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Sollecito pagamento: ultime sentenze

28 Ottobre 2019
Sollecito pagamento: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: notifica della cartella; prescrizione del credito tributario; tentativo di fornire la prova dello stato di dissesto economico; sollecito di pagamento di sanzioni amministrative per violazione del Codice della strada. 

Sollecito di pagamento

Ove, in sede di ammissione al passivo fallimentare, sia eccepita dal curatore la prescrizione del credito tributario successivamente alla notifica della cartella di pagamento, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione e, poiché trattasi di questione riguardante l’an e il quantum del tributo, la giurisdizione sulla relativa controversia spetta al giudice tributario. Deriva da quanto precede, pertanto, che il giudice delegato deve ammettere il credito in oggetto con riserva, anche in assenza di una richiesta di parte in tal senso.

(Nella specie, ha osservato la Suprema corte, il giudice di merito ha erroneamente ritenuto la propria giurisdizione, in ordine alla eccezione di prescrizione del credito tributario sull’erroneo rilievo che con la notifica della cartella di pagamento fossero stati posti in essere atti di esecuzione tributaria, la cui cognizione è demandata al giudice ordinario, mentre deve escludersi che il sollecito di pagamento appartenga agli atti di esecuzione forzata, potendosi assimilare, invece, all’avviso di mora di cui all’articolo 50, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, impugnabili avanti alle commissioni tributarie).

Cassazione civile sez. I, 11/06/2019, n.15717

Competenza per materia del giudice di pace

L’opposizione cd. “recuperatoria” avverso sollecito di pagamento di importi relativi a sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, in quanto diretta a contestare gli stessi presupposti della pretesa sanzionatoria, deve essere proposta nelle forme e con le modalità già previste dagli artt. 22 e 22 bis della l. n. 689 del 1981 ed attualmente disciplinate dagli artt. 6 e 7 del d.lgs. n. 150 del 2011; sicché, essa è rimessa alla competenza per materia del giudice di pace del luogo in cui è stata commessa la violazione.

Cassazione civile sez. VI, 03/10/2018, n.24091

Sollecito di pagamento del tributo

In tema di contenzioso tributario, il generico rinvio alle disposizioni di cui al titolo II del d.lgs. n. 546 del 1992, apposto in calce al sollecito di pagamento di un tributo, non è sufficiente a soddisfare l’obbligo d’indicazione del termine per l’impugnazione e dell’autorità cui è possibile ricorrere, imposto, nell’assetto anteriore all’entrata in vigore della l. n. 212 del 2000, dall’art. 3, comma 4, della l. n. 241 del 1990, quale manifestazione del principio di leale collaborazione dell’Amministrazione finanziaria con il contribuente ed a tutela del diritto di difesa di quest’ultimo, con la conseguenza che, in sede di impugnazione della cartella di pagamento successivamente notificata, non può ritenersi preclusa la contestazione nel merito della pretesa tributaria.

Cassazione civile sez. trib., 16/03/2018, n.6517

Superamento del tasso-soglia usura

Ai fini dell’accertamento del superamento del tasso-soglia usura, dev’essere calcolato anche l’interesse di mora, nonché le altre voci di costo, fisse o variabili, legate alla gestione del rapporto (spese di istruttoria, commissioni incasso rata, spese di sollecito di pagamento, etc.), che rientrano nel computo usurario ex art. 644 c.p., con la conseguenza che, nel caso di superamento della suddetta soglia, non è dovuto alcun interesse e quanto pagato dal mutuatario va imputato integralmente al captale da restituire .

Tribunale Bari sez. II, 11/01/2018

Atto amministrativo di sollecito di pagamento

L’atto amministrativo di sollecito di pagamento emesso in relazione ad un titolo sospeso nella sua esecutività, successivamente annullato, è autonomamente impugnabile da parte del destinatario, sussistendo uno specifico interesse ad agire mediante l’opposizione, volta ad eliminare ogni situazione di incertezza relativa alla pretesa creditoria che l’amministrazione ha segnalato al debitore di avere intenzione di far valere.

