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Tollerabilità rumori: ultime sentenze

9 Maggio 2021
Tollerabilità rumori: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: immissioni di rumore superiori alla normale tollerabilità; onere probatorio in capo al danneggiato; risarcimento per immissioni rumorose; disagi sofferti; difficile vivibilità della casa; marcata intollerabilità.

Rumori intollerabili: prova del danneggiante

La prova del pregiudizio sofferto a causa delle immissioni intollerabili può essere fornita attraverso presunzioni. Ciò, tuttavia, è ben diverso dall’affermare che il danno da immissioni intollerabili sia da considerare in re ipsa. Ed invero, una cosa è dire che il danno è presunto (con inversione dell’onere della prova, addossandosi al danneggiante quello di provare il contrario), altra è dire che può essere provato per presunzioni.

Corte appello Genova sez. II, 24/02/2021, n.222

Dinamismo del danno da immissioni: quando spetta il risarcimento?

La Corte di Cassazione, confermando il proprio orientamento riguardo a l’interpretazione del principio della normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c., individua i parametri fissati da norme speciali ambientali (espressione di esigenze di tutela pubblicistiche) quali potenziali criteri minimali per il giudizio di intollerabilità delle emissioni che li eccedono, ma non necessariamente vincolanti per il giudice civile, che potrà discostarsene -nei limiti dettati dalla norma civilistica, secondo il suo prudente apprezzamento e in considerazione della peculiarità del caso concreto- pervenendo ad un giudizio di intollerabilità anche ove esse siano contenute in quei limiti.

La valutazione del giudice civile, infatti, risponde ad una diversa esigenza di contemperamento tra situazioni giuridiche soggettive, riferite all’esercizio dei diritti dominicali che, se adeguatamente motivata, è insindacabile in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. II, 24/11/2020, n.26715

Il superamento della soglia delle immissioni

L’art. 844 c.c. impone, nei limiti della normale tollerabilità e dell’eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l’obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell’ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l’esercizio. Viceversa, l’accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all’art. 844 c.c. comporta, nella liquidazione del danno da immissioni, l’esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell’uso poiché, venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l’illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell’azione generale di risarcimento danni ex art. 2043 c.c. e specificamente, per quanto concerne il danno non patrimoniale risarcibile, in quello dell’art. 2059 c.c..

Tribunale Milano sez. X, 27/10/2020, n.6731

Valutazione normale tollerabilità dei rumori

La valutazione ex art. 844 cod. civ. diretta a stabilire se i rumori restino compresi o meno nei limiti della norma, del limite cioè di tollerabilità delle immissioni rumorose deve essere compiuta tenendo conto della situazione locale e ambientale, in base alle caratteristiche della zona ed alle abitudini di vita e comportamenti sociali nell’ambito dei quali lo svolgimento delle attività fonte di immissioni si svolgono; tale limite non è mai assoluto, ma relativo e deve essere fissato con riguardo al caso concreto, tenendo comunque presente la rumorosità di fondo, ossia la fascia rumorosa costante sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi.

Tribunale Lecce sez. I, 06/07/2020, n.1601

Rumori: prova del danno non patrimoniale

il danno non patrimoniale subito in conseguenza di immissioni di rumore superiore alla normale tollerabilità non può ritenersi sussistente in re ipsa, ma deve essere provato secondo la regola generale dell’art.2697 c.c. Ne consegue che la relativa allegazione deve essere circostanziata e riferirsi a fatti specifici e precisi non potendo risolversi in mere enunciazioni di carattere generico, astratto, eventuale ed ipotetico.

Corte appello Trento sez. II, 04/03/2020, n.60

Il concetto di intollerabilità del rumore

L’art. 844 c.c. impone, nei limiti della normale tollerabilità e dell’eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l’obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell’ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l’esercizio.

Il concetto di intollerabilità del rumore non ha un valore assoluto, assumendo una precipua definizione in ragione delle condizioni dei luoghi (tipo di zona, rumorosità consueta, destinazione della zona e quant’altro) e delle attività di vita condotte in quel luogo (attività produttive oppure abitative, abitudini di vita).

