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Aprire centro estetico in appartamento: si può?

8 Ottobre 2019
Aprire centro estetico in appartamento: si può?

Regole, autorizzazioni, licenze, partita Iva e divieti di condominio per fare l’estetista in una casa privata: ecco cosa sapere. 

C’è chi fa l’estetista a domicilio e chi, invece, preferisce far venire i clienti nel proprio studio. Aprire un centro estetico in appartamento si può, ma è necessario rispettare alcune condizioni tra cui le regole condominiali e le autorizzazioni previste dalla legge. Pertanto, dovrai innanzitutto verificare se, nel palazzo, esiste un divieto a svolgere attività di estetista e, solo appurata l’assenza di ostacoli, presentare la Scia per l’inizio attività. Attenzione poi alle regole igieniche e alla normativa lavoristica nel caso ti volessi avvalere di dipendenti. Non in ultimo, dovrai avvalerti di una partita Iva e presentare la dichiarazione dei redditi annualmente.

In questo articolo, ti spiegheremo come aprire un centro estetico in un appartamento condominiale in modo che tu sappia, sin dall’inizio, a cosa vai incontro.

Centro estetico in un condominio: si può?

Come ti anticipavo, la prima cosa che dovrai verificare è se il condominio ti consente di svolgere l’attività di centro estetico nell’appartamento. A tal fine, non limitarti a chiedere all’amministratore ma pretendi di vedere il regolamento di condominio. In esso, deve essere espressamente previsto il divieto di centri estetici o di attività commerciali.

Secondo una recente ordinanza della Cassazione [1], non si può adibire un appartamento a centro estetico se il regolamento consente solo studi professionali. L’attività di estetista rientra tra gli esercizi commerciali che necessitano dell’iscrizione alla Camera di commercio anche quando sono svolti in forma individuale. Non può, pertanto, essere equiparato a uno studio professionale.

Ad avviso dei giudici, la previsione del regolamento inerente a “uffici e studi professionali” si deve intendere riferita alle professioni intellettuali, rendendo perciò illecita l’utilizzazione dell’appartamento per l’esercizio di un centro di estetica.

La Suprema Corte ha ricordato che la clausola di un regolamento condominiale contenente il divieto di destinare gli immobili a determinati usi come quelli commerciali – al fine di tutelare l’interesse generale al decoro, alla tranquillità e all’abitabilità dell’intero edificio – va interpretata secondo il senso letterale del termine. Il che significa che, in presenza di una dizione di tale tipo, sarà inibito aprire un centro estetico o anche svolgete singolarmente l’attività di estetista.

Ma attenzione: affinché sia valida tale clausola, è necessario che il regolamento sia stato approvato all’unanimità da tutti i condomini (il che può avvenire in assemblea o all’atto del rogito di ogni singolo appartamento).

La clausola può poi essere opposta anche ai successivi acquirenti degli appartamenti a condizione che tale limitazione sia stata annotata nei pubblici registri immobiliari o richiamata nel rogito di vendita.

Centro estetico: ci vuole la partita Iva?

Se decidi di aprire un centro estetico, non importa se piccolo o grande, con o senza dipendenti, devi dotarti di una partita Iva. La tua attività, infatti, si considera stabile ed è necessario che svolgi tutti gli adempimenti richiesti per le attività commerciali come questa.

L’apertura della partita Iva si fa all’Agenzia delle Entrate.

Con l’apertura della partita Iva dovrai, quindi, emettere le ricevute fiscali ma potrai anche scaricare dalle tasse il costo della dotazione strumentale e l’Iva pagata ai tuoi fornitori.

Ricordati che una volta all’anno dovrai pagare le tasse (ossia l’Irpef o, se svolgi l’attività in forma societaria, l’Ires). A tal fine, sarà meglio che ti vali dell’assistenza di un commercialista.

Quali autorizzazioni per aprire un centro estetico?

All’interno del centro estetico, deve essere presente almeno un responsabile tecnico in possesso della qualificazione professionale. Questo significa che o tu, o un tuo socio o un tuo dipendente deve essere in possesso dell’attestato di estetista specializzata (2 anni + 1 di specializzazione). Questo significa che puoi aprire un centro estetico anche se non sei estetista e non hai conseguito il titolo. Ma, in tal caso, non potrai essere tu a compiere i tracimate estetici.

