente pari al 34,23%, di cui 1/3 è a carico del lavoratore e 2/3 sono a carico dell’azienda.

Inoltre, ai collaboratori sono trattenuti anche i contributi assicurativi Inail, nella misura di 1/3 del premio totale, mentre i dipendenti non subiscono alcuna ritenuta Inail.

Semplificando, l’imponibile fiscale è dunque dato dall’importo della retribuzione meno la contribuzione previdenziale trattenuta, per i dipendenti, mentre per i collaboratori l’imponibile si ottiene sottraendo dai compensi la contribuzione e i premi assicurativi trattenuti.

Quali redditi devono dichiarare i collaboratori?

I redditi che devono essere inseriti nella dichiarazione 730 o modello Redditi sono quelli percepiti nell’anno: come per i dipendenti, tuttavia, si applica il principio di cassa allargato. Vanno, cioè, dichiarati i compensi incassati sino al 12 gennaio dell’anno successivo. I compensi, come per i dipendenti, vanno assoggettati a conguaglio di fine anno o al termine della collaborazione.

Come sono tassati i collaboratori?

Le ritenute sui compensi dei collaboratori, a differenza dei dipendenti, non sono operate con cadenza mensile, ma a seconda della periodicità con cui sono erogati i compensi stessi. Il committente, difatti, non ha alcun obbligo di corrispondere la retribuzione mensilmente.

Pertanto, gli scaglioni di reddito su cui applicare la tassazione vanno divisi a seconda del numero dei pagamenti nell’anno. Ad esempio, se il pagamento è trimestrale, gli scaglioni di reddito annuo, parametrati sulla base del reddito presunto, vanno divisi per 4 (perché ovviamente nell’anno ci sono 4 trimestri).

Di quali detrazioni beneficiano i collaboratori?

Lo stesso procedimento vale per le detrazioni, che devono essere rapportate alla periodicità con cui sono corrisposti i compensi ed ai giorni compresi nel periodo di riferimento. Se il compenso, ad esempio, è relativo a 90 giorni di calendario, si dovrà dividere per 365 la detrazione annua, calcolata in base al reddito presunto, poi moltiplicarla per 90 per ottenere la detrazione sul compenso periodico erogato.

Ai cococo spettano le stesse detrazioni sul reddito di lavoro dipendente previste per i lavoratori subordinati:

  • se il reddito complessivo non supera 8.000 euro: 1.880 euro;
  • se il reddito complessivo è compreso tra 8.000 e 28.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 + [902 × (28.000 – reddito complessivo) / 20.000];
  • se il reddito complessivo è compreso tra 28.000 e 55.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 × [(55.000 – reddito complessivo) / 27.000].

Oltre 55.000 euro di reddito non è prevista nessuna detrazione.

Sono poi applicabili le detrazioni per i familiari a carico e le altre detrazioni previste dalla legge.

Che cosa succede se i si hanno più collaborazioni?

Se il collaboratore riceve compensi da committenti diversi, ognuno di questi deve effettuare le ritenute indipendentemente, senza cumulo. Il conguaglio può essere effettuato da uno solo dei committenti: per evitare un conguaglio salato, è opportuno chiedere a ciascuno dei committenti di utilizzare, per il calcolo delle detrazioni, un reddito presunto più alto rispetto a quello ricavabile dal singolo rapporto.

Com’è tassata la liquidazione dei collaboratori?

I cococo non hanno diritto al Tfr, ma nulla vieta che possa essere corrisposta una somma, o un’indennità per fine rapporto di collaborazione (per gli amministratori, ad esempio, è generalmente previsto il Tfm, il trattamento di fine mandato). In questo caso, la somma è sottoposta a tassazione separata, con l’aliquota corrispondente al reddito medio del biennio precedente. Il committente deve applicare una ritenuta del 20% a titolo di acconto, mentre il resto è calcolato dall’Agenzia delle Entrate.



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