Tribunale Parma sez. II, 14/01/2019, n.72

Danno non patrimoniale da immissioni intollerabili

Il danno non patrimoniale subito in conseguenza di immissioni di rumore superiori alla normale tollerabilità non può ritenersi sussistente “in re ipsa”, atteso che tale concetto giunge ad identificare il danno risarcibile con la lesione del diritto (nella specie, quello al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione ed alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane) ed a configurare un vero e proprio danno punitivo, per il quale non vi è copertura normativa.

Ne consegue che il danneggiato che ne chieda il risarcimento è tenuto a provare di avere subito un effettivo pregiudizio in termini di disagi sofferti in dipendenza della difficile vivibilità della casa, potendosi a tal fine avvalere anche di presunzioni gravi, precise e concordanti sulla base però di elementi indiziari diversi dal fatto in sé dell’esistenza di immissioni di rumore superiori alla normale tollerabilità.

Cassazione civile sez. VI, 18/07/2019, n.19434

Immissioni: il livello della tollerabilità

Il livello della normale tollerabilità delle immissioni, sub specie rumori, deve essere sempre ricondotto entro i limiti di legge, anche se chi invoca il superamento del limite al momento dell’acquisto della abitazione era consapevole dell’esistenza della fabbrica e del rumore prodotto. Ad affermarlo è la Cassazione che rigetta il ricorso di un salumificio, condannato già nei gradi di merito ex articolo 844 del Cc per il superamento dei limiti fissati dalla disciplina di settore. A nulla rileva il fatto che l’edificio abitativo sia stato edificato successivamente.

Cassazione civile sez. II, 11/03/2019, n.6906

Reato di disturbo della quiete pubblica in condominio: configurabilità

Affinché si possa configurare il reato ex art. 659 c.p. è necessario che l’entità degli schiamazzi e dei rumori, sia in concreto idonea a disturbare più persone. Pertanto in un condominio occorre, per poter considerarsi superato il limite di normale tollerabilità, che il rumore sia tale da violare la quiete, impedire il riposo o arrecare disturbo a più condomini o a persone residenti nelle vicinanze.

Corte appello Cagliari sez. II, 09/02/2017, n.44

Immissioni sonore e previsioni ministeriali sul rilevamento dei rumori “a tempo parziale”

In materia di immissioni, i criteri dettati dal d.m. 16 marzo 1998 attengono al superamento dei valori limite differenziali di immissione di rumore nell’esercizio e nell’impiego di sorgente di emissioni sonore, di cui all’art. 6, comma 2, della l. n. 447 del 1995 e, perseguendo la finalità pubblica di proteggere la salute mediante la predisposizione di un apposito illecito amministrativo, operano nei rapporti tra P.A. e privati sulla base di parametri meno rigorosi di quelli applicabili, nei singoli casi, ex art. 844 c.c., sicché le disposizioni ministeriali sulle modalità di rilevamento dei rumori cd. “a tempo parziale” non rilevano ai fini del giudizio di tollerabilità ai sensi della richiamata disposizione codicistica.

Cassazione civile sez. II, 20/01/2017, n.1606

Reato di disturbo dell’occupazione o del riposo

Ai fini della configurabilità del reato di disturbo delle occupazioni o del riposo è necessario che il rumore sia tale da superare il limite della normale tollerabilità e che esso sia in grado di arrecare disturbo ad una platea indeterminata di persone e non già ad un gruppo limitato di individui.

Cassazione penale sez. III, 05/06/2016, n.25424

Giudizio tollerabilità delle immissioni sonore

In tema di immissioni sonore, posto che la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza di rumore, in quanto il fatto che il rumore sia percepito non implica di per sé che lo stesso sia intollerabile, è vero anche che il giudizio sulla tollerabilità va parametrato ad altre circostanze di fatto.

Nella fattispecie, se in un quartiere particolarmente silenzioso i rumori si protraggono fino a tarda notte sono sicuramente idonei a connotarsi di marcata intollerabilità, poiché imputabili di limitare la sfera della personalità umana, incidendo negativamente sulla serenità domestica e sul diritto al riposo giornalieri.

Corte appello Firenze sez. II, 26/03/2015, n.551 

Impianti di condizionamento e turbativa della pubblica tranquillità

L’elemento che differenzia le due autonome fattispecie configurate rispettivamente dal primo e dal secondo comma dell’art.659 c.p. è rappresentato dalla fonte del rumore prodotto, giacché ove esso provenga dall’esercizio di una professione o di un mestiere rumorosi la condotta rientra nella previsione del secondo comma del citato articolo per il semplice fatto della esorbitanza rispetto alle disposizioni di legge o alle prescrizioni dell’autorità, presumendosi la turbativa della pubblica tranquillità.

