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Impresa familiare: cos’è?

24 Luglio 2018 | Autore:
Impresa familiare: cos’è?

Collaborazione dei familiari all’attività dell’azienda: in quali casi e in che modo si realizza l’impresa familiare, come funziona il rapporto di lavoro.

Vorresti metter su una piccola azienda con i tuoi parenti, e stai pensando di realizzare un’impresa familiare perché ti hanno detto che il suo funzionamento è molto semplice? Devi innanzitutto sapere che l’impresa familiare non rappresenta una modalità di esercizio dell’attività imprenditoriale distinta dalle altre, come ditta individuale e società, ma si tratta di un’attività, che può appartenere a determinate tipologie, in cui il titolare si avvale della collaborazione dei propri familiari. Devi anche sapere che l’attività svolta in modo continuativo da un lavoratore, a favore dell’impresa gestita da un familiare, riceve una tutela particolare. La disciplina relativa al lavoro nell’impresa familiare, poi, si applica esclusivamente se non è configurabile un diverso rapporto lavorativo, perché ha natura residuale o suppletiva. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sull’impresa familiare: cos’è, chi può costituirla, come funziona, quali sono i diritti dei familiari.

Che cos’è l’impresa familiare?

L’impresa familiare non è, in senso proprio, una tipologia d’impresa “autonoma”, o a sé, come la ditta individuale e la società: parliamo d’impresa familiare, difatti, nel caso in cui il titolare si avvalga della collaborazione del coniuge, di parenti entro il terzo grado o di affini entro il secondo.

Ai familiari collaboratori è riconosciuta una quota degli utili dell’impresa in cambio della collaborazione prestata [1].

Quali attività si possono esercitare con l’impresa familiare?

L’impresa familiare può essere di piccole, medie o grandi dimensioni e può avere come oggetto un’attività commerciale, industriale o agricola. Non è possibile, invece, esercitare attività bancaria e assicurativa.

Che cos’è l’impresa coniugale?

Se l’impresa è gestita da entrambi i coniugi ed il regime adottato è di comunione dei beni, si parla d’impresa coniugale.

L’impresa familiare può essere una società?

È possibile applicare la disciplina dell’impresa familiare anche quando l’imprenditore ha costituito una società di fatto con terzi: in questo caso, l’applicazione della disciplina specifica è però limitata alla quota sociale.

Come si costituisce l’impresa familiare?

Per costituire un’impresa familiare non sono necessarie particolari formalità, anche se queste risultano opportune per dimostrarne l’esistenza.

La normativa fiscale, difatti, richiede, ai fini probatori, che l’impresa familiare sia realizzata mediante la stipula di un atto costitutivo scritto, che può consistere in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata.

La sussistenza dell’impresa familiare, comunque, si verifica quando questa è costituita dal titolare con la partecipazione di almeno un familiare e risulta da una manifestazione di volontà o da fatti concludenti.

Non essendo richiesta, per la validità, la stipula di un contratto, l’impresa familiare può dunque nascere anche per il semplice esercizio continuativo di un’attività economica da parte del titolare e di uno o più familiari.

Quali tipi di impresa familiare esistono?

Le tipologie di impresa familiare, come anticipato, possono essere differenti:

  • impresa coniugale gestita da entrambi i coniugi in comune: questo tipo di impresa familiare, detta impresa coniugale, si verifica quando i coniugi sono in regime di comunione dei beni e gestiscono entrambi l’attività; l’azienda può essere di tutti e due, oppure di uno solo dei coniugi ed ad essa possono collaborare i parenti dell’uno o dell’altro coniuge;
  • impresa individuale di uno dei coniugi: in questo caso, all’impresa familiare collaborano l’altro coniuge o i familiari, che però non partecipano alla sua gestione;
  • impresa individuale di uno dei membri della famiglia: in questa ipotesi, i familiari che collaborano hanno diritto, salvo pattuizione contraria, alla gestione dell’azienda e all’attribuzione dei diritti patrimoniali;
  • impresa sociale di più membri della famiglia che la gestiscono in comune: in questa ipotesi, la disciplina dell’impresa familiare si applica a quei familiari che, pur collaborando, rimangono fuori dalla gestione imprenditoriale.

Quali parenti possono lavorare nell’impresa familiare?

