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Sicurezza nazionale cibernetica: si lavora sul disegno di legge

7 Ottobre 2019
Sicurezza nazionale cibernetica: si lavora sul disegno di legge

Oggi, l’audizione in Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti nell’ambito dell’esame del disegno di legge sulle “Disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”.

“Noi ci occupiamo del pezzo di infrastruttura che ci compete, che ci sia sicurezza totale, che tutto sia assolutamente in linea con gli standard – ha spiegato il manager -. Abbiamo almeno un sistema a tre linee di difesa con verifiche periodiche affinché ciascun prodotto abbia tutte le garanzie di sicurezza”.  Ad affermarlo è stato Alessandro Bassano, direttore del Cyber Security Lab di Zte, nel corso del suo interventoin occasione dell’audizione in Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sulla sicurezza nazionale cibernetica.

“Siamo pronti ad affiancare le pubbliche amministrazioni, Leonardo ha una divisione cibernetica” ma sarà “importante che tutti facciano la loro parte”. A dirlo è il Chief Strategy & Market Intelligence Officer di Leonardo, Enrico Savio, nel corso dell’audizione oggi in Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti nell’ambito dell’esame del disegno di legge sulle “Disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”. Il tema della cybersecurity “è per noi importantissimo” sottolinea Savio che parla di “un perimetro normativo sfidante”.

“Si possono individuare le vulnerabilità” dei sistemi informatici agli attacchi cyber e in Italia “c’è competenza nella macchina pubblica e c’è competenza del privato, noi abbiamo centri in cui sono concentrate grandi competenze” e le competenze sono “concentrate nei millennials” anagraficamente “fra i giovani che hanno un anno di nascita intorno al ’92” le “nostre università sfornano competenze” e dunque “non ci manca il know how” e se “Leonardo può fare da catalizzatore anche la Pa non può non fare questo investimento” nelle competenze dei giovani talenti. E’ il quadro delineato dal Chief Strategy & Market Intelligence Officer di Leonardo, Enrico Savio.

“Fermo restando il giudizio positivo” il Dl che reca le ‘Disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica’ contiene “una serie di prescrizioni che necessitano di chiarimenti e specificazioni ai fini di consentirne un’applicazione certa e univoca”. A rilevarlo è il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia, come riporta la nota che riceviamo dalla nostra agenzia stampa Adnkronos.

“L’individuazione di un perimetro nazionale di cyber security è estremamente importante per il nostro Paese” e “la sicurezza è un obiettivo strategico del Paese condiviso da tutte le imprese operanti nel comparto dell’Ict”. A sottolinearlo è il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia, nel corso dell’audizione oggi in Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sulle “Disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica”.

Avenia rileva inoltre che “è altrettanto importante che attraverso il Dl 105/2019 la cyber security diventi parte integrante delle richieste contrattuali, così come consideriamo molto positivamente l’attivazione di una filiera nazionale certificata”.

Nel disegno di legge sulle ‘Disposizioni urgenti in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica’ serve “l’individuazione puntuale della platea dei soggetti ricadenti nel perimetro di Snc (Sicurezza Nazionale Cibernetica ndr.)” e “sarà estremamente importante dettagliare, in sede di emanazione del Dpcm di attuazione, il criterio che porterà ad individuare i soggetti dell’elenco (pubblici e privati) obbligati al rispetto delle prescrizioni”. A rilevarlo è il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia, nel corso dell’audizione oggi in Commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti.

“Un secondo elemento di criticità è rappresentato dal criterio guida a cui deve essere ispirata l’adozione di misure atte a prevenire i rischi per la sicurezza”. Lo sottolinea il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia.

Avenia sottolinea che “occorre, quindi, adottare un principio di proporzionalità che consenta di focalizzare le risorse laddove queste hanno il più alto valore, assicurando l’efficienza e massimizzando l’efficacia dei sistemi di sicurezza”. “Considerata l’elevata entità delle sanzioni amministrative pecuniarie previste, ci si domanda se sia stata attentamente valutata la necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti considerati illeciti ai sensi del Dl”.

Secondo Avenia, “sarebbe quantomeno opportuno prevedere un meccanismo che, anziché comminare una sanzione in maniera automatica, preveda, invece, una richiesta di azioni correttive mandatorie, eventualmente con un ‘grace period’ per risolvere le criticità riscontrare, prima di comminare una sanzione o imporre una disattivazione del servizio”.

“Le aziende cinesi evidenziano uno strano rapporto fra business e politica, rafforzato dalla legge sull’intelligence cinese del 2017, che obbliga le aziende a trasmettere le informazioni ai vertici militari. Huawei e Zte devono chiarire i loro rapporti con lo stato cinese“. Lo dichiara Federico Mollicone, deputato responsabile innovazione di Fdi, a margine dell’audizione nelle commissioni Affari costituzionali e trasporti della camera sul decreto cybersecurity.

Difendiamo i livelli occupazionali italiani ed europei, spiega Mollicone, “ma Huawei Italia non può attaccare il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, che nel suo viaggio in Italia, ha sollevato un legittimo alert sulla sicurezza nazionale italiana e dell’infrastruttura di intelligence dell’alleanza atlantica”.

Huawei e Zte, ribadisce il deputato Fdi, “connesse in vario modo alle gerarchie cinesi, smentiscano le ingerenze dello stato ed eventuali interferenze di enti periferici, compresa l’ambasciata”. Il Movimento 5 Stelle, sottolinea Mollicone, “chiarisca i rapporti che intercorrono con le aziende cinesi, e, conclude, l’eventuale sussistenza di conflitti d’interesse dei vertici grillini.”



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