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Il taglio dei parlamentari può favorire le lobby: ecco perché

8 Ottobre 2019
Il taglio dei parlamentari può favorire le lobby: ecco perché

Oggi, l’Aula della Camera si appresta a dare il via libero definitivo al taglio dei parlamentari. Ecco i commenti dell’ex presidente della Camera Luciano Violante.

Oggi si vota il taglio dei parlamentari. Una giornata storica, secondo alcuni; la fine della democrazia secondo altri. Perché mai? A spiegarlo è l’ex presidente della Camera, Luciano Violante, in una intervista rilasciata a La Stampa.

«Ridurre il numero dei parlamentari non è sbagliato, è stato già proposto in diversi progetti, ma il giudizio dipende dal contesto. Se la riduzione cade dal cielo, senza adeguare il resto del sistema, si vengono a creare problemi delicati». Nella nota che riceviamo dalla nostra agenzia Adnkronos, Violante rimarca che: «Per effetto della riduzione dei seggi, ogni senatore rappresenterà 300mila elettori tolte le grandi città, avremo collegi enormi, col risultato che gli eletti diventeranno irraggiungibili. E quanto potrà costare una campagna elettorale di queste dimensioni? Vogliamo lasciare campo libero alle lobby?».

In buona sostanza, a dialogare con i parlamentari saranno solo i poteri più forti. Non ci sarà più la vecchia segreteria politica dove ogni giorno venivano ricevute decine di persone e se ne ascoltava le istanze. L’eletto avrà troppe “teste” da accontentare e, chiaramente, sentirà solo chi gli riconoscerà più voti, ossia i poteri forti o rappresentativi.

«Il Senato ridotto a 200 membri – si chiede ancora Violante – in che modo riuscirà a mandare avanti il lavoro che oggi svolge con 315?». «Io pongo un problema, se permette, più serio: limitandoci a ridurre i parlamentari, rischiamo che nel cuore del procedimento legislativo 5-6 persone decidano per 60 milioni di italiani. Occorre rifletterci. Sono stati messi in cantiere rimedi? Non mi pare».

Secondo Violante, si tratta dunque di una riforma “incompleta” perché «la fiducia al governo continueranno a esprimerla le due Camere separatamente, oppure sarà il caso che queste decidano in seduta comune per evitare che la stabilità cada nelle mani di pochi senatori ‘border line’?»

Terza questione, osserva infine, «per effetto delle altre riforme in discussione, il Senato verrà di fatto equiparato alla Camera. Dunque, andremo incontro allo svuotamento delle motivazioni che giustificano un secondo ramo del Parlamento. Avremo un monocameralismo di fatto. Ma perché non arrivarci alla luce del sole, attraverso una riforma che tenga conto di tutti i vari aspetti?».



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