I giovani italiani i più inattivi d’Europa

10 Ottobre 2019 | Autore:
I giovani italiani i più inattivi d’Europa

Più di 2 milioni di ragazzi (4 volte quelli registrati in Olanda) non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione. Ecco chi sono e dove abitano.

Quando, nel 2007, era ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa li chiamò «bamboccioni». Cinque anni più tardi, l’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero li definì «choosy», cioè difficili, pignoli. Oggi, il politically correct impone che che si parli di «inattivi» o, tutt’al più, di «neet». Ma la sostanza non cambia: in qualsiasi caso, ci si riferisce ai giovani che hanno rinunciato agli studi, non lavorano e nemmeno hanno la minima voglia di trovare un’occupazione. Stanno bene a casa, mantenuti dai genitori finché possono. In Italia non sono soltanto una realtà ma un vero e proprio record continentale: Nell’Unione europea non c’è un Paese con più neet, choosy o bamboccioni che dir si voglia. Infatti, secondo l’Istat, i giovani italiani sono i più inattivi d’Europa.

Un esercito di oltre 2 milioni di ragazzi (2.116.000 per la precisione) compresi tra 15 e 29 anni, il che equivale al 23,4% del totale dei loro coetanei presenti sul territorio nazionale. Se proprio vogliamo dirla statisticamente in un altro modo, 1 su 4 passa la giornata a far niente. Cioè, niente di produttivo per sé stesso e per la società.

Dietro l’Italia, in questa particolare classifica, ci sono la Grecia (con il 19,5% di inattivi), la Bulgaria (il 18,1%) e la Romania (il 17%). Cifre ben superiori rispetto a quelle del Paesi Bassi, dove non si arriva al 6% di neet, della Svezia e di Malta, entrambe sotto l’8%. Considera che la media europea di ragazzi che non studiano, non lavoro e non si formano sfiora il 13%, cioè quasi la metà di quella registrata in Italia.

A fare oggi una riflessione su questo fenomeno è l’Unicef. Secondo il responsabile italiano dell’Agenzia Onu per l’Infanzia, Francesco Samengo, «essere neet è una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro. Una qualità della vita insufficiente».

Chi sono i neet in Italia?

L’Istat ha scattato una fotografia piuttosto dettagliata dei neet italiani, cioè dei ragazzi inattivi che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. Quasi la metà ha un’età compresa tra 26 e 29 anni e si è fermato al diploma di scuola secondaria superiore. Ma un 40% del totale ha un livello di istruzione più bassa. Solo l’11% è laureato.

La maggior parte dei ragazzi inattivi si concentra al Sud, siamo al 34%. Quasi il 20% si trova al Centro, mentre il 15,5% vive al Nord. In particolare, le regioni con maggiore incidenza di questo fenomeno sulla popolazione sono (nell’ordine) Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Sardegna.

Il 41% dei neet è alla ricerca della prima occupazione, mentre 1 su 5 si dichiara indisponibile.

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Autore immagine: Canva.com


2 Commenti

  1. è triste notare che il nostro paese offre così poco ai giovani, il neoliberalismo è il “vero cancro” delle società industrializzate, un perfetto sistema per creare disuguaglianze… per me i giovani sono eccessivamente colpevolizzati, se già alla loro età si rendono conto di essere “senza speranza” o non sanno bene che “pesci pigliare” la colpa è prima di tutto , a mio parere, il nostro sistema educativo è obsoleto e inadeguato infatti preparano scarsamente i giovani ad affrontare la vita, siamo un paese arrettrato e in declino sotto tanti punti di vista, ormai è un lontano ricordo quando eravamo considerati la 5° potenza mondiale, bisognerebbe rifondare da zero il sistema… potenzialmente viviamo in un paese bellissimo, pieno di arte, storia, biodiversità ecc… ma di fatto la qualità della vita è piuttosto bassa, stipendi da fame, tasse alle stelle, inquinamento al 1000% e una delle classi politiche peggiori del mondo a mio modo di vedere e infatti si vedono i risultati scadenti

  2. Non facciamo di tutta l’erba un fascio, eh? Io sono dovuto andare fuori dall’Italia per trovare uno straccio di lavoro. Sono stato sfruttato e buttato fuori dopo che un’azienda mi ha risucchiato tutte le energie e la voglia di mettermi in gioco. Ci sono tanti datori di lavoro che ti sfruttano fino all’osso e non ti pagano per quanto effettivamente lavori e produci. Ci sono colleghi invidiosi, pressanti che pur di emergere sono pronti a schiacciarti…Ci sono giorni in cui stai con l’ansia se riceverai o meno lo stipendio e potrai pagare l’affitto perché hai lasciato casa dei tuoi genitori e non vuoi chiedergli aiuti perché loro stanno poco meglio di te… E allora, sono partito e si permettessero a dirmi che sono svogliato o inattivo…

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