Qualora, invece, le vibrazioni sonore non siano causate dall’esercizio della attività lavorativa, ricorre l’ipotesi di cui al primo comma dell’art.659 c.p., per la quale occorre che i rumori superino la normale tollerabilità ed investano un numero indeterminato di persone, disturbando le loro occupazioni o il riposo (cassata, nella specie, la sentenza di condanna emessa nei confronti del titolare di un esercizio commerciale perché, mediante emissioni sonore, provenienti dagli impianti di condizionamento utilizzati per l’attività di bar e sala giochi, aveva disturbato le occupazioni ed il riposo delle persone, atteso che i giudici del merito non avevano valutato se tali condizionatori fossero strumentali per l’esercizio dell’attività autorizzata).

Cassazione penale sez. III, 27/01/2015, n.7912

Rumori: superamento normale tollerabilità

L’art. 659 c.p.(Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) presenta due autonome fattispecie, il cui elemento di differenziazione è rappresentato dalla fonte del rumore prodotto. Se le vibrazioni sonore non sono causate dall’esercizio dell’attività lavorativa, ricorre l’ipotesi del comma 1 del sopracitato articolo, per la quale occorre che i rumori superino la normale tollerabilità ed investano un numero indeterminato di persone, disturbando le loro occupazioni o il riposo; se, invece, il rumore proviene dall’esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso la condotta rientra nel comma 2 del citato articolo, presumendosi una turbativa alla pubblica tranquillità.

Cassazione penale sez. III, 03/07/2014, n.37184

Domanda risarcimento dei danni

Rientra nello schema dell’azione generale di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. la domanda relativa al danno che incide su un diritto inviolabile della persona, quale il superamento dei limiti di tollerabilità delle immissioni che può essere apprezzato quale danno ingiusto, oltre che a fini inibitori, a fini risarcitori, unitamente alla presenza degli altri elementi del giudizio aquiliano.

(Nella specie, accertate le immissioni di rumore molto fastidiose nell’appartamento degli attori, quali eventi da ascriversi ad un comportamento negligente ed imprudente della convenuta, che lasciava il cane da solo nel suo appartamento anche nelle ore notturne senza curarsi dei pregiudizi arrecati ai suoi vicini dal continuo abbaiare dell’animale, il Trib. ha accolto la domanda risarcitoria).

Tribunale Lucca, 10/01/2014, n.40



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18 Commenti

  1. Buongiorno, il rumore nei condomini penso che ora mai e ordine di ogni giorno, il quesito che le pongo e che la villetta a schiera attaccata alla mia, quando i genitori vanno in ferie quei 15 giorni il figlio fa tutte le sere i parti fino alle 5 del mattino senza tollerare i rumori, questo avviene ai compleanni e altre feste improvvisate, pertanto quei giorni non si riesce a fare buon sonno, nell’assemblea condominiale tutti gli anni si spedisce la raccomandata da parte dell’amministratore dove si dice di tollerare i rumori notturni rispettando gli orari comunali. Negli altri mesi dell’anno e un silenzio per fino esagerato. Cosa si può fare al fine di fare rispettare le norme sul rumore notturno?

  2. Sono stressato, turbato e scocciato dai rumori dei miei vicini di casa. Gentilmente, ho chiesto loro di essere più rispettosi del riposo altrui… I primi giorni, devo essere onesto, andava tutto bene. Poi, puntuamnete, ricominciava il solito caos. Ora, vorrei chiedervi una cosa. Magari potete sciogliermi questo dubbio e aiutarmi a risolvere la mia situazione. Il rumore in condominio è reato?

