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Vendita all’asta su WhatsApp: è legale?

12 Ottobre 2019
Vendita all’asta su WhatsApp: è legale?

Sono titolare di un’azienda grossista. Per velocizzare l’uscita dal magazzino di prodotti fuori serie e obsoleti, ho creato un gruppo WhatsApp coi miei clienti. In questo gruppo eseguo delle aste dove partendo da una base si procede a fare dei rilanci. Il tutto stabilendo la puntata e l’orario entro cui si svolge l’asta. La cosa è nata per gioco, ma siccome sta funzionando ho bisogno del Vostro parere circa la liceità della pratica dal punto di vista giuridico.

La legge italiana (art. 18, comma quinto, d. lgs. n. 114/1998) stabilisce l’illiceità delle aste realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione, dovendosi intendere in quest’ultima categoria anche gli strumenti telematici (internet, social network, ecc.).

Una circolare del Ministero dell’Industria (circ. del 17 giugno 2002 n. 3547/C), però, ha precisato che il divieto di aste realizzate per mezzo di sistemi di comunicazione si applica soltanto agli operatori dettaglianti, cioè a coloro che svolgono l’attività di acquisto per la rivendita ai consumatori finali; il divieto non riguarda pertanto i grossisti e chi non vende a consumatori finali.

Per commercio all’ingrosso si intende l’attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende ad altri commercianti, all’ingrosso o al dettaglio, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Per commercio al dettaglio, invece, si fa riferimento all’attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale.

Al di fuori di questa eccezione, quindi, le aste on line con vendita dal professionista al consumatore devono ritenersi vietate (cosiddette aste B2C, cioè business to consumer). Ciò è stato ribadito anche dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 19668 del 10.10.2005), la quale ha dichiarato illegittimo l’uso di un sito di aste on line da parte di un antiquario per vendere propri pezzi.

Abbiamo detto che le aste on line non sono sempre proibite: nello specifico, sono lecite quelle fatte da un grossista oppure da chi non vende ad un consumatore; deve trattarsi, insomma, di aste B2B, cioè business to business.

Ebbene, sempre secondo la circolare sopra citata, nel caso in cui il soggetto conduca direttamente la vendita di beni propri o di beni altrui, l’attività è soggetta al rilascio di un’apposita licenza, cioè di una vera e propria autorizzazione prevista per lo svolgimento dell’attività di banditore (art. 115 del Regio decreto n. 773/1931 del 18.06.1931, Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza).

Nell’ipotesi invece in cui il banditore d’asta mette a disposizione soltanto il luogo virtuale di incontro (cioè, il sito web), si configura un’attività di mediazione (art. 1754 cod. civ.), non soggetta alla licenza di cui sopra. Secondo la legge, infatti, soltanto le agenzie di affari (tra le quali rientrano le case d’asta e le imprese, comunque organizzate, che si offrono come intermediarie nell’assunzione o trattazione di affari altrui, prestando la propria opera a chiunque ne faccia richiesta), necessitano della speciale autorizzazione.

Il rilascio delle licenze concernenti le agenzie di affari è oggi di competenza dei Comuni, ad esclusione di quelle relative all’attività di recupero crediti, pubblici incanti, agenzie matrimoniali e di pubbliche relazioni, che restano in capo al questore.

Pertanto, nei casi in cui il banditore d’asta svolge un ruolo concreto di intermediario, vendendo beni propri o altrui, la legge dice che è necessaria l’autorizzazione rilasciata dal questore, come se si trattasse di un’agenzia d’affari. Nel caso di asta on line in cui il banditore si limita a mettere a disposizione una pagina internet, invece, non occorrerà la licenza di cui sopra.

Alla luce di tutto ciò, nel caso prospettato pare ricorrere un’ipotesi di asta on line tra professionisti (B2B, business to business), cioè di asta che non coinvolge consumatori, condotta direttamente dal banditore d’asta in cui è possibile acquistare beni di proprietà di quest’ultimo. Le modalità sono quelle dell’asta al rialzo, o asta all’inglese.

Trattasi pertanto di asta on line lecita, che però richiede un’espressa autorizzazione: dice la legge che «non possono aprirsi o condursi agenzie di prestiti su pegno o altre agenzie di affari, quali che siano l’oggetto e la durata, anche sotto forma di agenzie di vendita (…) senza la licenza del Questore»; nelle agenzie d’affari si ritiene rientrino anche le aste. Come sopra ricordato, in base all’art. 163, comma 2, lett. b) e d), del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, il rilascio delle licenze concernenti le agenzie di affari è ora di competenza dei Comuni.

Resta comunque fermo il rispetto di ogni adempimento fiscale e di tutte le altre regole stabilite per l’esercizio dell’attività svolta e per i grossisti in generale (d. lgs. 31 marzo 1998, n. 114), in relazione anche alla natura dei prodotti venduti.

Articolo tratto da una consulenza dell’avvocato Mariano Acquaviva



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