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Contachilometri alterato

8 Ottobre 2019
Contachilometri alterato

Tachimetro auto azzerato o chilometri scalati: come difendersi se il venditore ti truffa. Possibile la denuncia e la domanda di risoluzione del contratto.

Vendere un’auto con contachilometri alterato è una truffa. Il venditore, pertanto, può essere querelato. Ma non solo. Una recente sentenza della Cassazione civile [1] dimostra che esiste un’altra via. Ecco, dunque, cosa fare in casi come questi, quando cioè l’acquirente, dopo aver comprato il veicolo usato, si accorge che il contachilometri è stato manomesso e riporta un’indicazione non corrispondente all’effettivo stato di usura del mezzo.

Contachilometri alterato: cosa fare

Diciamoci la verità: se una persona ti ha venduto un’auto con il contachilometri manomesso è solito a comportamenti di questo tipo. Lo potrai denunciare per truffa e magari, nel successivo processo penale, costituirti parte civile per ottenere il risarcimento del danno. Ma per avere indietro tutti i soldi pagati e le eventuali ulteriori spese dovrai poi rivolgerti a un giudice civile. Dunque, potresti ritenere inutile, ai tuoi fini, la condanna penale e agire direttamente per il secondo scopo, che è poi ciò che più ti interessa.

La Cassazione ha spiegato che è possibile presentare domanda di risoluzione contrattuale per non conformità della vettura con quella indicata in contratto. Le dichiarazioni mendaci sullo stato di usura e l’alterazione del contachilometri non lasciano, infatti, via di scampo alla ditta venditrice.

Quando si parla di “risoluzione” del contratto si intende lo scioglimento dell’accordo: dovrai restituire il mezzo ma, in compenso, otterrai indietro il prezzo versato, più gli interessi. Non solo. Puoi accompagnare a tale richiesta anche quella di risarcimento se dimostri di aver subìto un ulteriore danno oltre alla semplice mancata disponibilità del tuo denaro: pensa, ad esempio, ai costi di trasferta per ritirare l’auto, alle spese dell’officina necessarie a periziare il mezzo e a rilevare la truffa, a un affare sfumato, a un guasto che ti ha costretto a chiamare il carro attrezzi, e così via.

La domanda di risoluzione contrattuale [2] va proposta entro dieci anni dalla conclusione del contratto, lamentando la non conformità della vettura con quella indicata nel contratto, per evidenti vizi non compatibili con lo stato di usura dichiarato dal venditore. Hai, quindi, tutto il tempo per agire.

Truffa contrattuale per chi manomette il contachilometri

Come ti ho anticipato, vendere un’auto con il contachilometri manomesso integra il reato di truffa contrattuale, per come già spigato dalla Cassazione a più riprese. Il termine per proporre la querela è di tre mesi dalla scoperta dal comportamento illecito.

Attento però: se decidi di intraprendere l’azione penale non puoi svolgere quella civile che, altrimenti, verrebbe sospesa in attesa dell’esito della prima. Quindi, o l’una o l’altra. La scelta dipende da te. Con l’azione penale miri a colpire il colpevole e fargli infliggere la pena; con l’azione civile, invece, miri a ottenere la restituzione dei soldi spesi ed eventualmente il risarcimento.

Come scoprire un contachilometri manomesso?

Ne abbiamo già parlato nella nostra guida Contachilometri manomesso: tutele e rischi: è possibile scoprire se i chilometri riportati sul tachimetro sono quelli effettivi o sono stati “scalati”. Basta farsi consegnare il libretto con i tagliandi eseguiti dall’auto. In esso, sono indicati, oltre ai dettagli della manutenzione svolta dall’officina, anche i chilometri segnati dal tachimetro al momento in cui l’auto è entrata per la revisione. Ricostruendo così la storia del veicolo potrai stanare eventuali truffe. Se il rivenditore non volesse consegnarti il libretto potresti trovare i dati anche sul Portale dell’automobilista. Sul relativo sito, è stata inserita una nuova sezione ove si può verificare i chilometri di una vettura registrati durante l’ultima revisione.


note

[1] Cass. sent. n. 24855/19 del 4.10.2019.

