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Come evitare pignoramento usufrutto

9 Ottobre 2019
Come evitare pignoramento usufrutto

La cessione della nuda proprietà con riserva di usufrutto o la semplice cessione dell’usufrutto sono atti che comportano dei rischi in caso di debiti: ecco come tutelarsi. 

Tutti i tuoi sacrifici rivolti ad evitare il pignoramento della casa sono risultati inutili. L’aver intestato l’immobile a tuo figlio riservandoti l’usufrutto non è servito a un bel niente. Hai saputo infatti che l’atto di donazione è revocabile nei primi cinque anni (da parte dei creditori del donante) e, in più, lo stesso usufrutto è un diritto pignorabile. Ma ora che hai già stipulato gli atti dal notaio sarebbe troppo costoso tornare indietro. Ti chiedi allora se esiste un modo per tutelare maggiormente i tuoi interessi dai possibili attacchi dei creditori. Vorresti sapere cioè come evitare il pignoramento dell’usufrutto. In questa breve guida proveremo a darti alcuni importanti chiarimenti sull’argomento.

La cessione della nuda proprietà con riserva di usufrutto

Prima di procedere in questa trattazione, facciamo un esempio pratico.

Vanessa è una pensionata di 80 anni che ha ereditato dal marito la casa con tutti i debiti connessi ad essa. Non ha i soldi per pagare i creditori così, temendo un pignoramento, decide di donare l’immobile alla figlia Roberta e riservarsi l’usufrutto. Anche Roberta però, in quanto coerede del padre, ha sulle spalle la sua parte di debiti. Madre e figlia sperano però, con questo duplice atto, di fregare i creditori. Quante chance hanno?

L’atto di donazione della nuda proprietà con riserva di usufrutto è un atto revocabile entro cinque anni dalla firma del rogito. Dopodiché diventa definitivo. Chiaramente l’azione può essere compiuta solo dai creditori del donante e non da quelli del donatario.

Invece il diritto di usufrutto è pignorabile anche oltre i cinque anni ad opera dei creditori dell’usufruttuario. Come si può tutelare quest’ultimo? Come evitare il pignoramento dell’usufrutto? È quanto spiegheremo da qui in poi.

Come funziona l’usufrutto e quanto tempo dura

L’usufrutto è il diritto a utilizzare un bene e a godere dei suoi frutti. Tradotto in parole semplici significa che quando l’usufrutto ha ad oggetto una casa, l’usufruttuario – pur non diventandone proprietario – può abitarvi e usarla come meglio crede fino alla scadenza del contratto; può anche decidere di darla in affitto senza preventive autorizzazioni, trattenendo per sé i relativi canoni di locazione.

L’usufruttuario, naturalmente, non può cedere la proprietà della casa, poiché tale diritto non gli compete, ma può cedere il proprio usufrutto (venderlo o donarlo), sostituendo a sé un’altra persona nel godimento del bene. La cessione però non può avere una durata superiore rispetto a quella dell’originario usufrutto. Sicché se il primo dovesse essere più breve del secondo, quest’ultimo cesserebbe anzitempo.

Luca cede a Maria l’usufrutto sulla propria casa per 20 anni. Dopo qualche mese, Maria trasferisce, a sua volta, alla figlia Roberta l’usufrutto sullo stesso immobile per tutta la durata della vita di quest’ultima. Alla scadenza del 20° anno dal primo contratto, Luca pretende da Roberta la restituzione della casa. La nuova usufruttuaria però rivendica il fatto di avere stretto un accordo con Maria per un periodo superiore. Luca però ha ragione e può ottenere indietro il proprio bene.

L’usufrutto si può pignorare?

L’usufrutto è un diritto pignorabile. In termini pratici significa che il creditore può mettere all’asta giudiziaria non già la proprietà del bene ma la possibilità di vivervi all’interno o utilizzarlo in altro modo per tutta la residua durata dell’usufrutto stesso.

In questo modo l’aggiudicatario avrà la possibilità di occupare un immobile senza dover pagare alcun canone come invece succede nel caso dell’affitto. Chiaramente l’unico onere sarà il prezzo di acquisto dell’usufrutto.

«Pignorare l’usufrutto» non significa però riuscire sempre in tale intento. Non è detto che vi siano interessati all’affare. A impedire la vendita del diritto di usufrutto potrebbe ad esempio essere:

  • una durata troppo breve (ad esempio tre anni) rispetto a un normale contratto di affitto, che renderebbe poco conveniente il trasloco;
  • una durata troppo lunga (ad esempio cinquant’anni). La vita infatti potrebbe porre l’usufruttuario dinanzi a nuove esigenze e, benché possa sempre lasciare l’immobile, egli avrebbe pagato per un periodo più lungo rispetto a quello di utilizzo;
  • l’impossibilità di avvertire la casa come “propria”, di potervi apporre modifiche strutturali, di cambiarne la destinazione d’uso, di farne miglioramenti, ecc.

Come evitare il pignoramento dell’usufrutto?

Vediamo ora se esistono dei metodi per rendere più difficoltoso il pignoramento dell’usufrutto o, quantomeno, impedire la vendita dello stesso.

Come anticipato, la durata dell’usufrutto può incidere sull’appetibilità del diritto e quindi sulla sua aggiudicazione all’asta giudiziaria. Difficilmente, ad esempio, si può acquistare un usufrutto con pochi anni di durata residua. Peraltro, una durata breve non esclude la possibilità di un successivo rinnovo del contratto (magari per un altro breve periodo), e così via ad ogni ulteriore rinnovo.

Un ulteriore ostacolo al pignoramento dell’usufrutto può essere quello di cedere il diritto sullo stesso immobile a più persone (ad esempio a due coniugi o a due fratelli). È il cosiddetto cousufrutto. In tal modo, entrambi gli usufruttuari potranno utilizzare il bene e viverci all’interno contemporaneamente (ciascuno rispettando il diritto dell’altro). Ed allora sarà assai difficile che, in una eventuale asta giudiziaria, si facciano avanti interessati all’acquisto del singolo diritto di usufrutto quando l’aggiudicatario già sa che dovrà sopportare la presenza di un estraneo. Sul punto leggi È possibile l’usufrutto a più persone sullo stesso immobile?

Un’ultima chance è anticipare la risoluzione del contratto di usufrutto e prevedere, al suo posto, un contratto di cessione del diritto di abitazione. Questo non è infatti pignorabile. La giurisprudenza dominante ritiene infatti impignorabile il diritto di abitazione, nonostante si tratti (nei fatti) di un diritto analogo all’usufrutto; dal punto di vista del diritto, però, esso ha natura diversa, essendo fondato sulla necessità di assolvere le esigenze abitative della famiglia del suo titolare.

In una precedente guida abbiamo già affrontato i vantaggi connessi alla scelta di vendere (o donare) la nuda proprietà di una casa, riservandosi nello stesso tempo il diritto di abitazione. Leggi a riguardo l’articolo: No al pignoramento casa se c’è il diritto di abitazione e No all’usufrutto per evitare il pignoramento.


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