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Dirigenti: busta paga

23 Luglio 2018 | Autore:
Dirigenti: busta paga

Come funziona la retribuzione dei dirigenti: trattamento minimo di garanzia e trattamento economico individuale.

Gestire il rapporto di lavoro dei dirigenti, rispetto alla gestione dell’ordinario rapporto di lavoro subordinato con impiegati, operai e quadri, presenta diverse particolarità, sia per quanto riguarda il versamento dei contributi previdenziali, che per le competenze da evidenziare nella busta paga. Anche se la gestione del rapporto lavorativo può sembrare, nel complesso, più semplice, in quanto le regole sono più elastiche in rapporto a vari istituti, dall’orario di lavoro al licenziamento, nella corresponsione della retribuzione bisogna tener presente delle regole differenti rispetto a quelle applicate alla generalità dei lavoratori. Facciamo allora il punto della situazione sulla retribuzione dei dirigenti: busta paga, trattamento economico individuale e di garanzia, benefits.

Chi sono i dirigenti?

La legge non prevede la figura del dirigente: sono i contratti collettivi e la giurisprudenza a contenere l’indicazione dei requisiti della categoria dirigenziale e ad individuare alcune figure tipiche di dirigente.

Secondo i contratti collettivi, sono dirigenti i lavoratori subordinati che in azienda ricoprono un ruolo caratterizzato da un elevato grado di professionalità, autonomia e potere decisionale; il dirigente può fornire delle disposizioni a tutta l’impresa o a una sua parte autonoma, e si occupa di promuovere, coordinare e gestire la realizzazione degli obiettivi dell’impresa.

Sono dirigenti, ad esempio, i seguenti lavoratori:

  • direttori;
  • condirettori;
  • vicedirettori;
  • capi di importanti servizi e uffici;
  • institori e procuratori con stabile mandato.

Quando non è possibile far riferimento alla definizione collettiva (perché, ad esempio, al rapporto non si applica alcun accordo collettivo), per individuare la figura del dirigente si ricorrere alla definizione fornita dalla giurisprudenza. Nel dettaglio, la giurisprudenza prevalente riconosce come dirigente il lavoratore subordinato fornito di un elevato grado di responsabilità verso l’imprenditore, cui presta una collaborazione di carattere prevalentemente intellettuale, per coordinare l’attività aziendale nella sua totalità o in alcuni suoi grandi rami autonomi.

I dirigenti hanno diritto al minimo sindacale?

I dirigenti non hanno una vera e propria paga minima prevista dal contratto collettivo, alla pari di operai e impiegati, ma hanno comunque diritto, in aggiunta alla parte di retribuzione rapportata ai risultati dell’azienda, a un trattamento minimo che deve essere loro garantito, se appartenenti al comparto dell’industria [1]: il Tmcg, ossia il trattamento minimo di garanzia.

Secondo quanto previsto dal contratto collettivo per i dirigenti di aziende industriali, la retribuzione base dei dirigenti è chiamata Tei, “trattamento economico individuale“: il Tei, dal 1° gennaio 2015, raggruppa in un’unica voce di paga i seguenti elementi:

  • minimo contrattuale comprensivo dell’ex meccanismo di variazione automatica
  • ex elemento di maggiorazione
  • aumenti di anzianità
  • superminimi e/o sovraminimi e/o assegni individuali.

Il contratto collettivo del terziario, invece, non prevede il trattamento minimo di garanzia, ma solo il trattamento economico individuale.

Come si verifica il trattamento minimo di garanzia?

Il Tei, ossia il trattamento economico individuale, deve risultare almeno pari al Tmcg, cioè, come appena esposto, al trattamento minimo di garanzia, in quanto la retribuzione prevista per i dirigenti deve comprendere il Tmcg e una quota aggiuntiva rapportata ai risultati aziendali.

Per verificare il rispetto del trattamento minimo di garanzia, bisogna dunque confrontare il Tmcg con il Tei effettivamente riconosciuto al dirigente, prendendo in considerazione:

  • il minimo contrattuale comprensivo dell’ex meccanismo di variazione automatica
  • l’importo ex elemento di maggiorazione
  • gli aumenti di anzianità
  • i superminimi e/o sovraminimi e/o assegni individuali
  • tutti gli elementi della retribuzione mensile, anche in natura, corrisposti in forma continuativa o meno.

Non devono invece essere presi in considerazione:

  • i compensi di importo variabile collegati a indici o risultati concordati individualmente o collettivamente;
  • le gratifiche una tantum;
  • l’importo aggiuntivo per rimborso spese non documentabili.

In pratica, per verificare il rispetto del trattamento minimo non conta quella parte della retribuzione che è collegata alla produttività e a determinati obiettivi aziendali e non contano i rimborsi forfettari e le gratifiche riconosciute non periodicamente; contano, invece, gli elementi riconosciuti con regolarità, in quanto assimilabili a una sorta di paga base.