    1. Spieghiamoci bene: a seconda dei casi un rumore può costituire reato o semplice illecito civile (e, come tale, fonte di una semplice richiesta di risarcimento del danno). Tutto dipende, però, non dalla intensità del rumore ma da quante persone, anche solo potenzialmente, possono avvertire il fastidio. Non conta quante effettivamente lo hanno percepito o si sono lamentate: in un centro storico, dove le abitazioni sono tra loro assai vicine, anche uno stereo ad alto volume può costituire reato. Invece in una zona di campagna dove la distanza tra le costruzioni è più ampia, un rumore ancora più forte può non costituire reato. Dunque, per far scattare il reato di «disturbo della quiete pubblica» è necessario molestare «il pubblico» appunto, e non solo poche persone, al di là di quanto forte sia il rumore. Possiamo quindi dire che:

      il rumore al di sotto della normale tollerabilità (o dei 3/5 decibel) è sempre legale e non genera né un illecito civile, né un illecito penale;
      il rumore sopra la normale tollerabilità costituisce reato solo quando è idoneo ad arrecare disturbo a un gruppo indeterminato di persone. Se, invece, esso può essere avvertito solo da due o tre famiglie (ad esempio il dirimpettaio o i condomini del piano inferiore), non c’è reato e l’unica difesa è ricorrere al giudice civile. Il giudice civile può: a) emettere una inibitoria (ossia un ordine a cessare il rumore); b) condannare il responsabile al risarcimento del danno.

  3. Coloro che disturbano tutto il vicinato con attività che provocano rumori intollerabili, a quali conseguenze possono andare incontro?

    1. Chi disturba il vicinato con attività o comportamenti che sono fonte di rumori intollerabili, non solo incorre in sanzioni amministrative e penali, ma deve anche risarcire i danni causati al lavoro, alla vita di relazione e alla salute altrui (il cosiddetto “danno biologico”). Quando chi disturba commette anche reato risponde, inoltre, degli eventuali danni morali. L’intimazione a desistere può essere, a volte, sufficiente a far cessare i rumori o comunque per indurre il vicino a diminuire il volume. Questo però non sempre accade, soprattuto quando il vicino ritiene di poter esercitare la propria attività liberamente. In questo caso, non resta che rivolgersi alle autorità competenti. Nel caso di illecito civile, l’autorità è il tribunale civile che si può adire anche con un ricorso in via d’urgenza. Quanto alle sanzioni per il rumore che non rientra ancora nel reato, ma è comunque superiore alla normale tollerabilità, il Codice non indica alcuna pena se non il normale risarcimento da atto illecito. Il risarcimento richiede, però, la prova di un danno che non è implicito nel rumore stesso. Bisogna dimostrare un’effettiva compromissione della qualità della vita: l’impossibilità a dormire, eventuali problemi di salute, ecc.

  4. La legge per tutti potreste rispondere alla mia domanda?sul vostro sito trovo aregomenti che mi interessano e dovrei sciogliere alcuni dubbi su questo tema trattato nell’articolo che contiene le pronunce dei giudici. vorrei sapere quando scatta il reato di disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone?

    1. Il Codice penale fornisce lo strumento più efficace per far cessare il baccano, sia che si tratti di schiamazzi notturni, sia nel caso di disturbo alla quiete pubblica durante il giorno. L’articolo 659 del Codice penale, infatti, punisce sia chi disturba con rumori molesti di vario genere il riposo o le occupazioni delle persone, inclusi spettacoli, ritrovi o intrattenimenti pubblici, sia chi esercita una professione o un mestiere rumoroso senza rispettare i limiti imposti dalle leggi o dalle autorità amministrative. La pena, nel primo caso, può essere l’arresto fino a 3 mesi o una ammenda fino a 309 euro. Nel secondo caso, invece, è prevista solo una pena pecuniaria da 103 a 516 euro.Poiché si tratta di reati minori, puniti fino a massimo 5 anni, il Codice penale prevede l’archiviazione del processo per particolare tenuità del fatto: non si applicano le sanzioni penali, ma la fedina penale resta macchiata.Anche nel caso di reato è sempre dovuto il risarcimento del danno che sarà quantificato in via provvisionale dal giudice penale e in via definitiva da quello civile.Nota bene: l’uso di allarmi antifurto sonori non regolamentari nelle automobili può comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 100 euro.

  5. Aiutatemi! Abito al primo piano di un piccolo condominio e sotto di me c’è una palestra che ha, da circa dieci giorni, installato un grosso aspiratore, proprio sotto la mia camera da letto, probabilmente per il ricambio d’aria all’interno dei locali, che emette la sera, rumori e soprattutto vibrazioni molto fastidiose. A parte l’evidente danno architettonico, c’è la possibilità di far rimuovere il macchinario?