Se intendi aprire un centro estetico, devi iscriverti alla Camera di Commercio, ossia al cosiddetto registro delle imprese.

Devi, inoltre, presentare una Scia al Comune. Difatti agli uffici comunali vanno presentate le istanze per ottenere le autorizzazioni all’apertura. Prima del loro ottenimento si avranno le ispezioni della Asl per il nulla osta sanitario, rilasciato successivamente alla verifica del rispetto delle norme in tema di igiene e salute, quindi ci sarà la visita dei Vigili del Fuoco per controllare che le strutture siano sicure, con strumenti di prevenzione incendi e vie di fuga accessibili ed efficienti.

Dovrai, poi, munirti delle attrezzature che possono essere assai costose. Per superare il problema potresti avvalerti di un leasing oppure aderire a qualche franchising. Le leggi regionali spesso prevedono agevolazioni per chi inizia una nuova attività: informati dal tuo commercialista.

Cosa può fare l’estetista?

L’attività di estetista comprende tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti.

Tale attività può essere svolta con l’attuazione di tecniche manuali, con l’utilizzazione degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico, di cui all’elenco allegato alla presente legge, e con l’applicazione dei prodotti cosmetici.

Sono escluse dall’attività di estetista le prestazioni dirette in linea specifica ed esclusiva a finalità di carattere terapeutico.

L’attività di estetista può essere svolta anche unitamente all’attività di barbiere o di parrucchiere, in forma di imprese esercitate nella medesima sede.

Elenco apparecchi per uso estetico

Ecco l’elenco degli apparecchi per uso estetico:

  • vaporizzatore con vapore normale e ionizzato non surriscaldato;
  • stimolatori ad ultrasuoni e stimolatori a micro correnti;
  • disincrostante per pulizia con intensita’ non superiore a 4 mA;
  • apparecchio per l’aspirazione dei comedoni con cannule e con azione combinata per la levigatura della pelle con polvere minerale o fluidi o materiali equivalenti;
  • doccia filiforme ad atomizzatore con pressione non superiore a 80 kPa;
  • apparecchi per  massaggi  meccanici  al  solo  livello  cutaneo, per massaggi elettrici con oscillazione orizzontale o rotazione;
  • rulli elettrici e manuali;
  • vibratori elettrici oscillanti;
  • apparecchi per massaggi meccanici o elettrici picchiettanti;
  • solarium per l’abbronzatura  con  lampade UV-A  o con applicazioni combinate o indipendenti di raggi ultravioletti (UV) ed infrarossi (IR);
  • apparecchi per massaggio ad aria o idrico con aria a pressione non superiore a 80 kPa;
  • scaldacera per ceretta;
  • attrezzi per ginnastica estetica;
  • attrezzature per manicure e pedicure;
  • apparecchi per il trattamento di calore  totale  o  parziale  tramite radiofrequenza restiva o capacitiva;
  • apparecchio per massaggio aspirante con coppe di varie misure e applicazioni in movimento, fisse e ritmate e con aspirazione non superiore a 80 kPa;
  • apparecchi per ionoforesi estetica sulla  placca di 1 mA ogni 10 centimetri quadrati;
  • depilatori elettrici ad ago, a pinza o accessorio equipollente o ad impulsi luminosi per foto depilazione;
  • apparecchi per massaggi subacquei;
  • apparecchi per presso – massaggio;
  • elettrostimolatore ad impulsi;
  • apparecchi per massaggio ad aria compressa con pressione superiore a 80 kPa;
  • soft laser per  trattamento  rilassante,  tonificante della cute o fotostimolante delle aree riflessogene dei piedi e delle mani;
  • laser estetico defocalizzato per la depilazione;
  • saune e bagno di vapore.

note

[1] Cass. ord. n. 24926/19 del 7.10.2019.


