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Si può circolare in Italia con la targa straniera?

8 Ottobre 2019 | Autore:
Si può circolare in Italia con la targa straniera?

Auto con targa estera: quando si può guidare in Italia, quando scatta l’obbligo di reimmatricolazione e quando la confisca? Residenza normale: cos’è?

A partire dal 2018, anno di entrata in vigore del decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, si sono moltiplicate le richieste di chiarimenti da parte di quanti sono stati fermati dalla polizia stradale perché alla guida di un’auto avente targa straniera. Il problema è che molte persone vengono sanzionate anche soltanto per essersi messi solo momentaneamente al volante dell’auto di un parente, familiare o amico con veicolo immatricolato all’estero. Sorge, dunque, la necessità di fare chiarezza: si può circolare in Italia con la targa straniera?

La risposta a questa domanda necessita della disamina di una norma del codice della strada che pone il divieto di guidare auto immatricolate all’estero. Il perché della proibizione è semplice: il legislatore vuole stroncare (o, quantomeno, limitare) il fenomeno dell’immatricolazione estera per evitare di pagare il bollo in Italia. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se si può circolare in Italia con la targa straniera.

Targa straniera: cosa dice il codice della strada?

Il Codice della strada dice che è vietato, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni, circolare con un veicolo immatricolato all’estero [1]. Per chi trasgredisce questo divieto  è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 712 a 2.848 euro.

L’autorità che accerta la violazione (carabinieri, polizia, ecc.) trasmette il documento di circolazione all’ufficio della motorizzazione civile competente per territorio, ordina l’immediata cessazione della circolazione del veicolo e il suo trasporto e deposito in luogo non soggetto a pubblico passaggio.

Come si evince dalla normativa appena riportata, il divieto è generalizzato a chiunque risiede in Italia da oltre due mesi, senza eccezioni (se non quelle che elencheremo nei prossimi paragrafi); probabilmente trattasi di un “effetto indesiderato” della lotta a chi, per non pagare il bollo, acquista l’auto in un altro Stato.

La norma si applica anche a chi abbia la doppia residenza o cittadinanza: se la persona è iscritta da più di sessanta giorni nei registri anagrafici italiani, ai fini dell’applicazione delle sanzioni previste per la violazione del divieto, egli è residente in Italia e tale iscrizione rileva ai fini della norma di cui parliamo.

La reimmatricolazione del veicolo in Italia

Il Codice della strada dice che entro i 180 giorni successivi alla violazione, il proprietario del veicolo deve provvedere:

  1. ad immatricolare il veicolo in Italia;
  2. oppure a chiedere il rilascio di un foglio di via per portare il veicolo fuori dai confini italiani.

Se, invece, entro i 180 giorni dalla violazione, il proprietario del veicolo non chiede né l’immatricolazione in Italia del veicolo e nemmeno il rilascio del foglio di via, allora il veicolo viene confiscato (cioè si perde la proprietà del mezzo che, in pratica, diventa di proprietà dello Stato italiano).

Il foglio di via va richiesto, nei termini predetti, ad un ufficio competente del Dipartimento per i Trasporti Terrestri (la Motorizzazione civile).

Guidare auto targa straniera: come giustificarsi?

L’unico modo per giustificarsi quando si è fermati alla guida di un’auto avente targa straniera sarebbe quello di avere con sé un documento di data certa (ad esempio una dichiarazione autenticata da un notaio) che attesti il grado di parentela o il rapporto tra chi si trova a guidare l’automobile con targa estera ed il proprietario del veicolo. In assenza, scatta il divieto di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente.

Quando si può circolare in Italia con targa straniera?

Il divieto di circolare in Italia con targa straniera soffre alcune eccezioni, che riguardano:

  • i veicoli concessi in leasing o in locazione senza conducente da parte di un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria o altra sede effettiva;
  • i veicoli concessi in comodato a un soggetto residente in Italia e legato da un rapporto di lavoro o di collaborazione con un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o aderente allo Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria od altra sede effettiva.

Circolazione con residenza normale: cos’è?

Alle eccezioni elencate nel paragrafo superiore se ne aggiunge un’altra introdotta più di recente da una circolare del ministero dell’Interno [2], la quale ha provveduto a mitigare la severità della norma, in ragione anche della difficoltà, per le autorità, di accertare concretamente la violazione.

Secondo la predetta circolare, i soggetti residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea che si trovano in Italia per svolgere attività lavorative stagionali e che conducono i veicoli nella loro disponibilità immatricolati all’estero, decorsi 185 giorni di permanenza in Italia, possono acquisire la residenza normale secondo le norme comunitarie in materia.