    1. Con riferimento all’installazione di un apparecchio di condizionamento dell’aria del tipo di quello segnalato dal lettore occorre dire che: la normativa sulle distanze legali tra le proprietà di singoli proprietari non è applicabile in quanto essa si applica per distanziare tra di loro manufatti che siano stabili, consistenti e che emergano in modo sensibile al di sopra del livello del suolo (così stabilisce la Corte di Cassazione con diverse sentenze tra le quali la n. 2.228 del 2001, la n. 45 del 2000, la n. 1.509 del 1998 ecc.), mentre il condizionatore non ha nessuna delle dette caratteristiche in quanto di dimensioni ridotte e perché rimuovibile; il mancato preavviso all’amministratore della volontà di eseguire interventi sulla proprietà esclusiva (preavviso che viene richiesto dall’articolo 1122 del Codice civile) non produce nessun effetto a meno che l’opera realizzata dal condomino sulla sua proprietà non abbia recato pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio:nel caso specifico, escluso che il condizionatore possa arrecare pregiudizio alla sicurezza o alla stabilità dell’edificio, a parere dello scrivente non esiste nemmeno un danno al decoro architettonico dell’edificio se si considera che sulle facciate dell’edificio stesso esistono da anni già altri condizionatori (per la Corte di Cassazione, infatti, non c’è lesione del decoro se le linee architettoniche dell’immobile sono già state in passato compromesse da altri interventi e/o se l’immobile ha comunque un livello architettonico mediocre: si vedano a questo riguardo le sentenze n. 21.835 del 2007, n. 4.679 del 2009 e n. 3.549 del 1989);per quanto riguarda i rapporti con la Pubblica amministrazione (cioè con il Comune), si noti che l’installazione e/o la messa a norma di apparecchi di condizionamento e climatizzazione dell’aria, ai sensi della voce n. 22 del decreto ministeriale del 2 marzo 2018(in attuazione dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 222 del 2016), rientra tra le attività di cosiddetta edilizia libera, rientra cioè tra le opere che possono essere eseguite senza chiedere alcuna preventiva autorizzazione al Comune (devono però essere comunque conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali ed alle eventuali normative, se applicabili al caso specifico, antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico – sanitario, di efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico e contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio): questo vuol dire che l’installazione di un impianto di climatizzazione può avvenire senza necessità di alcuna autorizzazione comunale e di alcuna comunicazione al Comune (la comunicazione al Comune dell’avvio di lavori è solo facoltativa per l’installazione di impianti di questo tipo); in ogni caso, i permessi edilizi sono atti pubblici e chiunque può chiedere di consultarli (sentenza del Tar del Lazio n. 10.215 del 2018), perciò il lettore può comunque chiedere al Comune se esiste un permesso per l’installazione dell’aspiratore in questione oppure se è stata presentata la comunicazione facoltativa per l’avvio dei lavori, ma se il Comune gli rispondesse che non c’è né permesso né comunicazione di avvio dei lavori, ciò sarebbe perfettamente legittimo perché per l’installazione di impianti di climatizzazione la legge non richiede né alcun tipo di autorizzazione, né una preventiva ed obbligatoria comunicazione di avvio lavori; sicuramente il motivo più solido su cui il lettore può far leva per richiedere ed ottenere il silenziamento o la rimozione dell’aspiratore (ed anche un eventuale risarcimento del danno) è la sua rumorosità che, in base all’articolo 844 del Codice civile non deve superare la normale tollerabilità, avuto riguardo alle condizioni ed allo stato dei luoghi: ovviamente il superamento dei livelli di normale tollerabilità tocca dimostrarlo al lettore in un eventuale giudizio che fosse necessario avviare se il problema non si risolvesse in via bonaria (si valuti comunque che per provare l’esistenza ed il livello di intensità dei rumori è anche possibile avvalersi di testimonianze attendibili di persone che abbiano effettivamente e direttamente percepito i rumori e che la Corte di Cassazione ha anche precisato- sentenza n. 2.166 del 2006 che, sebbene sia spesso utile e necessario per dimostrare il superamento del livello di tollerabilità, l’accertamento tecnico svolto dal perito nominato dal giudice non è sempre indispensabile soprattutto quando i rumori sono discontinui e difficilmente riproducibili e verificabili sul piano strumentale).

