Rider: nasce il sindacato nazionale

9 Ottobre 2019
Rider: nasce il sindacato nazionale

Snar: il sindacato dei rider, nato dalla petizione lanciata contro dl Salva imprese e firmata da oltre 800 rider.

Nei giorni scorsi, è stato raggiunto l’accordo di maggioranza sull’emendamento al Dl Crisi in discussione al Senato sulle nuove tutele da prevedere per i ciclofattorini. Accordo che non è piaciuto agli 800 rider, protagonisti di una raccolta firme nei mesi scorsi contro la proposta del Governo, come abbiamo spiegato nel nostro articolo Rider: nuove tutele.

Oggi, è nato ufficialmente il sindacato nazionale autonomo dei rider (Snar), che si definisce “primo sindacato nazionale nel settore della gig economy”. L’intento è rappresentare in modo strutturato e permanente le istanze sorte dalla petizione, firmata da oltre 800 rider in pochi giorni, lanciata in opposizione alle norme inserite dal Governo nel decreto Salva imprese.

Il portavoce del movimento, Nicolò Montesi, ha dichiarato che «La petizione è stata un grande successo e per questo sentiamo la responsabilità di mantenere viva la rete che si è creata in queste settimane. Abbiamo le idee chiare, vogliamo rappresentare in modo plurale il variegato mondo di chi fa questo lavoro».

Il Sindacato nazionale autonomo dei rider può già contare su strutture locali a Roma, Milano, Torino e Firenze, e intende ampliare la propria presenza a tutto il Paese in poche settimane. «Non siamo sindacalisti, siamo rider, ma visto che nessuno sembra voler difendere i nostri interessi lo faremo da soli. Ci stiamo attrezzando per darci una struttura democratica e coesa. Entro poche settimane avvieremo la campagna di iscrizioni», dice Montesi.

L’obiettivo del sindacato, come riporta la nota della nostra agenzia di stampa Adnkronos, è avviare un’interlocuzione col Governo. «Abbiamo già chiesto un incontro al ministro Catalfo, senza ricevere risposta. Siamo molto preoccupati per questo decreto che rischia di bloccare un settore innovativo e in forte crescita. A rimetterci saremmo noi, che in questo settore abbiamo in molti casi trovato opportunità che altrove ci sono state negate. Siamo centinaia, probabilmente saremo migliaia, e speriamo che esserci dati una struttura convinca il ministro ad incontrarci con urgenza, come abbiamo chiesto», spiega il portavoce dello Snar.

«Le nostre proposte – aggiunge Montesi – sono semplici. Vogliamo mantenere libertà nei sistemi di pagamento, inserendo solo l’obbligo a garantire un minimo orario per le ore in cui si dà disponibilità senza ricevere ordini. Vogliamo definire standard obbligatori di tutela assicurativa, lasciando alle piattaforme la libertà di stipulare contratti con qualsiasi fornitore, purché rispettino quegli standard minimi».

In conclusione, aggiunge Montesi, «vogliamo rendere obbligatorio per le piattaforme garantire a tutti i rider dispositivi di protezione individuale, corsi di sicurezza stradale, trasparenza sui sistemi di ranking e sulla struttura dei guadagni, portabilità della reputazione, specificando che queste ed eventuali ulteriori tutele non costituiscono indici di subordinazione».


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