Il titolare di residenza normale in Italia, dunque, può condurre il veicolo immatricolato all’estero del quale dispone a qualunque titolo, salvo che non acquisisca la residenza anagrafica. Ma cos’è la residenza normale?

Per residenza normale [3] in Italia si intende il luogo, sul territorio nazionale, in cui una persona dimora abitualmente, vale a dire per almeno 185 giorni all’anno, per interessi personali e professionali o, nel caso di una persona che non abbia interessi professionali, per interessi personali, che rivelino stretti legami tra la persona e il luogo in cui essa abita.

Si intende altresì per residenza normale il luogo, sul territorio nazionale, in cui una persona, che ha interessi professionali in altro Stato comunitario o dello Spazio economico europeo, ha i propri interessi personali, a condizione che vi ritorni regolarmente.

In sintesi, dunque, la residenza normale, non essendo equiparabile alla residenza anagrafica risultante dall’iscrizione ai registri di un Comune, non fa scattare il divieto di circolare con targa straniera; da tanto deriva che il titolare di residenza normale in Italia può condurre il veicolo immatricolato all’estero del quale dispone a qualunque titolo, salvo che non acquisisca la residenza anagrafica.

Il divieto di guidare con targa straniera dopo la circolare del 2019

Alla luce dell’ultima circolare del ministero dell’Interno, possiamo, dunque, concludere dicendo che il presupposto per il divieto assoluto di circolazione con targa estera è la residenza anagrafica del conducente, quale risulta dai documenti d’identità; pertanto, il divieto si applica sempre a chi risiede da più di sessanta giorni in Italia.

Il divieto non si applica nei confronti delle persone aventi residenza all’estero che lavorano o collaborano in modo stagionale con imprese che hanno sede in Italia e che hanno residenza temporanea ovvero normale  in Italia. Restano esclusi da tale valutazione coloro che, nelle condizioni sopraindicate, acquisiscano la residenza anagrafica in Italia.


note

[1] Art. 93, comma 1-bis, codice della strada, così come introdotto dal d.l. n. 113/2018 (art. 29-bis).

[2] Circolare del Ministero dell’Interno del 4 giugno 2019.

[3] Art. 12, direttiva 2006/126/CE

Autore immagine: Pixabay.com


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6 Commenti

  1. Salve.
    Ho la residenza in Italia. Se viene a trovarmi un amico dall’estero, con la sua macchina con targhe estere, posso guidare quella macchina con l’amico in macchina, o no?
    Grazie per la risposta

    1. Sono un connazionale residente in Polonia iscritto all’Aire e posseggo la macchina con targa polacca.
      – Ciò premesso –
      Un cittadino residente all’estero, ai fini della circolazione con targa estera può guidare liberamente in Italia ? Ai sensi dell’art. 132 del codice della strada salvo errore può circola per 12 mesi ma, nel caso in cui l’automobilista venga fermato oltre i termini di 12 mesi, la polizia da dove rileva che l’auto circola in Italia oltre il termine di 12 mesi ?
      Altra ipotesi, nel caso in cui l’auto debba essere esportata all’estero perchè sono scaduti i termini, l’automobilista può esportare l’auto all’estero e ritornare in Italia anche il giorno dopo.
      Resto in attesa di una risposta. Grazie

      Nota bene : da quanto sopra evidenziato, in concreto un cittadino che ha la residenza all’estero può guidare sempre in Italia con targa estera.

  2. Sono Italiano e vivo in Italia, ho un’azienda all’estero in Romania ed ho una macchina intestata alla azienda straniera il quale io sono l’amministratore, non ho altre macchine in Italia, sono in regola per la circolazione in Italia ?

  3. Salve,
    Il mio ragazzo si trasferirà a inizio novembre in Italia e porterà con se la sua macchina al momento targata Belga. Procederemo a chiedere il permesso di soggiorno, vale come residenza? deve rimmatricolare la macchina?

    Come possiamo procedere in tal caso?

    Grazie.

  4. non ho capito bene se, dopo il decreto del 2019, le informazioni fornite sopra sulla guida dell’auto estera di un parente non valgono più oppure si?

    Mio padre, residente all’estero, mi presta la sua auto per un breve periodo. Posso autenticare il grado di parentela da un notaio come indicato. vorrei sapere se oggi, 11.2021, questo é sufficiente oppure sarei sanzionabile?

    grazie

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