  • I familiari che possono partecipare all’impresa sono :
  • il coniuge o la parte dell’unione civile;
  • i parenti entro il 3° grado: il figlio, il figlio del figlio ed il pronipote, il genitore, il nonno, il fratello o la sorella, il nipote figlio di fratello o di sorella e lo zio;
  • gli affini entro il 2° grado: il coniuge del figlio (genero o nuora), il coniuge del figlio del figlio, il coniuge del genitore quando non sia anch’egli genitore, il coniuge del fratello (cognato), il figlio (solo del coniuge) e il figlio del figlio, il genitore e il nonno, il fratello e la sorella (parenti del coniuge, ad esempio, suoceri, cognati, etc.).

I conviventi possono partecipare all’impresa familiare?

Il convivente more uxorio, dapprima considerato dalla giurisprudenza come terzo estraneo, può ora collaborare come familiare nell’impresa familiare [1].

Per “conviventi di fatto” si intendono due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Per l’accertamento della stabilità della convivenza occorre rilasciare la dichiarazione anagrafica.

Come funziona il rapporto di lavoro nell’impresa familiare?

Non in tutti i casi in cui un familiare collabora all’attività aziendale si può configurare un’impresa familiare: si tratta, in realtà, di una disciplina residuale, applicabile solo se non è già realizzato un diverso rapporto di lavoro. La sua finalità, difatti, è quella di offrire una tutela minima a quei rapporti lavorativi che si svolgono negli ambiti familiari e che non sono riconducibili al lavoro subordinato o autonomo: pertanto, l’esistenza di una collaborazione nell’ambito dell’impresa familiare deve essere dimostrata e non è mai presunta.

Il familiare deve svolgere nell’impresa un’attività di lavoro continuativa, che deve essere regolare, costante e prevalente, anche se non necessariamente a tempo pieno.

Il lavoro può essere sia manuale che intellettuale e non può consistere unicamente nella gestione dell’impresa, perché, se così fosse, si avrebbe una società e non una collaborazione familiare.

L’attività lavorativa del familiare può essere qualificata come partecipazione all’impresa familiare solo se si tratta di prestazioni pertinenti all’attività dell’impresa, che sono utili al suo andamento o si concretizzano in servizi a favore dell’attività.

Bisogna distinguere dal lavoro nell’impresa familiare il lavoro occasionale dei familiari conviventi con l’imprenditore per il funzionamento della famiglia. In questo caso, l’attività lavorativa è eseguita spontaneamente per adempiere a doveri familiari, e trova il proprio fondamento nel rapporto affettivo e di solidarietà che lega i membri della famiglia, al di fuori di qualsiasi vincolo giuridico.

L’attività, ad ogni modo, deve risultare occasionale, cioè caratterizzata dalla non sistematicità e stabilità delle mansioni svolte. L’attività non deve risultare, poi, di tipo abituale e prevalente nell’ambito della gestione e del funzionamento dell’impresa: il limite massimo della collaborazione occasionale gratuita prestata dal familiare è di 90 giorni (720 ore) nel corso dell’anno solare.

Quali sono i diritti dei familiari partecipanti all’impresa familiare?

Per la collaborazione prestata, i familiari hanno diritto:

  • alla partecipazione agli utili;
  • al mantenimento (indipendentemente dall’esistenza di utili e dalla convivenza col titolare);
  • alla prelazione in caso di divisione ereditaria o trasferimento;
  • alla tutela assicurativa e previdenziale (sono escluse dalla tutela previdenziale le sole collaborazioni occasionali, intendendosi per tali quelle che non superano i 90 giorni nell’anno).

Come si scioglie l’impresa familiare?

Il titolare dell’impresa familiare ha il diritto sia di recedere dall’impresa che di determinarne la cessazione; gli altri familiari partecipanti hanno comunque diritto alla liquidazione della propria quota e al risarcimento del danno, per recesso ingiustificato.

Se, invece, è il familiare collaboratore a voler recedere, è sufficiente un comportamento concludente.

In caso di decesso del titolare, si determina la cessazione dell’impresa familiare ed il passaggio dei beni nell’asse ereditario; rispetto a tali beni i familiari partecipanti possiedono un diritto di credito, commisurato ad una quota degli utili e degli incrementi, oltre al diritto di prelazione sull’azienda.


note

[1] Art. 230 bis Cod. Civ.

[2] Cass. Sent. n. 19394/ 2015.


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