  6. Convivere con rumori persistenti ad ogni ora della giornata mette alla prova anche la persona più calma e tranquilla al mondo. E vi assicuro che io ho una grande pazienza! Sta di fatto che non di rado, i suoni fastidiosi, diventano realmente insopportabili quando ti sconvolgono la vita, un esempio classico: i vicini che organizzano feste frequenti la notte, oppure quando i bimbi giocano a pallone dentro casa nelle prime ore del pomeriggio, soprattutto quando fai il riposino rientrato dalla pausa lavoro. Peggio ancora le passeggiate in casa con gli zoccoli ad ogni ora, ed è proprio lì che tu rischi di impazzire sopportando il tutto.

  7. Nel caso di feste patronali? in questo caso mi devo difendere dalla pubblica amministrazione? Quindi è inutile andare a parlare con il capo della polizia municipale o chiedere udienza al sindaco. Ma allora come ci si può tutelare? Che posso fare per le feste patronali e i rumori assordanti?

    1. A stabilire che fare per le feste patronali e rumori assordanti è stata una sentenza niente poco di meno delle sezioni unite della Cassazione. La Corte ha analizzato il caso di un uomo che non riusciva a dormire a causa degli schiamazzi e della musica allestita in ogni angolo del quartiere. Secondo la Suprema Corte non c’è dubbio che il Comune debba sempre vigilare sul livello del volume della musica e degli intrattenimenti che si svolgono durante la festa patronale. Se anche l’organizzazione è stata affidata a un “comitato promotore”, l’ente locale non può addossare su quest’ultimo tutta la responsabilità. È infatti compito del Comune comunque vigilare che tutto si svolga nel pieno rispetto sia delle norme di legge che del quieto vivere, in modo da non disturbare con eccessivi rumori i proprietari delle case vicine. Se non lo fa, l’amministrazione si rende colpevolmente inerte a un proprio obbligo di legge e può essere oggetto di un’azione legale. Due sono le tutele che si possono apprestare in tali casi: quella penale e quella civile. Per quanto riguarda la prima, tutto inizia con una querela sporta ai carabinieri, non necessariamente con l’ausilio di un avvocato. Lì bisognerà lamentare i rumori assordanti prodotti durante la festa patronale. Il reato viene imputato al soggetto che doveva eseguire i controlli e che non li ha svolti. Chiaramente il giudizio è volto a infliggere a quest’ultimo la sanzione penale e niente più: una scarsa utilità per chi non riesce a dormire. Tuttavia, l’intervento dei carabinieri potrà anche servire per certificare il proprio malcontento, renderlo comunque noto alle autorità locali (non si sa mai, nel caso in cui la festa dovesse essere ripetuta negli anni successivi) e, magari, sperare che la “voce” arrivi al sindaco nel più breve tempo possibile. La causa civile è invece rivolta a ottenere il risarcimento del danno. Ma per questo non basta una semplice istanza, come per il penale. È necessario che il soggetto molestato incarichi un avvocato e che anticipi le spese del giudizio. Per cui se il danno non è particolarmente rilevante è meglio risparmiare tempo e soldi.

  8. Vivo con mamma disabile ed invalida e sono turnista in ospedale. Nella casa sopra la mia, dal 2004 a oggi, la proprietaria affitta e ospita continuamente a terzi molto chiassosi anche di notte. L’amministratore è inesistente, gli altri condomini omertosi. Il nostro citofono a volte suona anche di notte da ospiti della signora sopra noi. Cosa posso fare?

