Cellulari: come evitare la miopia nei bambini

10 Ottobre 2019 | Autore:
Cellulari: come evitare la miopia nei bambini

Sempre più ragazzini a rischio per colpa di smartphone e tablet. I consigli dell’esperto.

Bambini e adolescenti di oggi, perennemente assorti nei loro smartphone, iPad e pc, saranno gli adulti miopi di domani. “Entro metà secolo, in Italia e nel resto d’Europa, il 75-80% della popolazione sarà miope. Tra le cause non solo la genetica, ma anche lo stile di vita caratteristico dei Paesi industrializzati, caratterizzato dall’impiego costante di dispositivi che richiedono attività visiva ravvicinata, ambienti chiusi, scarsa esposizione all’aria aperta e alla luce naturale”, afferma Paolo Nucci, direttore della Clinica oculistica universitaria dell’ospedale San Giuseppe di Milano, in occasione della Giornata mondiale della vista. Ma la buona notizia è che la progressione della miopia può
essere tenuta sotto controllo grazie alle nuove terapie oggi disponibili.

“L’atropina, in particolare – spiega ancora Nucci – è una sostanza dimostratasi efficace nel rallentare la miopia ‘evolutiva’, quella che compare fra i 6 i 14 anni. Anche un recente studio condotto dalla nostra Clinica oculistica, tra i primi a coinvolgere pazienti europei, ha confermato l’utilità di questa sostanza. Il lavoro ha preso in esame 52 bambini in cui è stata impiegata l’atropina e 50 soggetti di controllo. Dopo 12 mesi di terapia, in 41 pazienti fra quelli trattati (79%), la progressione della patologia ha subito un sostanziale rallentamento, sia rispetto al momento di inizio dello studio sia rispetto al gruppo di controllo”.

“La miopia, insieme a ipermetropia e astigmatismo, appartiene alla famiglia dei ‘difetti refrattivi’. In occasione della Giornata mondiale della vista, che quest’anno invita a sottoporsi alle opportune visite di controllo, occorre ricordare che lo screening dei difetti refrattivi deve iniziare non prima dei 3 anni, per evitare il rischio di falsi positivi”, sottolinea l’esperto.

“Discorso diverso – precisa – per quanto riguarda il test del riflesso rosso (o red reflex), da eseguire alla nascita perché in grado di riconoscere precocemente alcune patologie gravi come la cataratta congenita, condizione che deve essere trattata entro le 6 settimane di vita. Oggi, grazie all’impegno del ministero della Salute e di molte Regioni, in quasi tutte le neonatologie italiane viene eseguito il test del riflesso rosso. E’ un segnale importante dell’attenzione
crescente che nel nostro Paese viene dedicata alla prevenzione”.

“Ci auguriamo che, anche sul fronte delle terapie, proseguano gli sforzi del sistema sanitario per renderle sempre più accessibili a tutti pazienti. L’auspicio riguarda in particolare le soluzioni tecnologiche di ultima generazione per la cataratta, come laser e lenti intraoculari”, conclude Nucci.


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