Diritto e Fisco | Editoriale

Separazioni e divorzi: le questioni economiche nella crisi coniugale. Il commercialista collaborativo

26 giugno 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 giugno 2013



I problemi relativi alle questioni economiche connesse a una separazione o a un divorzio possono essere evitati scegliendo la strada della pratica collaborativa e facendosi accompagnare da un “financial professional” nella elaborazione degli accordi di natura patrimoniale.

 

Quando una coppia decide di separarsi, tra le questioni più spinose da affrontare ci sono gli aspetti economici della separazione.

Spesso infatti, chi fra le parti vanta una posizione economica migliore, difficilmente si sente disposto a contribuire al mantenimento dell’ex e a mettere su un tavolo le informazioni relative al proprio patrimonio.

Eppure, non va dimenticato che colui che ha lavorato di meno all’interno della coppia, ha tuttavia consentito al coniuge un risparmio: si pensi al lavoro casalingo che molte donne svolgono a servizio della famiglia o alla cura dei figli per le cui attività, altrimenti, bisognerebbe avvalersi di una colf.

Ebbene, il giudice dovrà tenere conto di queste circostanze nel quantificare il contributo economico dovuto al coniuge economicamente più debole [1].

 

Inoltre, affrontare una separazione conflittuale è fonte, per la famiglia, di un danno psicologico e patrimoniale. Le parti vengono esposte a indagini che nascono dalle conoscenze o dai sospetti che l’altro coniuge ha dei fatti “nascosti” dell’altro. Subire, così, un accertamento fiscale[2] genera apprensione che si ripercuote sull’ex nucleo familiare.

Peraltro, l’individuazione di maggiori redditi e le conseguenti sanzioni fiscali potrebbero ridurre le risorse disponibili per il soggetto obbligato al mantenimento.

La scelta del financial professional nel percorso collaborativo

In tutti i casi nei quali le situazioni patrimoniali del nucleo familiare presentino una certa complessità, può essere di aiuto scegliere un percorso collborativo, avvalendosi dell’ausilio di un commercialista abilitato a questa pratica (anche detto “financial professional”). Questi, con la collaborazione di entrambi i coniugi, potrà adottare soluzioni che medino gli interessi delle parti, facendo risparmiare risorse alla famiglia.

 

Al contrario, i professionisti che rappresentano un singolo coniuge sono spesso chiamati a suggerire soluzioni che tutelino solo una delle parti (per esempio, suggerendo le migliori strade per occultare i redditi e impedire l’aggressione forzata).

 

Compiti del financial

Il commercialista collaborativo, al contrario, darà suggerimenti e consigli che non terranno conto dell’interesse di un singolo cliente, ma di entrambi e, nel caso ve ne siano, dei figli. Egli sarà quindi in grado di:

modellare una soluzione finanziaria anche in relazione alle varie opzioni fiscalmente più utili;

– predisporre un accordo economico che presenti le maggiori utilità possibili per la coppia, tenendo conto anche dei bisogni e delle aspettative di ciascun soggetto (per esempio il legame affettivo delle parti rispetto ad un bene che sembrerebbe, secondo le regole comuni, conveniente vendere).

Esempio di accordo economico collaborativo

Per comprendere l’utilità del diritto collaborativo faremo ricorso a un esempio.

Mario e Lucia, dipendenti pubblici, hanno due figli: uno di 17 anni e l’altro di 10. Sebbene Mario abbia un reddito superiore, i due hanno contratto un mutuo cointestato per l’acquisto dell’unica casa. Ora si vogliono separare.

In un’ipotesi conflittuale, l’assegnazione della casa costituirebbe un problema, poiché è presumile che nessuno dei due coniugi rinunci all’immobile. Le conseguenze sarebbero che:

– Mario pagherebbe la rata di mutuo, detraendo solo una piccola parte (gli interessi passivi);

– sull’immobile in comproprietà si continuerebbe a pagare l’IMU;

– Mario pagherebbe l’assegno per il mantenimento dei figli, dandolo a Lucia senza possibilità di dedurre l’importo;

– Mario continuerebbe a pagare oneri straordinari e condominiali su un immobile ormai da lui non più utilizzato;

– l’immobile sarebbe presumibilmente assegnato a Lucia quale collocataria dei due figli finché questi non diventino economicamente autonomi.

In una ipotesi collaborativa, invece, il financial proporrà che la casa rimanga nella disponibilità di Lucia, che a sua volta potrebbe rinunciare all’assegno per lei, purché Mario continui a pagare la rata di mutuo.

Apparentemente l’accordo sembra penalizzare Mario (che perde il 50% della casa). In realtà, il financial proporrà la seguente soluzione: Mario dona il 50% dell’immobile ai figli, concedendo l’usufrutto a Lucia. Lucia subentra nel mutuo per il 50% di Mario, che le paga un assegno di mantenimento di importo pari alla rata di mutuo, e per la durata residua del mutuo stesso.

In tal modo (sulla base dell’attuale normativa):

nessuno paga l’IMU sulla casa, essendo abitazione principale della moglie;

Mario detrae l’intero importo dell’assegno di mantenimento che viene erogato alla moglie;

Mario non paga alcun onere straordinario per l’abitazione e con i risparmi scaturenti dai crediti generati dalla deducibilità dell’assegno di mantenimento e dalle minori spese che sopporta può trovare, più facilmente, una nuova soluzione logistica;

per Lucia si genera una piccola differenza di imposta che viene quasi interamente compensata dalle maggiori detrazioni per i figli a carico e dal maggiore importo degli interessi passivi che può detrarre.

In conclusione, il financial (così come ogni professionista coinvolto nel procedimento collaborativo),  applicando sul campo i principi della lealtà e della correttezza, condurrà a un accordo basato su quelle regole di buon senso spesso tralasciate, con risultati che non compromettono i rapporti familiari e offrendo alla coppia, ormai separata, una nuova vita “libera” e senza timore di rappresaglie.

 

note

[1] Artt. 148 e 156 cod. civ.

[2] Per i procedimenti di divorzio, l’art. 5 della  L. 1° dicembre 1970, n. 898, obbliga i coniugi a “presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune”. In caso di contestazioni, “il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della Polizia tributaria”.

Per i procedimenti di separazione, si applica invece l’art. 155 del Codice civile che autorizza il giudice, ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli, a disporre, “ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, un accertamento della Polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi”.

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