[2] Ai sensi degli artt. 1490 e 1492 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 16 aprile – 4 ottobre 2019, n. 24855

Presidente Petitti – Relatore Picaroni

Fatti di causa

1. La Corte d’appello di Napoli, con. sentenza depositata il 18 febbraio 2015 e notificata a mezzo pec il 19 febbraio 2015, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da M.F. in qualità di legale rappresentante della M. s.r.l. avverso la sentenza del Tribunale di Torre Annunziata n. 748 del 2014, e nei confronti di Fire Cars s.r.l.

1.1. Il giudizio di primo grado era stato introdotto dal M. perché fosse dichiarata la risoluzione del contratto di compravendita dell’autovettura usata Nissan tg. (…), con condanna della venditrice alla restituzione del prezzo e al risarcimento danni. La vettura, acquistata il 12 novembre 2007, era rimasta in panne a causa di un guasto tecnico in data 18 aprile 2008.

1.2. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, rilevando che l’attore non aveva dato prove che quanto accaduto fosse riconducibile a difetti dell’autovettura, piuttosto che alla normale usura del mezzo.

2. La Corte d’appello ha ritenuto inammissibile il gravame per violazione dell’art. 345 c.p.c., rilevando che l’appellante aveva formulato per la prima volta la domanda di annullamento del contratto, allegando l’errore essenziale ovvero il dolo del venditore, consistito nel dichiarare che la vettura aveva percorso un numero di chilometri significativamente inferiore a quello reale, sostituire il contachilometri e alterare l’anno di immatricolazione della vettura.

3. Per la cassazione della sentenza ricorre M.F. nella indicata qualità, sulla base di due motivi, ai quali resiste con controricorso Fire Cars srl. Il ricorrente ha depositato memoria.

Ragioni della decisione

1. Il ricorso è fondato.

1.1. Con il primo motivo è denunciata violazione dell’art. 112 c.p.c. e omessa pronuncia sulla domanda di risoluzione del contratto, formulata ai sensi dell’art. 1490 c.c.. nonché del D.Lgs. n. 24 del 2002 e della direttiva comunitaria 1999/44/CE.

Il ricorrente evidenzia di aver domandato la risoluzione del contratto sin dal giudizio di primo grado, sull’assunto che la vettura non fosse conforme a quella indicata in contratto, poiché aveva manifestato vizi non compatibili con lo stato di usura dichiarato al momento della vendita, e solo in seguito alla costituzione in giudizio della venditrice aveva allegato le circostanze relative al comportamento tenuto dalla predetta, che aveva fatto dichiarazioni mendaci in ordine al numero di chilometri percorsi dalla vettura e alla data di immatricolazione, oltre ad aver alterato il contachilometri. Si trattava di circostanze strumentali anche a dimostrare che la vettura non era conforme a quella pattuita, e pertanto la Corte d’appello avrebbe dovuto pronunciarsi sulla domanda di risoluzione, che non era stata rinunciata.

2. Con il secondo motivo è denunciata violazione degli artt. 99, 112 e 113 c.p.c. e art. 111 Cost., nonché omesso esame di un fatto decisivo e si contesta che, nonostante i fatti allegati fossero i medesimi e la domanda di risoluzione fosse stata tenuta ferma, la Corte d’appello ha ritenuto che l’appellante avesse domandato soltanto l’annullamento del contratto.

3. Il primo motivo è fondato e assorbe il rimanente.

3.1. Dall’esame degli atti, consentito dalla natura processuale del vizio denunciato (ex plurimis, Cass. 21/04/2016, n. 8069), risulta confermato che il ricorrente, già attore e poi- appellante, aveva formulato la domanda di risoluzione del contratto ai sensi degli artt. 1490 e 1492 c.c., per la non conformità del bene venduto con quello pattuito, e che in appello aveva argomentato anche sul dolo e sulla malafede del venditore, introducendo la domanda di annullamento del contratto. Tuttavia, la proposizione della domanda nuova, correttamente ritenuta inammissibile, non comportava il venir meno dell’originaria domanda di risoluzione, sulla quale la Corte territoriale era tenuta a pronunciare.

4. All’accoglimento del ricorso segue la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice designato in dispositivo, che provvederà sulla domanda dell’appellante, e regolerà anche le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione.


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