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5 Commenti

  1. Sono proprietaria di un centro estetico, aperto nell’agosto 2018, che pochi giorni fa ha superato ottimamente i controlli dell’Asl. Nel regolamento per parrucchieri e centri estetici del mio Comune si richiede tuttavia la presenza di un secondo bagno per dividere avventori da addetti in caso di unità lavoro o posti lavoro superiori a 3. È stato pertanto spedito il verbale al Comune in cui mi si chiede di comunicare in pochi giorni se intendo costruire il secondo bagno o ridurre i posti di lavoro da 5 a 3. Il regolamento è a mio avviso poco chiaro perché quando parla di “posti lavoro” o “unità lavorativa” non si capisce se intendono postazioni di lavoro o personale addetto. Ovviamente loro insistono che tutto significa postazioni di lavoro, in questo caso cabine, perché l’assurdità è che io sono l’unica addetta presente in negozio e non ho dipendenti. Inoltre 2 delle 5 postazioni di lavoro sono solarium, perciò unità indipendenti e che non prevedono prestazioni lavorative. Per poter ricavare un secondo bagno dovrei far ribaltare mezzo negozio. Cosa posso fare?

    1. Le espressioni «posti di lavoro» e «unità lavorative» si riferiscono a due cose diverse: mentre i luoghi di lavoro sono i «luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro» (art 62, d. lgs. 81/08), le unità lavorative corrispondono ai singoli lavoratori, cioè ai dipendenti.In pratica, il regolamento menzionato e prodotto in allegato dalla lettrice fa riferimento sia alle postazioni di lavoro che al personale impiegato; pertanto, per quanto assurdo, tale normativa le impone la realizzazione di servizi igienici separati per addetti e clienti: «Per i nuovi insediamenti con posti lavoro superiori a 3 si dovranno prevedere servizi igienici separati per addetti e clienti». Tra l’altro, in questo specifico caso si parla espressamente ed esclusivamente di posti lavoro, da intendersi quali postazioni.La normativa sembra dare torto, purtroppo, alla lettrice; d’altronde, questa disposizione nemmeno può stupire visto che, facendo qualche ricerca in rete, si trovano disposizioni analoghe, se non addirittura più gravose: si guardi al regolamento comunale per l’esercizio delle attività di barbiere, parrucchiere uomo e donna, estetisti ed affini, del Comune di Casale Monferrato, ove si impone la presenza di servizi igienici separati per addetti e clienti a prescindere dal numero di postazioni («Per i nuovi insediamenti ed in ragione delle capacità produttive si dovranno prevedere servizi igienici separati per addetti e clienti» – Art. 10, comma due).Tuttavia, la lettrice può cercare di difendersi depositando in Comune una memoria ove espone le sue ragioni, rimarcando la poca chiarezza del testo normativo e, soprattutto, la circostanza per cui un solarium non può essere equiparato ad un posto di lavoro, in quanto, come la stessa ben dice, nessun personale vi è né potrebbe esservi addetto. In altre parole, il solarium non è una postazione lavorativa in quanto, per definizione, quest’ultima dovrebbe essere predisposta per l’impiego di personale.La ratio della normativa è quella di imporre i doppi servizi igienici anche nel caso in cui, pur non essendovi dipendenti, questi potrebbero esservi in futuro in ragione della presenza di posti di lavoro: ad esempio, se in un’azienda ci sono cinque postazioni, tutte “vacanti”, i doppi servizi andrebbero comunque realizzati perché le postazioni, ora vuote, potrebbero un domani essere occupate mediante l’assunzione di lavoratori. Nel caso specifico, invece, ai solarium non potrebbe mai essere addetto un dipendente e, pertanto, viene meno in radice la possibilità che possa essere un posto di lavoro.

  2. Un’impresa costruisce e vende un edificio condominiale. Per farlo, elabora un regolamento. Nel momento in cui c’è la trascrizione del primo atto di vendita di un’unità immobiliare, deve trascrivere anche l’eventuale clausola che contiene una limitazione o un divieto contro il compratore del palazzo e a favore di tutte le altre unità immobiliari. Per le vendite che arriveranno dopo, bisognerà richiamare ogni volta il regolamento e trascrivere il diritto di servitù contro il compratore ed a favore degli altri condòmini. Se la trascrizione non viene fatta, non ci sarà modo di sapere con assoluta certezza che la limitazione è nota.

  3. Buona sera, due cose:
    1:per quanto riguarda i disabili, come ci si deve comportare? Che normative ci sono in merito ad un centro estetico presso il domicilio? Deve essere al pian terreno o può essere adibito su un secondo piano, quindi rendere accessibile nel caso a disabili? E rendere anche il bagno ad uso disabili?
    2: sono di Monza, può essere che in comune mi dicano che non si può esercitare presso il domicilio (anche se adeguatamente diviso lavoro da casa, non al catasto intendo ma solo come zone)?
    Grazie

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