La tassa sull’obesità

10 Ottobre 2019 | Autore:
La tassa sull’obesità

Cresce il numero di persone in sovrappeso e, quindi, aumenta la spesa sanitaria e diminuisce la produttività. Il conto lo devono pagare tutti. Quanto ci costa?

L’obesità non è un problema che «pesa» solo su chi ne soffre ma anche sull’intera collettività. Fare andare su la bilancia in eccesso, infatti, può costare caro a chi si deve confrontare quotidianamente con uno stato fisico più abbondante del dovuto: si vive di meno, si è a rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie, si ha una qualità di vita molto più ridotta in termini di mobilità rispetto a chi ha mantiene il peso forma. Ma anche chi è magro come un chiodo deve pagare un prezzo per il sovrappeso altrui. Una vera e propria tassa sull’obesità, anche se cura il mangiare, fa esercizio fisico ogni giorno e la bilancia non va oltre i 50 chili.

Attenzione, comunque, a non far confusione e confondere il sovrappeso con l’obesità, perché quest’ultima può risultare più diffusa di quel che potrebbe sembrare. Tecnicamente, c’è una soglia oltre la quale una persona si può considerare obesa senza che, per forza, debba pesare 120 chili. Con molti di meno, tecnicamente appunto, già si rientra in questa categoria. In teoria, un soggetto è obeso quando supera di 20 kg o del 30% il suo peso ideale. Sulla carta, dunque, una persona può essere obesa con 80 kg se il suo peso ideale è di 59. Dopodiché, l’obesità diventa grave quando si va oltre i 40 kg o il 60%.

Tutto questo, come si diceva, ha dei costi per l’intero Paese in termini di Pil con un’inevitabile ripercussione sul portafoglio di tutti. Si vive peggio e di meno, si lavora di meno, si produce di meno. E ci si deve curare di più, il che comporta una spesa a carico del Servizio sanitario nazionale non indifferente. Ecco da dove salta fuori la tassa sull’obesità.

Obesità: quanto «pesa» in Italia?

Circa 21 milioni di italiani sono in sovrappeso, secondo le cifre dell’Istat e del Servizio sanitario nazionale. Di queste, 6 milioni sono da considerare obese. Equivalgono, dunque, al 10% della popolazione. Non è poco. Ma il dato è destinato a peggiorare. L’Istituto superiore della Sanità ha già messo le mani avanti, avvertendo che se non ci sarà un cambiamento nelle abitudini della popolazione, nel 2030 il 70% degli uomini ed il 50% delle donne avranno seri problemi di peso.

Le conseguenze di questo trend – è proprio il caso di dirlo – sono piuttosto pesanti. Come detto in precedenza, per colpa dell’obesità si vive di meno: la media in Italia è di 2,7 anni, soprattutto, a causa di malattie collegate all’eccesso di peso, come ictus, infarto o altre patologie cardiocircolatorie.

Obesità: quanto costa agli italiani?

E poi c’è un prezzo da pagare anche quando non si ha una vita sana ed un peso forma. Quella tassa sull’obesità che abbiamo citato all’inizio è il risultato dei 9 miliardi di euro all’anno che lo Stato deve sborsare per compensare la spesa sanitaria di chi deve curarsi e le assenze dal lavoro di chi deve restare a casa in malattia a causa dell’obesità. Soldi che, uscendo dalle casse dello Stato, escono di conseguenza dalle tasche dei cittadini.

In altri termini, l’obesità rappresenta il 9% della spesa sanitaria ed una contrazione del prodotto interno lordo pari a quasi il 3%, secondo uno studio dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Questo significa che ciascuno di noi, indipendentemente dallo stile di vita e dal peso forma che ha, deve pagare una sorta di tassa sull’obesità di 289 euro l’anno.

C’è, poi, da aggiungere il costo per la collettività della perdita produttiva causata dalla riduzione della vita media di oltre 570mila lavoratori. Leggendo il dossier presentato dall’Ocse, si scopre che chi ha una malattia cronica legata all’obesità o al sovrappeso ha l’8% di probabilità in più di perdere il lavoro nell’arco di 1 anno e produce di meno perché resta a casa in malattia più spesso ed ottiene più facilmente una pensione anticipata. Questo si traduce in una perdita di 586 dollari l’anno a testa, contro una media Ocse di 863 dollari.

L’Ocse, comunque, guarda avanti con preoccupazione, anche per quanto riguarda l’Italia. Secondo il rapporto dell’Organizzazione, il nostro Paese ha una percentuale di bambini obesi tra le più alte: il 12,5% rispetto al 4,5% della metà degli anni ’70. Ma 1 bambino su 4 è considerato pre-obeso. Questi due dati messi insieme collocano l’Italia al quarto posto nella graduatoria dei Paesi con il maggior numero di minori fuori peso, dopo Stati Uniti, Nuova Zelanda e Grecia. La prospettiva, insomma, non è delle migliori se non si inverte la rotta.

Per diversi motivi. Uno, perché significa che l’aspettativa di vita si ridurrà ulteriormente nei prossimi decenni. Poi, perché aumenterà il numero delle persone che avranno bisogno di cure pagate dal Servizio sanitario nazionale, tra interventi chirurgici, medicine, ecc., con un conseguente incremento della spesa pubblica. Basti pensare che, sempre secondo l’Ocse, sovrappeso e obesità sono dietro il 70% di ciò che si paga per curare il diabete, il 23% del costo delle cure per problemi cardiovascolari e il 9% dei tumori.

Obesità: quali conseguenze sociali?

Non è soltanto una questione di soldi. Ci sono anche delle conseguenze sociali non indifferenti. Un bambino obeso o in sovrappeso rende di meno a scuola, si deve assentare più spesso e, purtroppo, rimane più facilmente vittima del bullismo, il che mina il suo equilibrio psicologico. I dati dell’Ocse dicono che un bambino senza problemi di questo tipo ha l’11% di probabilità in più di concludere la scuola con successo rispetto al compagno obeso, mentre per le ragazze il valore sale al 19%.



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2 Commenti

  1. Gli obesi come i fumatori, i bevitori, i ludopatici,i tecnogenidipendenti e chi ne ha più ne metta,sono stati creati da una società del consumismo sfrenato per profitti ai danni delle persone,indotte con mille input a divenire dipendente da qualcosa e poi il modo migliore per ridurre i costi dello stato sarebbe tassarli? Uno stato lungimirante non avrebbe permesso tutto questo,parlo di prevenzione! Cominciamo dalle scuole dell’infanzia fino a quelle universitarie ad adottare momenti di disintossicazione mentale da queste dipendenze ancor prima che si palesino e durante (ormai).Obbligare almeno 1 ora al mese i genitori a frequentare con i loro figli e gli insegnanti un corso di educazione civica e di presa di coscienza dei danni procurati da cibo insano,droghe,tecnologia sfrenata,alcol,fumo,ecc…

  2. Riferito alla signora Pina Dam e poi a gli altri.
    Io parlo da diretto interessato. Oltre alla mia salute, c’è in gioco molto altro. Io ho deciso di mettere 5 dollari (che poi converto in euro visto che vivo in europa), per ogni Kilogrammo in eccesso. Ora ti dico che sono dimagrito 3 Kg. Non è molto ma posso sempre migliorare. Oggi per esempio ho messo in un salvadanaio a fondo perduto la bellezza di 155 dollari. Sto facendo questo da tre mesi. Il fatto di sentirmi tassato, e pagare per il mio vizio sta facendo si che sto abusando di meno di bibite gasate, meno frittura e meno cibi fastfood.

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