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Sono permanentemente inabile: posso essere licenziato?

12 Ottobre 2019
Sono permanentemente inabile: posso essere licenziato?

Ho subito un grave infortunio sul lavoro che mi ha reso permanentemente inabile alle mie mansioni.

Posso essere licenziato?

Recentemente la Corte di Cassazione (sentenza n. 32.158 del 2018) ha ribadito alcune regole fondamentali in materia di licenziamento per non idoneità al lavoro dovuta ad infortunio o malattia che non siano dovute a colpe o negligenze del datore di lavoro.

La Corte ha stabilito che:

  • nel caso in cui si verifichi una infermità permanente (accertata dal medico competente e, ribadisco, non dovuta a colpa del datore) che renda il lavoratore inabile a svolgere le mansioni per le quali è stato assunto, il licenziamento sarà possibile solo se nell’azienda non vi siano altre posizioni in cui il lavoratore possa essere collocato e che siano compatibili con il suo attuale stato di salute.

Si tratta del cosiddetto obbligo di ripescaggio (repechage in francese).

In sostanza prima di poter licenziare il lavoratore (diventato in modo permanente inabile alle sue mansioni), il datore di lavoro, su richiesta del lavoratore, ha l’obbligo:

  • di verificare se nella sua azienda vi siano altre mansioni in cui il lavoratore inabile possa essere impiegato senza rischi per le sue condizioni fisiche (anche mansioni inferiori rispetto a quelle per cui il lavoratore fu assunto, se il lavoratore lo consente).

Il licenziamento sarà quindi possibile e sarà lecito solo se il datore di lavoro avrà dimostrato che non esistano in azienda altre mansioni a cui adibire il lavoratore divenuto permanentemente inabile e, quindi, non sia possibile ricollocarlo altrove.

Nel caso in cui, invece, la causa dell’infortunio sia dovuta a colpa del datore di lavoro (che, ad esempio, non aveva predisposto tutte le misure per la tutela della sicurezza dei dipendenti) allora il lavoratore potrà:

  • assentarsi dal lavoro finché non sarà guarito (se la guarigione è possibile) e non potrà essere licenziato per superamento del periodo di comporto (cioè non sarà licenziabile per essersi assentato per malattia o infortunio oltre i termini massimi previsti dal contratto collettivo);
  • ottenere un risarcimento del danno a carico del datore di lavoro per quei danni, cosiddetti differenziali, che non sono coperti dall’indennizzo Inail (ad esempio per l’eventuale danno che deriva dalla permanente inidoneità al lavoro).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte



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