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Decreto ingiuntivo e debito fuori bilancio

1 Novembre 2019 | Autore:
Decreto ingiuntivo e debito fuori bilancio

Pubblica Amministrazione: si può pagare un debito derivante da decreto ingiuntivo esecutivo prima del suo formale riconoscimento?

Anche una persona non particolarmente esperta di diritto sa che uno degli strumenti privilegiati per il recupero dei crediti è il decreto ingiuntivo, cioè quel provvedimento con cui il giudice ingiunge al debitore di pagare al creditore una determinata somma liquida di danaro, ovvero di consegnargli una determinata quantità di cose generiche (fungibili) o una cosa specifica. Ma cosa succede quando il debitore è una pubblica amministrazione? Si seguono regole particolari per il recupero dei crediti? Ma soprattutto: cosa succede se il decreto ingiuntivo rappresenta un debito fuori bilancio?

Comprenderai già da ora che per la Pubblica Amministrazione possono valere alcune regole particolari per via della sua natura. Sono sicuro che saprai anche che l’ente pubblico è tenuto ad effettuare spese solamente nei limiti delle coperture finanziarie che possiede e che ha preventivato. È ben possibile, però, che una pubblica amministrazione si trovi a dover fare i conti con un debito fuori bilancio e con il relativo decreto ingiuntivo con cui il creditore ne chiede la riscossione, pena l’inizio della procedura esecutiva. Cosa succede in questi casi? Cos’è e come si procede al riconoscimento di un debito fuori bilancio? È ciò che intendo spiegarti con questo articolo. Se l’argomento ti interessa, concediti dieci minuti di tempo per completare la lettura.

Decreto ingiuntivo: cos’è e come funziona

Prima di spiegare il problema del decreto ingiuntivo e del debito fuori bilancio, vediamo cos’è e come funziona, in generale, il decreto ingiuntivo.

Come anticipato, il decreto ingiuntivo è un provvedimento che viene emesso dal giudice quando il ricorrente dimostra di essere creditore di una somma liquida di danaro, di una determinata quantità di cose fungibili (cioè, di cose generiche interscambiabili tra loro), ovvero della consegna di una cosa mobile determinata[1].

Al ricorrere di questi presupposti, se il creditore riesce a fornire prova scritta del proprio diritto, allora il giudice emette un decreto con cui ingiunge al debitore di pagare quanto dovuto entro quaranta giorni dal momento in cui avrà avuto conoscenza del provvedimento.

Dal momento dell’emissione, il creditore ha sessanta giorni di tempo per provvedere alla notifica al debitore: se lascerà decorrere invano questo termine, il decreto decadrà e non sarà più efficace.

Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo

È possibile, poi, che il decreto ingiuntivo sia munito già della provvisoria esecutività: secondo la legge [2], se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, oppure se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere,il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l’esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell’opposizione.

La provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo consente al creditore di poter notificare lo stesso unitamente al precetto, cioè a quell’atto che intima al debitore di pagare entro dieci giorni, pena l’inizio dell’esecuzione forzata sui beni.

L’opposizione a decreto ingiuntivo

Contro il decreto ingiuntivo, il debitore (privato o pubblica amministrazione che sia) può proporre opposizione entro quaranta giorni dal giorno in cui il provvedimento gli è stato notificato. L’opposizione si propone davanti all’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto, con atto di citazione notificato al creditore (o meglio, all’avvocato presso cui ha eletto domicilio). In seguito all’opposizione, il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito.

Praticamente, l’opposizione a decreto ingiuntivo si fa notificando al creditore, nel termine di quaranta giorni, un atto di citazione, come se si dovesse instaurare un normalissimo procedimento. L’unica differenza è che l’atto di citazione in opposizione dovrà contenere i riferimenti al decreto ingiuntivo cui ci si oppone.

Debito fuori bilancio: cos’è?

Spiegato cos’è e come funziona il decreto ingiuntivo, focalizziamoci ora sul secondo termine dell’equazione, cioè sul debito fuori bilancio. Di cosa si tratta? Cosa significa debito fuori bilancio?

La nozione di debito fuori bilancio si riferisce alla contabilità degli enti locali; in pratica, è una questione inerente esclusivamente alla pubblica amministrazione.

Secondo una definizione fornita direttamente dal ministero dell’Interno [3], i debiti fuori bilancio sono quelli contratti senza che l’ente ne avesse programmato una specifica copertura finanziaria. Spesso si tratta di debiti derivanti da situazioni particolarmente imprevedibili: classico esempio è un debito che il Comune è costretto a contrarre a causa di una calamità naturale, per pagare imprese costruttrici o per limitare i danni da terremoti. È chiaro che, in tal caso, il Comune deve intervenire subito, indipendentemente dal fatto se abbia stanziato o meno fondi a favore (copertura finanziaria).

Un debito fuori bilancio, però, potrebbe giungere anche da una cattiva organizzazione contabile dell’ente pubblico, il quale ha erroneamente preventivato di pagare all’impresa assunta per svolgere un incarico una somma minore di quella in realtà pattuita nel contratto stipulato con quest’ultima: ad esempio, ha preventivato una spesa di duemila euro ma, da contratto, ne deve tremila. È chiaro che, in una situazione del genere, risulterebbero mille euro di debito fuori bilancio.

