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Come contestare la consulenza del Ctu?

6 Novembre 2019 | Autore:
Come contestare la consulenza del Ctu?

Dalla nomina del consulente tecnico al deposito dell’elaborato peritale: i diritti delle parti.

Questo articolo si propone di spiegarti come funziona una consulenza tecnica d’ufficio e cosa puoi fare per contestarla nei casi in cui ritieni che la stessa contenga delle valutazioni errate e a te sfavorevoli. Come comprenderai proseguendo nella lettura dell’articolo, la consulenza tecnica d’ufficio (d’ora in poi anche Ctu) nelle cause, in particolar modo quelle civili caratterizzate da una certa complessità tecnica, riveste un ruolo fondamentale nel determinare l’esito della causa. Pensa a cause bancarie nelle quali si discute della legittimità degli interessi applicati, a cause relative a sinistri stradali dove si deve ricostruire la dinamica di un incidente o ancora, altro classico esempio, alle cause in materia di edilizia. In tutti questi casi, la decisione del giudice è condizionata dai risultati della consulenza tecnica [1]: del resto, il giudice conosce di diritto, ma non necessariamente conosce di tecnica bancaria, di cinematica o ancora di edilizia. 

La consulenza tecnica d’ufficio è un prezioso supporto, dunque, per il giudice nella valutazione del caso che gli è stato sottoposto dalle parti. Ecco perché è importante analizzare attentamente la consulenza tecnica facendosi assistere da un proprio consulente e, col suo supporto, formulare osservazioni e contestazioni sul lavoro del consulente nominato dal giudice. Proseguendo nella lettura, scoprirai come contestare la consulenza del Ctu.

Richiesta di Ctu

Nel paragrafo precedente, ho presentato la consulenza tecnica d’ufficio come uno strumento d’aiuto al giudice per la decisione su tutte quelle cause che hanno una natura particolarmente tecnica, per comprendere la quale non bastano le sole conoscenza giuridiche. Ora, ti spiegherò meglio come e in che fase processuale può essere disposta all’interno di un giudizio civile.

Generalmente, nel procedimento civile la consulenza tecnica d’ufficio fa la sua comparsa nella fase cosiddetta di ammissione dei mezzi di prova. Ciascuna parte nel processo, per il tramite dei rispettivi legali, indica le prove che ritiene necessarie per dimostrare le proprie ragioni e, tra queste, può richiedere al giudice di disporre una consulenza tecnica d’ufficio volta a chiarire determinate questioni di natura tecnica – l’avvocato che richiede la consulenza generalmente propone già una bozza di quesito, ossia una domanda articolata a cui il consulente che verrà nominato dal giudice dovrà rispondere.

Per supportare la propria richiesta di consulenza tecnica d’ufficio, la parte che ne ha interesse deve fornire al giudice degli elementi idonei a giustificarne l’opportunità, cosa che generalmente viene fatta depositando in giudizio una perizia di parte (a cura cioè di un consulente nominato dalla parte che ne ha interesse). In assenza della perizia di parte o comunque di idonei elementi che giustifichino la necessità della consulenza tecnica, la stessa difficilmente verrà disposta dal giudice: si dice. in questi casi. che la richiesta di consulenza tecnica è “meramente esplorativa” in quanto chi l’ha chiesta non ha dato adeguata prova della sua necessità.

Nomina del consulente tecnico d’ufficio

Se, dunque, il giudice ritiene necessaria, esaminate le difese delle parti, disporre una consulenza tecnica, egli nominerà un consulente tecnico d’ufficio, ossia un esperto della materia scelto all’interno di un apposito elenco [2]. Il consulente nominato dovrà accettare l’incarico e giurare davanti al giudice, che gli sottoporrà il quesito cui rispondere.

Nell’udienza dedicata al giuramento del consulente tecnico [3], lo stesso accetta l’incarico, impegnandosi a svolgerlo con diligenza e nei termini assegnati dal giudice. Nella stessa udienza, le parti, se lo ritengono, possono nominare un loro consulente di parte [4], che si confronterà con il consulente del giudice per tutta la fase di predisposizione della consulenza [5].

Il consulente tecnico d’ufficio nominato convocherà i consulenti di parte presso il proprio studio professionale per dare inizio alle operazioni peritali: in quella sede, viene definito il metodo di lavoro, esaminato il materiale a disposizione del consulente e delineate le tempistiche di lavoro.