    1. Innanzitutto occorre chiarire che l’amministratore non si può disinteressare dei rumori molesti se i rumori arrivino a disturbare anche le aree di proprietà condominiale. Infatti tra i compiti che la legge assegna all’amministratore c’è anche quello di disciplinare l’uso delle cose comuni e quindi l’amministratore ha il dovere di intervenire se singoli condomini (oppure gli affittuari che abitano le case dei condomini), provochino nelle loro abitazioni rumori che disturbino il pacifico godimento dei beni comuni (ad esempio con rumori che si propaghino nelle proprietà comuni come sono i pianerottoli e le scale). Ma l’amministratore è obbligato ad intervenire anche nel caso in cui nel regolamento condominiale ci fosse un elenco di comportamenti al cui rispetto i condomini sono obbligati anche all’interno delle loro proprietà (talvolta nel regolamento condominiale sono previste anche sanzioni economiche per i condomini che non rispettano le regole contenute nel regolamento stesso).Se, perciò, nel condominio in cui il lettore abita ci fosse un regolamento contenente una norma di comportamento (ad esempio: è vietato negli appartamenti di proprietà esclusiva fare rumori fastidiosi in ore notturne oppure nelle ore di riposo notturne e pomeridiane ecc.) e questa norma fosse stata violata dal suo confinante (o dai terzi che occupano l’appartamento del proprietario che abita al piano superiore), l’amministratore è tenuto ad intervenire per contestare la violazione ed anche per sottoporre all’assemblea la decisione di irrogare la sanzione economica che fosse eventualmente prevista dal regolamento stesso (sanzione che, in base all’articolo 70 delle disposizioni di attuazione del codice civile, può arrivare fino a 200 euro e, in caso di recidiva, fino ad euro 800 e che può essere irrogata dall’assemblea condominiale, occorre ripeterlo, solo se è prevista dal regolamento e solo nella misura prevista dal regolamento).Fatta questa doverosa premessa, bisogna aggiungersi che se per un qualsiasi motivo l’amministratore non dovesse o non volesse intervenire e se le vie bonarie per risolvere la questione risultassero inutili, non resterà al lettore che affidarsi ad un avvocato affinché:venga fatta innanzitutto una contestazione scritta dei fastidi subìti e, se nemmeno la contestazione scritta fosse sufficiente a risolvere il problema; sia valutata l’opportunità, sempre con il supporto di un legale, di avviare una causa davanti al giudice competente (per ottenere che i rumori cessino ed eventualmente anche il risarcimento dei danni subìti). Per una causa di questo tipo (con cui si chiede al giudice, si ripete, che i rumori cessino), chi inizia la causa dovrà dimostrare al giudice non solo che questi rumori fastidiosi esistono, ma anche da dove provengono, quando vengono avvertiti e che superano il livello di normale tollerabilità.

  9. Ho acquistato da poco casa e le grida dei vicini sono insopportabili. Insomma i vicini fanno troppo rumore. Come posso isolare una parete dai rumori dei vicini?

    1. Per isolare una parete dai rumori dei vicini al meglio, esistono molteplici materiali e diverse soluzioni, le variabili possono essere diverse. Noi esamineremo le soluzioni più efficaci. Se vuoi impedire al suono di diffondersi all’esterno della parete, facendo in modo che qualunque rumore o suono rimanga all’interno della tua stanza allora hai necessità di utilizzare pannelli fonoisolanti. Se invece hai bisogno che il suono sia completamente assorbito dal materiale che andrai ad utilizzare allora devi utilizzare pannelli fonoassorbenti. Qual è la differenza tra materiale fonoassorbente e materiale fonoisolante? I pannelli fonoassorbenti sono utilizzati per consentire un elevata qualità acustica e sonora all’interno del proprio ambiente, mentre i pannelli fonoisolanti, che fanno evidentemente al caso tuo, proteggono e isolano dai rumori esterni, per cui non permettono ai rumori dei vicini di crearti disturbo. I materiali presenti in commercio sono davvero tanti e, a seconda dell’azienda o del professionista di settore, ci si trova a valutare diverse soluzioni che a volte ti possono portare anche in confusione, essendo piuttosto numerose. La soluzione migliore sarebbe una combinazione fra i due materiali fonoassorbente e fonoisolante.

  10. In certe ore del giorno, alcuni rumori si possono anche sopportare, ma all’alba o a notte fonda bisogna fare silenzio e aver rispetto del riposo altrui. In un condominio, come anche tra conviventi, bisogna tenere in considerazione che ognuno ha orari diversi in cui desidera dormire e non si può decidere indiscriminatamente quando iniziare a fare lavori in casa o alzare la voce o suonare la batteria o spostare la disposizione dei mobili. Insomma, keep calm

  11. I miei vicini si sono appena trasferiti e ci sta che certi rumori, sebben siano intollerabili, sono necessari per completare tutto nel più breve tempo possibile. Il problema è quando non ci si ferma a quei lavori necessari ma ogni scusa è buona per distruggere il sistema nervoso con l’aggiunta dei quadri in orari scomodi e il rumore del trapano nelle orecchia vi assicuro che è assordante

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