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Prescrizione debiti verso Inps

10 Ottobre 2019
Prescrizione debiti verso Inps

Quando scade la cartella esattoriale per contributi previdenziali dovuti a Inps e assistenziali dovuti all’Inail?

Arrivare a fine mese è sempre più difficile e, a volte, le somme riscosse da professionisti, imprenditori e autonomi non sono sufficienti ad adempiere agli obblighi previdenziali. Di qui le numerose richieste di pagamento provenienti da Inps, Inail e Agenzia Entrate Riscossione. Ecco che allora l’unico modo per annullare gli atti impositivi è sperare che gli stessi arrivino oltre tempo massimo. Di qui un comune interrogativo rivolto agli studi legali e commerciali: qual è la prescrizione dei debiti verso Inps?

La risposta viene da una recente sentenza emessa dal tribunale ordinario di Cosenza. Il giudice ha ribadito il concetto già espresso negli ultimi due anni dalle Sezioni Unite della Cassazione sul quale, pertanto, non vi può essere più alcuna incertezza interpretativa. Strano allora che abbia compensato le spese per «la novità della questione». Ciò non influisce però sulla decisione che è corretta e conforme alla previsione normativa. Cerchiamo allora di fare il punto della quesitone.

Partiamo da una importante premessa. Contributi previdenziali e contributi assistenziali obbligatori hanno lo stesso termine di prescrizione. In entrambi i casi l’amministrazione non ha molto tempo per riscuotere le somme ad essa dovute. In caso contrario la pretesa dell’Inps o dell’Inail è illegittima e il contribuente ha diritto a fare opposizione. 

Se dunque ti è arrivata un’intimazione di pagamento dell’Inps o una cartella esattoriale notificata dall’Agenzia Entrate Riscossione con cui ti viene richiesto di versare delle somme per dei contributi che non hai pagato a suo tempo, ecco cosa devi controllare per verificare se, nel frattempo, il debito verso Inps è caduto in prescrizione. 

L’intimazione di pagamento Inps

La legge assegna all’Inps e all’Inail cinque anni di tempo per riscuotere i propri crediti. Questo significa che se nel momento in cui ti arriva l’intimazione di pagamento sono trascorsi più di cinque anni da quando il versamento dell’importo era dovuto, puoi presentare opposizione. Opposizione che si fa valere entro massimo 40 giorni al tribunale ordinario, sezione lavoro e previdenza.

La cartella di pagamento Inps e Inail

Stesso discorso vale per la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione: questa non può essere notificata oltre cinque anni dopo l’intimazione di pagamento dell’Inps o Inail. Diversamente la cartella cade in prescrizione e il debito non deve essere più onorato. 

Ma attenzione: in questo caso l’opposizione non può essere sollevata nei 60 giorni di termine dalla notifica della cartella. Se così fosse, non potrebbe mai formarsi il quinquennio necessario alla prescrizione. Ed allora l’eccezione di prescrizione va sollevata contro il successivo atto notificato dall’Agente della Riscossione, ossia la reiterazione della cartella esattoriale (la cosiddetta intimazione di pagamento), il preavviso di fermo o ipoteca, l’atto di pignoramento. Anche in tale ipotesi l’opposizione andrà proposta al tribunale ordinario, sezione lavoro.

Sul punto, il tribunale di Cosenza osserva che, una volta divenuta definitiva la cartella   esattoriale, la pretesa contributiva cade in prescrizione dopo il termine breve di cinque anni e non quello ordinario di dieci anni, come alcuni in passato hanno sostenuto. Sul punto si erano già espresse le Sezioni Unite della Cassazione in due diverse occasioni, l’ultima delle quali solo tre anni fa [3]. 

In sintesi, non è legittimo il pignoramento o qualsiasi altro atto notificato dall’Agente per la riscossione esattoriale se, avendo ad oggetto un debito verso Inps o Inail, interviene dopo oltre cinque anni dall’ultima cartella notificata. 


note

[1] Trib. Cosenza, sent. n. 1679/2019 del 9.10.2019.

[2] Legge n. 335/1995.

[3] Cass. S.U. sent. n. 6173 del 7.03.2008. Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.


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