A quanto ammonta il trattamento minimo di garanzia?

Il Tmcg ha un ammontare differente a seconda dell’anzianità di servizio del dirigente.

Per chi è stato assunto o nominato dal 1° gennaio 2015, il Tmcg ammonta a 66mila euro, mentre ammonta a 80mila euro per chi ha oltre 72 mesi (6 anni) di anzianità.

Ai dirigenti con un’anzianità di servizio, nella stessa qualifica e nella stessa azienda, al 1° gennaio 2015, superiore a 12 mesi e inferiore ai 6 anni (cosiddetti “in itinere”), si applica invece una particolare disciplina che prevede la “cristallizzazione” del percorso lavorativo svolto nella categoria, con il riconoscimento di un Tmcg che viene determinato secondo il seguente calcolo:

  • si deve in primo luogo considerare che la differenza tra il primo e il secondo livello di Tmcg, che ammontava a 63mila euro ed è stato soppresso nel 2014, era pari a 17mila euro (80.000 – 63.000 = 17.000);
  • si deve inoltre considerare che la differenza di 17mila euro sarebbe maturata dopo 72 mesi di servizio (6 anni);
  • al dirigente con anzianità superiore ai 12 mesi viene dunque riconosciuto, ai fini della determinazione del suo Tmcg, un settantaduesimo di 17mila euro, cioè 236 euro, per ciascun mese di anzianità maturata nella qualifica e nell’azienda al 1° gennaio 2015;
  • questo importo mensile, riportato su base annua, si aggiunge a 63mila euro, ossia al primo livello di Tmcg che trovava applicazione fino al 31 dicembre 2014;
  • ne deriva che, ad esempio, un dirigente, con 36 mesi di anzianità nella qualifica e nell’azienda, ha diritto a un Tmcg pari a 71.496 euro [( 236 X 36) + 63.000]. Per i dirigenti con almeno 6 anni di anzianità al 1° gennaio 2015 il Tmcg non può comunque superare 80mila euro.

Queste previsioni, introdotte nel 2009 e rinnovate nel 2015, saranno vigenti sino al 31dicembre 2018, sino al prossimo accordo di rinnovo.

I benefits sono inclusi nel trattamento minimo dei dirigenti?

Il contratto collettivo per i dirigenti di aziende industriali menziona espressamente l’inclusione, nel confronto tra trattamento individuale e di garanzia, di tutti gli elementi della retribuzione mensile, anche in natura, corrisposti in forma continuativa o meno (ad esclusione dei soli elementi appena elencati): devono essere dunque inclusi anche i fringe benefits (benefici accessori), come i beni e i servizi corrisposti dall’azienda in aggiunta alla normale retribuzione.

L’ assegnazione dell’auto aziendale è inclusa nel trattamento minimo dei dirigenti?

Il fringe benefits dovuto all’utilizzo del veicolo aziendale, da aggiungersi al Tei per il confronto col trattamento minimo di garanzia, deve essere calcolato in questo modo:

  • se il veicolo è concesso in uso promiscuo, il Testo unico delle imposte sui redditi [2] prevede che costituisca benefit un ammontare pari al 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle Aci”
  • è necessario specificare che un veicolo è considerato ad utilizzo promiscuo se è assegnato al dirigente per svolgere l’attività di lavoro, ma consentendone anche l’uso personale;
  • se a fronte dell’uso personale del veicolo da parte del dirigente è addebitato un corrispettivo pari o superiore al compenso in natura, nessun importo concorre a determinare il reddito di lavoro dipendente;
  • se invece è addebitato un corrispettivo inferiore al compenso in natura, la differenza costituisce reddito da assoggettare a tassazione e corrisponde al beneficio ottenuto dal lavoratore.

Se il veicolo è concesso ad uso esclusivamente aziendale, invece, non si genera in capo al dirigente alcun compenso in natura, trattandosi di un utilizzo prettamente lavorativo.

Se, infine, l’auto è concessa ad uso esclusivamente privato:

  • non è possibile procedere al conteggio del fringe benefit in base al criterio forfettario;
  • il compenso in natura deve essere valutato in base alla regola del “valore normale”;
  • nel caso in cui l’azienda addebiti al dipendente un corrispettivo, laddove lo stesso risultasse inferiore all’ammontare del fringe benefit tassabile in capo al lavoratore, si rende necessario assoggettare ad imposizione la differenza.

Conoscendo il Tei ed aggiungendovi l’importo del fringe benefit, determinato secondo quanto esposto, si possiedono tutti gli elementi per procedere al confronto col Tmcg e verificare, dunque, il rispetto del trattamento minimo di garanzia.


note

[1] Art.3 Parte II Ccnl per i dirigenti di aziende industriali del 25.09.2009.

[2] Art. 51, Co. 4, lett. a TUIR.


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