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Fisco più semplice: le proposte di Confindustria e dei commercialisti

9 Ottobre 2019
Fisco più semplice: le proposte di Confindustria e dei commercialisti

Addio a complicazioni operative, gestione di doppi binari e rapporto fisco-contribuenti. Presentato un pacchetto di proposte per un Fisco più semplice.

Confindustria ed il Consiglio nazionale dei commercialisti propongono il documento congiunto ‘Imprese e commercialisti per un fisco più semplice’. Un pacchetto di proposte per un Fisco più semplice da sottoporre all’attenzione della politica, impegnata in queste settimane con la definizione della legge di bilancio.

L’obiettivo, spiega Massimo Miani, presidente Cndcec, introducendo i lavori del convegno tenutosi oggi a Roma, è ”creare un contesto più lineare e concreto in cui operare attraverso oltre 50 articoli normativi che declinano le azioni più urgenti da compiere verso la razionalizzazione del nostro sistema fiscale”. Se i commercialisti addetti ai lavori, precisa Miani, ”si lamentano della complicazione del sistema fiscale, significa che qualche problema c’è realmente”.

A ciò si aggiunge il boom di adempimenti, prosegue il presidente, ”senza sapere i costi che si sono contrapposti a questa politica di contrasto all’evasione fiscale” e, continua, ”il processo di innovazione tecnologica e informatizzazione a cui abbiamo dovuto far fronte”.

Gli interventi delineati da imprese e professionisti ”si articolano lungo le direttrici della semplificazione normativa, la razionalizzazione degli adempimenti e la garanzia di un rapporto equilibrato tra fisco e contribuenti”.

Le proposte, come chiarito dallo studio, spaziano da Iva e imposte indirette a Ires e reddito d’impresa. E ancora Irpef e sostituti d’imposta, tributi locali e accertamento, contenzioso e riscossione.

È prioritario, secondo commercialisti e Confindustria, intervenire sull’iva per ridurre e semplificare la mole di adempimenti e oneri connessi. A quasi un anno dall’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, sottolineano, ”gli sforzi profusi devono tradursi in semplificazione e risparmio costi”, innanzitutto, esemplificano, con il ”rendere annuale la trasmissione dell’esterometro”.

Alcune complicazioni operative, evidenziano commercialisti e Confindustria, sono al centro del documento che indica come ”la gestione di doppi binari andrebbe regolamentata con maggiore coerenza”, così come ”l’equilibrio del rapporto fisco-contribuente, spesso compromesso da interpretazioni di prassi in contrasto con principi di logica giuridica”.

Il documento, inoltre, vaglia anche i temi di acquiescenza parziale, di obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo e di comunicazione della chiusura di una verifica anche in caso di suo esito negativo, nonché quello di una razionalizzazione della disciplina degli avvisi bonari.

Una tax governance orientata alla prevenzione dei rischi di natura fiscale, continuano nell’analisi commercialisti e Confindustria, ”dovrebbe essere corredata da un ripensamento della reazione sanzionatoria che, in specifici casi, concludono, appare sproporzionata rispetto alla condotta perseguita”.

La presentazione del documento congiunto di Confindustria e commercialisti è termine di un ”percorso che ha visto imprese e commercialisti confrontarsi sull’annoso tema della semplificazione fiscale”. Così lo definisce Marcella Panucci, direttore generale Confindustria, introducendo nei saluti istituzionali l’incontro di oggi su ‘Imprese e commercialisti per un fisco più semplice’ in programma a Palazzo Macuto.

Ci troviamo, spiega Panucci, in un ”sistema complesso, instabile, costoso che zavorra lo sviluppo del Paese, imbrigliando l’attività di imprese e contribuenti in una congerie di lacci e lacciuoli”. A supporto della tesi sostenuta dallo studio, il direttore generale Confindustria richiama la stessa ”Nadef, che annuncia nuovi interventi e disegni di legge in materia di semplificazione, soprattutto fiscale”, e le recenti dichiarazioni del ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri, per cui l’ottica della manovra di bilancio triennale, ”adeguerebbe, auspica Confindustria, il sistema fiscale alla seconda manifattura d’Europa”.

Scarsa chiarezza di norme tributarie e adempimenti, prosegue Panucci nel suo intervento, ”portano l’Italia a collocarsi al numero 118 su 190 che il rapporto annuale della Banca Mondiale Doing business stila per i paesi in cui il sistema fiscale è più oneroso.

La materia tributaria, spiega il direttore generale Confindustria, ”è condizionata anche dalle istanze delle categorie e la leva fiscale ha assunto un ruolo sempre più centrale nella policy recente. Chiediamo al Fisco un po’ di ossigeno”. Da ciò deriva, evidenzia Panucci, ”una fisiologica complessità delle norme, un sistema di prelievo, frutto di stratificazione, che ha bisogno di puntale e costante manutenzione ordinaria”.

Lo sguardo di Confindustria, mette in luce il suo direttore generale ”è un osservatorio privilegiato che vive in prima linea le difficoltà delle imprese”. Pertanto, continua, ”apprende dalla loro esperienza quotidiana le azioni necessarie”.

Le direttrici entro le quali occorre muoversi, dichiara quindi Panucci, sono ”la semplificazione normativa, quella operativa, e la garanzia di un rapporto equilibrato tra fisco e contribuenti”, conclude.


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