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Debiti fuori bilancio

11 Ottobre 2019 | Autore:
Debiti fuori bilancio

Cosa sono e da dove possono derivare i debiti fuori bilancio? È possibile il pagamento anticipato? Cos’è la procedura di riconoscimento?

Purtroppo nessuno è estraneo ai debiti, nemmeno le persone giuridiche, pubbliche o private che siano. Sicuramente sarai a conoscenza del fatto che anche le società private possono contrarre obbligazioni e, talvolta, possono perfino dichiarare fallimento nel caso in cui non riescano a farvi fronte. I debiti, poi, possono essere accumulati anche dagli enti pubblici, cioè da quelli che, considerata la loro particolare natura, sono soggetti a un particolare regime imposto dalla legge e devono perseguire un fine pubblico che possa portare utilità a una molteplicità di persone. Ad esempio, il Comune è un ente pubblico poiché si occupa di amministrare un determinato territorio. Queste premesse sono necessarie per poter introdurre il tema dei debiti fuori bilancio.

I debiti fuori bilancio sono una peculiarità della pubblica amministrazione; in altre parole, quando si parla di un debito fuori bilancio ci si riferisce esclusivamente a un ente in regime di diritto pubblico e alla sua situazione economica. Con questo articolo vorrei spiegarti cosa sono i debiti fuori bilancio, qual è la procedura di riconoscimento e a cosa serve e come è possibile pagare i creditori.

Cosa sono i debiti fuori bilancio?

Cominciamo subito a spiegare cosa sono i debiti fuori bilancio. Come senz’altro saprai, gli enti locali sono tenuti ad amministrare in maniera trasparente al fine di garantire una corretta gestione e il miglioramento dei servizi pubblici. Purtroppo però, alle volte, nonostante le previsioni iniziali, la Pubblica Amministrazione deve affrontare delle spese non previste: tali sono i debiti fuori bilancio.

Con tale nozione devono intendersi, dunque, tutte quelle spese che non sono state previste dall’ente pubblico all’inizio dell’esercizio. Detto in altri termini, i debiti fuori bilancio sono le obbligazioni impreviste, quelle non messe in conto dalla pubblica amministrazione che, però, alla chiusura del bilancio risultano comunque esserci.

Secondo una definizione offerta dal Ministero dell’interno [1], i debiti fuori bilancio sono quelli contratti senza che l’ente ne avesse programmato una specifica copertura finanziaria. In altre parole ancora, essi sono un’obbligazione verso terzi per il pagamento di una determinata somma di danaro che grava sull’ente, assunta in violazione delle norme giuscontabili che regolano i procedimenti di spesa degli enti locali.

Come si formano i debiti fuori bilancio?

I debiti fuori bilancio sono spesso giustificati da eventi imprevedibili: pensa a una calamità naturale, come un nubifragio o un terremoto. In casi del genere, la Pubblica Amministrazione deve far fronte a spese che non erano state messe in conto e che, perciò, vanno a finire fuori bilancio.

Debiti fuori bilancio potrebbero essere anche quelli derivanti da un errore dell’Amministrazione. Mettiamo il caso che l’ente pubblico commissioni alcuni lavori stipulando un contratto con l’impresa appaltatrice per un importo totale di mille; a bilancio, però, viene iscritto solamente cento. Capirai, dunque, che alle fine risulterà un debito fuori bilancio di novecento (la differenza tra mille e cento, appunto).

I debiti fuori bilancio possono derivare anche da imprevisti sul lavoro: riprendendo l’esempio dell’appalto, è possibile che durante l’esecuzione dell’opera la ditta appaltatrice faccia emergere delle spese superiori a quelle preventivate per via di imprevisti non imputabili alle parti.

Come vedremo meglio nel prosieguo, i debiti fuori bilancio possono derivare anche da sentenze o decreti ingiuntivi divenuti definitivi. Mettiamo il caso di un vecchio contenzioso contro il Comune che giunge a termine solamente dopo molti anni; il giudice decide che l’ente pubblico deve risarcire il privato cittadino per un importo di mille euro. Ecco: questi mille euro rappresentano un debito fuori bilancio perché la soccombenza in tribunale non era stata prevista (mentre lo era il pagamento dell’onorario del difensore, ad esempio).

Sebbene fuori bilancio, questi debiti vanno pur sempre considerati per verificare la buona o cattiva gestione dell’ente locale. È qui che entra in gioco il tema del riconoscimento dei debiti fuori bilancio, cioè di quella procedura che consente all’ente pubblico di prendere atto della situazione debitoria al fine di farne fronte. Prosegui nella lettura se ne vuoi sapere di più.

Il riconoscimento dei debiti fuori bilancio

La legge disciplina una speciale procedura di riconoscimento: la Pubblica Amministrazione, per poter procedere al pagamento di un debito fuori bilancio, è tenuta a prenderne atto e a ricorrere a un’apposita deliberazione.

Secondo la legge [2], il riconoscimento di un debito fuori bilancio avviene con deliberazione del Consiglio Comunale; solo successivamente l’ente pubblico può provvedere al relativo pagamento. In altre parole, prima di poter pagare il proprio debito la Pubblica Amministrazione deve riconoscerlo con provvedimento formale; solo dopo potrà onorare la propria posizione.

Più nel dettaglio, il consiglio comunale, alla fine dell’anno, è tenuto a riunirsi per approvare il documento di rendiconto della gestione e contestualmente, con apposita delibera, approvare o meno i debiti fuori bilancio. In caso di approvazione, individua fondi e risorse necessarie per procedere al pagamento.

