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Reddito d’impresa: che cos’è, com’è tassato

27 Luglio 2018 | Autore:
Reddito d’impresa: che cos’è, com’è tassato

Attività d’impresa, regime forfettario, regime dei minimi, contabilità semplificata e ordinaria: tassazione dell’imprenditore.

Chi ha una ditta individuale, una società di persone o di capitali produce, nella maggior parte dei casi, reddito d’impresa. Il reddito d’impresa non è tassato allo stesso modo per tutti, in quanto l’applicazione delle imposte dipende dallo specifico regime fiscale adottato, dal tipo di attività esercitata e dalla persona, dalla società o dall’ente che producono il reddito. Facciamo il punto della situazione sul reddito d’impresa: che cos’è, com’è tassato, chi può produrlo, quali sono le attività imprenditoriali.

Che cos’è il reddito d’impresa?

Il reddito d’impresa è una delle sei tipologie di reddito prese in considerazione dal Testo unico delle imposte sui redditi: la legge distingue il reddito d’impresa dai redditi fondiari di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo e dai redditi diversi, per determinare la base imponibile per la tassazione delle imprese.

Che cos’è l’impresa?

La nozione d’impresa si ricava dal codice civile [1], che stabilisce che debbano iscriversi nel registro delle imprese coloro che esercitano:

  • un’attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
  • un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
  • un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
  • un’attività bancaria o assicurativa;
  • altre attività ausiliarie delle precedenti

Quali attività producono reddito d’impresa?

Secondo la normativa fiscale, la nozione di impresa è più ampia rispetto a quella prevista dal codice civile; producono infatti reddito d’impresa:

  • le attività industriali dirette alla produzione di beni o di servizi;
  • l’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
  • l’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
  • l’attività bancaria o assicurativa;
  • le altre attività ausiliarie delle precedenti;
  • per la parte eccedente i limiti, l’attività di allevamento di animali con mangimi ottenibili per meno di un quarto dal terreno agricolo e le attività dirette alla produzione di vegetali tramite l’utilizzo di strutture fisse o mobili, anche provvisorie, se la superficie adibita alla produzione eccede il doppio di quella del terreno su cui la produzione stessa insiste (anche se non organizzate in forma d’impresa);
  • per la parte eccedente i limiti, le attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, anche se non svolte sul terreno, di prodotti ottenuti non prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, in riferimento ai beni individuati con apposito decreto, anche se non organizzate in forma d’impresa;
  • le attività organizzate in forma d’impresa dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nella definizione del codice civile;
  • l’attività di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi, stagni e altre acque interne;
  • tutte le attività agricole, anche al di sotto dei limiti esposti, se svolte dalle società in nome collettivo e in accomandita semplice, o da stabili organizzazioni di persone fisiche non residenti esercenti attività di impresa, o da società di capitali.

Tutte le attività elencate producono reddito d’impresa anche se svolte in via non esclusiva; devono però essere svolte per professione abituale.

Quali sono i regimi fiscali?

Il reddito d’impresa può essere soggetto a tassazione agevolata, in base al fatturato annuo ed alle scelte effettuate dall’imprenditore o dall’amministratore. Oltre al regime fiscale ordinario, difatti, la normativa prevede i seguenti regimi:

  • regime dei contribuenti minimi (attualmente ad esaurimento, in quanto dal 2016 non è più possibile aderire): chi possiede i requisiti per l’applicazione del regime dei minimi ha diritto a una tassazione agevolata del 5%, all’esenzione da Irpef, Iva e adempimenti inerenti, tra cui fatturazione elettronica, Irap, addizionali, studi di settore; per approfondire: Come funziona il regime dei minimi;
  • nuovo regime forfetario con contabilità semplificata: con questo regime, si può ottenere una tassazione agevolata pari al 5% o al 15%, e si beneficia dell’esenzione da Irpef, Iva e adempimenti inerenti, tra cui fatturazione elettronica, Irap, addizionali, studi di settore; per approfondire: Come funziona il regime Forfettario;
  • regime della contabilità semplificata: si tratta di un’opzione a favore delle imprese individuali e delle società di persone che non abbiano una produzione di ricavi relativa all’anno precedente superiore ai 400mila euro per prestazione di servizi e ai 700mila euro per altre attività; le imprese che gestiscono la contabilità in modalità semplificata non devono redigere obbligatoriamente il bilancio annuale, ma determinano il reddito d’impresa dalla differenza tra i ricavi e i costi rilevabili direttamente da un prospetto generale della situazione economica.
  • regime della contabilità ordinaria: le imprese che gestiscono la contabilità nei modi ordinari devono redigere annualmente il bilancio di esercizio, così come previsto dalle disposizioni del codice civile; il bilancio rappresenta la situazione economica e patrimoniale dell’impresa alla data di redazione del bilancio stesso.

Come si determina il reddito delle imprese in contabilità ordinaria?

Il reddito delle imprese in contabilità ordinaria si determina dal bilancio di esercizio, in particolare dalla redazione del conto economico, composto dalla differenza tra ricavi e costi, dalla quale si ricava il risultato di esercizio, rappresentato dall’utile o dalla perdita.

Partendo dal risultato di bilancio si procede alla redazione della dichiarazione dei redditi, nonché alla determinazione dell’importo da assoggettare a tassazione. Si deve pertanto procedere ad un riesame “in ottica fiscale” di tutte le valutazioni effettuate secondo le norme civilistiche nel conto economico, operando così rettifiche di valore nei soli casi di divergenza tra regole dettate dal codice civile e regole dettate dalla normativa fiscale.

La corretta determinazione dell’imponibile da assoggettare a tassazione avviene così apportando, al risultato del bilancio di esercizio (civilistico), le variazioni in aumento o in diminuzione conseguenti all’applicazione delle norme fiscali contenute nel Testo unico delle imposte sui redditi. In sintesi, le variazioni al risultato civilistico derivano dall’applicazione delle norme tributarie, che, in alcuni casi, divergono dalle norme civilistiche sul bilancio d’esercizio prevedendo un trattamento specifico dei componenti positivi e negativi del reddito. Nella determinazione del reddito imponibile dell’impresa da assoggettare alle diverse imposte, vi sono regole parzialmente diverse tali da determinare imponibili differenti.

Com’è tassato il reddito d’impresa?

Una volta determinato l’imponibile da assoggettare a prelievo fiscale, questo viene tassato nel seguente modo:

  • ditte individuali: in base alle aliquote progressive Irpef, oppure in base alle regole stabilite per il regime fiscale agevolato utilizzato (forfettario, minimi);
  • società di persone: i redditi sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dall’effettiva percezione, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili;
  • società di capitali: in base all’aliquota Ires proporzionalmente fissata, pari attualmente, nella generalità dei casi, al 24%.

Quali sono le aliquote Irpef?

Ricordiamo quali sono le aliquote Irpef:

  • reddito fino a 15.000 euro: 23% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro: 27% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro: 38% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro: 41% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 75.000 euro: 43% aliquota Irpef.

Attenzione però: le aliquote così indicate non si applicano su tutto il reddito ma solo su quello che rientra nel relativo scaglione. Ad esempio, chi guadagna 76mila euro non sconta l’aliquota del 43% su tutto il reddito, ma solo su quello che va da 75mila euro in su (ossia solo su mille euro), mentre per quello inferiore si applicano le aliquote dei relativi scaglioni.

[1] Art.2195 cod.civ.



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