Come contestare la Ctu

Avrai capito che è fondamentale nell’ambito di una consulenza tecnica avere un proprio tecnico di fiducia, che interagisca col professionista nominato dal giudice. Col suo supporto, potrai da subito far valere i tuoi diritti e indirizzare la consulenza tecnica d’ufficio nel senso a te più favorevole. Ugualmente anche il tuo avvocato deve stare ben attento al quesito che viene formulato dal giudice e alle modalità con cui viene svolta la consulenza tecnica e sollevare prontamente eventuali accezioni.

Ci sono diverse modalità per contestare una consulenza tecnica, variabili a seconda della fase processuale in cui ci si trova. 

Durante le operazioni peritali, le contestazioni sia di metodo che di merito spettano ai consulenti di parte. Delle operazioni peritali viene sempre redatto un verbale: nello stesso dovranno essere dunque riportate le osservazioni e le contestazioni.

Una volta terminata la bozza di consulenza tecnica, il Ctu la depositerà nel fascicolo di causa. Le parti, col supporto dei loro consulenti, potranno formulare, nei termini dettati dal giudice, osservazioni alla Ctu. Il consulente tecnico d’ufficio, una volta ricevute le osservazioni delle parti, depositerà la versione finale della propria consulenza, contenente anche le risposte alle predette osservazioni [6].

Esame della Ctu

Alla fase tecnica, riservata ai consulenti del giudice e di parte, segue una fase processuale nella quale, nel corso di un’apposita udienza, le parti tramite i rispettivi avvocati possono discutere della consulenza tecnica depositata. In quella sede, se ritengono la consulenza non esaustiva o imprecisa, gli avvocati delle parti possono chiedere che il consulente tecnico d’ufficio venga chiamato a chiarimenti.

Lo stesso giudice, peraltro, potrebbe ritenere di dover chiedere al proprio consulente tecnico d’ufficio un approfondimento o un chiarimento: del resto, a fronte di una consulenza insoddisfacente o poco chiara, il giudice si troverebbe in difficoltà nel momento della decisione.

In determinati casi, se lo ritiene opportuno, il giudice può sostituire il consulente tecnico già nominato: è il caso del consulente che non sia in grado di rispondere adeguatamente al quesito sottopostogli o del consulente che non rispetti i termini di consegna del proprio elaborato.

Contestazioni di natura giuridica

Anche gli avvocati possono sollevare contestazioni sulla consulenza tecnica d’ufficio. Si tratta di contestazioni di natura meramente giuridica che consentono, in determinati casi, di far dichiarare la nullità della consulenza tecnica d’ufficio. Occorre distinguere tra due tipi di nullità, quelle che attengono gli aspetti formali e quelle che attengono gli aspetti sostanziali.

Sono nullità di tipo formale quelle carenze dell’elaborato peritale che riguardano la veste esteriore dello stesso, come ad esempio la mancata sottoscrizione della stessa – si tratta di casi assai rari, in realtà.

Ben più importanti sono le nullità di tipo sostanziale, che incidono cioè sulla regolarità del contraddittorio tra le parti ed in particolare:

  • mancata comunicazione dell’inizio delle operazioni peritali: il consulente tecnico d’ufficio è tenuto a comunicare alle parti: il giorno, il luogo e l’ora di inizio delle operazioni peritali. L’inizio delle operazioni peritali generalmente viene definito già all’udienza di giuramento del Ctu ed inserita a verbale; in ogni caso, è onere del consulente nominato informare le parti con i mezzi più idonei;
  • valutazione di documenti non ritualmente prodotti in causa: il consulente tecnico d’ufficio non può esaminare documenti che non siano stati dalle parti 

La contestazione della nullità della Ctu deve essere sollevata a pena di decadenza dall’avvocato entro la prima udienza utile o comunque entro il primo scritto difensivo a cui le difese sono autorizzate.

note

[1] Art. 61 cod. proc. civ.

[2] Art. 13 disp. att. cod. proc. civ.

[3] Art. 193 cod. proc. civ.

[4] Art. 201 cod. proc. civ.

[5] Art. 194 cod. proc. civ.

[6] Art. 195 cod. proc. civ.


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