Riconoscimento debito fuori bilancio: cos’è?

Come appena detto nel paragrafo precedente, un debito fuori bilancio è un vero e proprio imprevisto per l’ente pubblico, il quale non aveva preventivato quella spesa. La pubblica amministrazione, per poter procedere al pagamento di tale debito, è tenuta a prenderne atto e a ricorrere a un’apposita deliberazione.

Secondo la legge [4], il riconoscimento di un debito fuori bilancio avviene con deliberazione del Consiglio Comunale; solo successivamente l’ente pubblico provvede al relativo pagamento. In altre parole, prima di poter pagare il proprio debito la pubblica amministrazione deve riconoscerlo con provvedimento formale; solo dopo potrà onorare il suo debito.

Debito fuori bilancio: può derivare da decreto ingiuntivo?

Secondo la legge, un debito fuori bilancio può derivare anche da una sentenza esecutiva emessa nei confronti della pubblica amministrazione debitrice. Si ritiene pacificamente [5], però, che alla sentenza sia equiparabile un decreto ingiuntivo esecutivo, in quanto l’espressione sentenze esecutive va intesa, in via di estensione, nel senso di provvedimenti giudiziari esecutivi da cui derivino debiti pecuniari a carico dell’ente locale.

Dunque, una spesa imprevista, cioè che non sia stata preventivata dalla pubblica amministrazione, può derivare anche da un decreto ingiuntivo definitivo. Il problema che si pone, ora, è quello di come e quando provvedere al suo pagamento.

Pagamento anticipato del debito fuori bilancio

Come anticipato, un debito fuori bilancio deve essere oggetto di formale riconoscimento da parte della Pubblica Amministrazione; solamente dopo tale operazione sarà possibile procedere al suo pagamento.

È chiaro, però, che il riconoscimento potrebbe tardare, visti i tempi di certo non celeri della pubblica amministrazione. Il ritardo del riconoscimento potrebbe comportare, di riflesso, il ritardo nel pagamento del debito, con conseguenze negative per l’ente, quali il maturare degli interessi e, soprattutto, la possibilità che il creditore proceda ad esecuzione forzata.

In casi del genere, cioè se si tarda a riconoscere il debito fuori bilancio, è possibile procedere a un pagamento anticipato oppure la pubblica amministrazione non potrà in ogni caso onorare il proprio debito?

Secondo la giurisprudenza [6], nel caso in cui il riconoscimento del debito fuori bilancio sia tardivo o non tempestivamente attuabile (si pensi, ad esempio, a problematiche di mancanza del numero legale in Consiglio nonostante la rituale convocazione), è possibile, in presenza di un debito derivante da un provvedimento giurisdizionale esecutivo (dunque, anche da decreto ingiuntivo), procedere al pagamento anche prima della deliberazione consiliare di riconoscimento, salvo l’obbligo di adoperarsi contemporaneamente per la definizione della deliberazione consiliare di riconoscimento.

Dunque, se la Pubblica Amministrazione intende pagare spontaneamente il debito fuori bilancio sorto da decreto ingiuntivo definitivo, ma non si è ancora proceduto al formale riconoscimento, si potrà procedere ugualmente, salvo poi l’obbligo di una pronta attivazione e celere definizione del procedimento di riconoscimento, nonché quello di includere la determinazione relativa al pagamento anticipato nella documentazione da trasmettere alla competente Procura della Corte dei Conti per i dovuti controlli.

Come procedere al pagamento anticipato del debito fuori bilancio?

Sempre secondo la Corte dei Conti, quando l’ente pubblico intende procedere al pagamento del debito fuori bilancio senza dover attendere i tempi del formale riconoscimento, potrà agire in un duplice modo, in considerazione dell’oggetto della spesa cui si riferisce l’obbligazione perfezionata con il decreto ingiuntivo definitivo:

  • può già sussistere un pertinente e capiente stanziamento nel bilancio in corso di gestione: in tal caso, l’organo competente alla gestione della spesa potrebbe procedere all’assunzione del nuovo impegno contabile, propedeutico alle successive fasi della spesa e quindi anche al pagamento, trattandosi di obbligazione giuridicamente perfezionata;
  • viceversa, può non sussistere uno stanziamento con oggetto corrispondente al tipo di spesa derivante dal provvedimento del giudice, oppure tale stanziamento è insufficiente: in questo caso, secondo i giudici, la disponibilità di bilancio necessaria per procedere al pagamento del debito ed evitare aggravi di spesa potrebbe essere individuate attraverso l’esercizio dei poteri di variazione del bilancio spettanti alla giunta e ai responsabili finanziari o della spesa.

note

[1] Art. 633 cod. proc. civ.

[2] Art. 642 cod. proc. civ.

[3] Ministero dell’Interno, Circolare n. 21 del 20/09/1993.

[4] Art. 194 d. lgs. n. 267/2000 (Testo unico enti locali).

[5] Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Campania, n. 384/2011.

[6] Corte dei Conti, Sez. Reg. Liguria, parere n. 73 del 22 marzo 2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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