Quando il consiglio comunale riunito approvare il rendiconto di gestione deve decidere anche dei debiti fuori bilancio, è tenuto a verificare due condizioni: che la spesa si riferisca a servizi di sua competenza; l’effettiva utilità per l’ente.

Mancato riconoscimento dei debiti fuori bilancio

Poiché il riconoscimento dei debiti fuori bilancio è frutto di una deliberazione, questa potrebbe anche non essere adottata, ad esempio per via dell’opposizione di alcuni consiglieri. In linea di massima, possiamo affermare che i debiti fuori bilancio derivanti da eventi eccezionali e straordinari, come le calamità naturali, saranno sicuramente approvati, perché contratti per far fronte a un’emergenza.

Cosa succederebbe, però, se il consiglio decidesse di non riconoscere i debiti fuori bilancio? Mettiamo il caso che la minoranza in consiglio si sia sempre opposta a un’operazione voluta fortemente dalla maggioranza, e che questa si sia rivelata, alla fine, controproducente in senso economico, tanto da aver fatto sorgere un debito fuori bilancio derivante da una sentenza definitiva. Se il debito non viene riconosciuto, cosa succede?

Se il consiglio comunale non dovesse approvare la situazione creatasi, ad esempio perché non ravvisa l’utilità per l’ente del debito contratto, allora si tratta di debiti non riconosciuti per i quali è chiamata a rispondere non più l’amministrazione comunale, ma la persona che li ha causati.

In altre parole, in mancanza del riconoscimento formale del debito fuori bilancio, diventa debitore il funzionario, l’amministratore o l’impiegato che è responsabile dello stesso; il Comune non riconoscerà alcuna propria responsabilità e i creditori potranno agire direttamente verso la persona fisica la cui condotta ha dato luogo al debito stesso.

I creditori del debito fuori bilancio, però, potranno ugualmente agire contro il Comune, anche in assenza di formale riconoscimento, quando:

  • il patrimonio del funzionario debitore non è sufficiente a garantire il pagamento;
  • il servizio ha generato un reale arricchimento per il Comune, chiamato quindi a pagare entro la parte che ha generato arricchimento e utilità.

I debiti fuori bilancio da sentenze esecutive

Secondo la legge, gli enti locali possono avere debiti fuori bilancio quando riguardano:

  • sentenze esecutive (alle quali sono equiparati i decreti ingiuntivi non opposti o comunque divenuti definitivi);
  • la necessità di coprire debiti di altre istituzioni, disavanzi di consorzi e di aziende speciali, nei limiti degli obblighi derivanti da statuto, convenzione o atti costitutivi, purché sia stato rispettato l’obbligo di pareggio del bilancio;
  • il bisogno di apportare capitale ad aziende di servizio pubblico costituite dall’ente locale (le classiche società in house, insomma);
  • spese per procedure di espropriazione d’urgenza per la realizzazione di opere di pubblica utilità;
  • acquisti di beni e servizi necessari per l’aumento dell’utilità e delle funzioni dell’ente, nei limiti degli accertati e dimostrati utilità ed arricchimento per l’ente.

A proposito della prima categoria di debiti fuori bilancio, la Corte dei Conti [3] ha stabilito che, nel caso in cui il riconoscimento del debito fuori bilancio sia tardivo o non tempestivamente attuabile (si pensi, ad esempio, a problematiche di mancanza del numero legale in Consiglio nonostante la rituale convocazione), è possibile, in presenza di un debito derivante da un provvedimento giurisdizionale esecutivo, procedere al pagamento anticipato anche prima della deliberazione consiliare di riconoscimento, salvo l’obbligo di adoperarsi contemporaneamente per la definizione della deliberazione consiliare di riconoscimento. Approfondiamo meglio questo discorso.

Pagamento anticipato dei debiti fuori bilancio

Abbiamo più volte ricordato che un debito fuori bilancio, per essere regolarizzato e “fatto proprio” dall’ente pubblico, deve essere formalmente riconosciuto mediante provvedimento consiliare. Il riconoscimento può mancare per via di dissidi interni al Consiglio, soprattutto dove non si ravvisa l’utilità per l’ente e dove sia evidente la responsabilità del singolo funzionario.

Può anche capitare, però, che vi siano ritardi nel riconoscimento del debito fuori bilancio, ritardi imputabili alle cause più disparate, non riconducibili comunque alla volontà di non riconoscere il debito. In casi del genere, si ritiene sia comunque ammissibile il pagamento del debito non riconosciuto, purché esso derivi da una sentenza esecutiva o da provvedimento giudiziario analogo.

Perché è possibile il pagamento anticipato, e perché solo di questa particolare fattispecie? Ebbene, il pagamento anticipato consente all’ente pubblico di evitare conseguenze ulteriori, quali ad esempio l’obbligo di dover pagare anche gli interessi o di essere sottoposto a esecuzione forzata a seguito del ritardo nell’adempimento.

Il pagamento anticipato, poi, è permesso per le sole sentenze (o provvedimenti giudiziari equiparabili) per il semplice fatto che quest’ultime rappresentano un debito oramai incontrovertibile, sancito a chiare lettere dall’autorità giudiziaria e contro il quale non è possibile più fare nulla. Non a caso, si parla di sentenza definitive, cioè di provvedimenti contro i quali non è ammessa più alcuna impugnazione.


note

[1] Circ. n. 21 del 20/09/1993.

[2] Art. 194 d. lgs. n. 267/2000 (Testo unico enti locali).

[3] Corte dei Conti, Sez. Reg. Liguria, parere n. 73 del 22 marzo 2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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