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Pensione anticipata quota 92

9 Ottobre 2019 | Autore:
Pensione anticipata quota 92

Arriva la pensione anticipata in sostituzione della quota 100: come funziona, chi ne ha diritto, come si calcola il trattamento.

In base a quanto reso noto sinora, la pensione anticipata con opzione quota 100 potrà continuare a essere richiesta per tutto il triennio di sperimentazione e non sarà cancellata prima del tempo. Non sarà, tuttavia, prorogata: potrà dunque beneficiarne chi matura i requisiti richiesti 62 anni di età e 38 anni di contributi) entro il 31 dicembre 2021.

Gli altri potranno dunque beneficiare soltanto della pensione anticipata ordinaria, che richiede 41 anni e 10 mesi di versamenti per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini?

Per fortuna, al posto della pensione quota 100 è in arrivo una nuova tipologia di pensionamento agevolato, grazie al potenziamento della proposta di legge del senatore Tommaso Nannicini (PD), proposta che inizialmente prevedeva la possibilità di pensionamento a 64 anni per tutti. La proposta “potenziata” prevede invece la pensione anticipata quota 92.

Questo nuovo trattamento potrà essere ottenuto addirittura con requisiti più elastici rispetto alle condizioni previste per la quota 100: basteranno, infatti, 62 anni di età e 30 anni di contributi. Ben 8 anni di contribuzione in meno, dunque, rispetto all’attuale pensione anticipata agevolata, sino a 12 anni e 10 mesi di contributi in meno rispetto alla pensione anticipata ordinaria.

La pensione quota 92 sarà introdotta a partire dal 2022, con la fine della sperimentazione della quota 100. Ma com’è possibile che sia prevista una tale elasticità nei requisiti, considerando che più volte è stata lamentata la difficile sostenibilità economica della quota 100? Com’è possibile che dopo al chiusura della quota 100 si passi a una tipologia di pensione ancora più elastica? Insomma, «dove sta la fregatura»?

Ciò che rende la quota 92 sostenibile è il ricalcolo interamente contributivo del trattamento: l’assegno erogato dall’Inps, in buona sostanza, sarebbe ricalcolato sol sistema contributivo, cioè sulla base dei contributi accreditati e dell’età pensionabile, e non sulla base degli ultimi redditi e dei periodi contribuiti, come avviene col sistema retributivo.

Le quote della pensione da determinare col sistema retributivo (sino al 31 dicembre 1995, per chi possiede meno di 18 anni di contributi alla stessa data, e sino al 31 dicembre 2011, per chi possiede almeno 18 anni di contributi) sarebbero dunque sottoposte al sistema di calcolo contributivo.

Il sistema contributivo, rispetto al sistema di calcolo retributivo, risulta penalizzante: in alcuni casi si arriva a perdere addirittura il 50%, rispetto al trattamento calcolato col sistema retributivo. Mediamente, la penalizzazione si attesta intorno al 25-30%. La decurtazione del trattamento, ad ogni modo, non è uguale per tutti, ma dipende dalla carriera dell’interessato: vi sono anche delle rare ipotesi nelle quali il sistema contributivo risulta maggiormente vantaggioso rispetto al retributivo

Sarà possibile ottenere la quota 92 col cumulo dei contributi?

La proposta della quota 92 non è ancora stata sufficientemente definita, per cui ancora non si sa se il requisito di 30 anni di contribuzione potrà essere raggiunto attraverso il cumulo, cioè sommando versamenti accreditati presso casse di previdenza differenti.

Questa possibilità sussiste per la quota 100 e per la pensione anticipata ordinaria, ma bisogna osservare che il requisito contributivo richiesto in entrambi i casi è notevolmente più elevato, rispetto a i 30 anni richiesti per la pensione quota 92.

Il cumulo non è invece previsto per un’altra tipologia di pensione agevolata attualmente utilizzata, l’opzione donna, per la quale sono necessari 35 anni di contributi.

Nonostante il requisito contributivo “leggero”, ad ogni modo, è probabile che il cumulo per la quota 92 sia comunque consentito: la finalità di questa tipologia flessibile di pensione è infatti quella di consentire l’uscita dal lavoro anche in presenza di carriere discontinue e di periodi non contribuiti.

La quota 92 sarebbe, in sostanza, una pensione destinata a diventare strutturale, cioè a permanere negli anni futuri, e ad agevolare i lavoratori più giovani senza carriere lineari.

Nel lungo periodo, questo trattamento sarebbe pienamente sostenibile: la sostenibilità a breve termine appare invece più difficile, a causa del probabile innalzamento del numero dei pensionamenti. Si tratta comunque di un problema già affrontato in relazione alla quota 100, alla proroga dell’opzione donna ed al blocco dei requisiti per la pensione anticipata, per cui appare improbabile che l’introduzione della quota 92 causi un’impennata delle domande di pensione.


2 Commenti

  1. Noi italiani discriminati, perché agli stranieri bastano 5 anni di contributi e 67 di età ad un italiano servono 20 anni di contributi e sempre 67 anni di età. Se non è discriminazione questa. Noi italiani diamo i nostri soldi dopo anni di sacrifici per pagare pensioni a stranieri. Vergogna

  2. Mi chiedo se in Italia politici e sindacati sanno che esistono ancora cittadini come il sottoscritto che a 15 anni erano in fabbrica e continuano a lavorarci da 40 anni !!!! Nel 1980 ho iniziato a pagare tasse ! Dove sono finiti i soldi che ho pagato ????? DITEMI COSA DEVO PENSARE DI QUESTO PAESE ????

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