Cassazione civile sez. III, 26/10/2017, n.25432

Riscossione imposte

Il contribuente che riceve sollecito di pagamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria può impugnare il relativo atto impositivo contenente la pretesa tributaria davanti al giudice tributario qualora non siano esplicate le ragioni di fatto e di diritto che hanno spinto il soggetto impositore a muovere tale pretesa. Nel caso in cui, invece, tali ragioni siano esplicate e la pretesa sia fondata, ma il contribuente non adempie al pagamento delle imposte entro il termine di scadenza indicato dalla legge, è prevista l’ingiunzione fiscale, ossia una tecnica di riscossione coattiva.

Comm. trib. prov.le Salerno sez. XII, 01/02/2017, n.706

Produzione di “atti interni”: costituisce prova di notifica?

Se l’Ente della riscossione non fornisce la prova della notifica delle cartelle esattoriali ma produce unicamente estratti di ruolo, quest’ultimi essendo “atti interni” non possono certamente costituire prova della loro rituale notifica. Pertanto, non essendo stati notificati gli atti prodromici, il sollecito di pagamento risulta nullo, rendendo di conseguenza nulle le cartelle notificate.

Comm. trib. prov.le Napoli sez. XXXV, 23/02/2016, n.3150

Sollecito di pagamento del credito

L’atto amministrativo di sollecito di pagamento, pur distinguendosi dall’avviso di mora, per la sua natura ontologicamente non impositiva, è autonomamente impugnabile da parte del destinatario davanti al giudice competente, quando, nonostante il carattere atipico derivante dalla diversa denominazione attribuitagli dall’Amministrazione, abbia lo stesso contenuto e funzione del provvedimento tipizzato impugnabile.

Ne consegue l’inammissibilità dell’opposizione ad ordinanza ingiunzione, ex art. 23 l. 24 novembre 1981 n. 689, proposta avverso un avviso di pagamento, contenente la contestazione della violazione dell’obbligo di annotazione nei registri di carico e scarico dei rifiuti, di cui all’art. 190 d.lg. 3 aprile 2006 n. 152, trattandosi di atto non equiparabile all’ordinanza ingiunzione motivata, emessa a seguito di istruttoria e con riferimento alle deduzioni dell’interessato, ed avente funzione ben diversa dalla sanzione, poiché volto a stimolare, anche attraverso il pagamento in misura ridotta, una definizione anticipata del procedimento.

Cassazione civile sez. VI, 17/09/2012, n.15596

Onere di fornire la prova

A mente dell’art. 67, comma 2, l. fall. (ante novella), nella specie richiamato dall’art. 49 d.lg. n.270/1999, sulla A.S. procedente incombe l’onere di fornire la prova della conoscenza – che deve essere effettiva e non solo potenziale – da parte del soggetto convenuto in revocatoria, dell’insolvenza in cui versava, all’epoca della effettuazione del pagamento di cui si chiede la revoca.

Nel caso di specie, la domanda va rigettata, in quanto l’attrice, nel tentativo di fornire la prova dello stato di dissesto economico e di crisi irreversibile in cui versava la debitrice all’epoca dell’eseguito pagamento, si è limitata a produrre in giudizio un sollecito di pagamento e la copia di alcuni articoli di stampa, tutti di gran lunga successivi all’epoca dell’avvenuto pagamento, a cui si aggiunge l’ulteriore circostanza della mancanza di prova sufficiente ad evidenziare la “scientia decoctionis” in parola, confermata da una serie di elementi quali il fisiologico sollecito di pagamento del credito e la sospensione dei servizi avvenuti alcuni mesi dopo il pagamento “de quo”, quindi con l’avvenuta prosecuzione di detti servizi nella verosimile e molto probabile circostanza della mancata conoscenza dello stato di insolvenza che, per contro, avrebbe consigliato, prudenzialmente, l’interruzione dei rapporti commerciali e della linea di credito quanto meno contestualmente alla ricezione del pagamento in discussione.

Tribunale Bari sez. IV, 19/06/2012, n.2250

Notifica di un sollecito di pagamento

Qualora l’atto impugnato sia stato preceduto dalla notifica di un sollecito di pagamento, anziché di un formale avviso di accertamento, la procedura di recupero adottata dal concessionario della riscossione risulta essere illegittima.

Comm. trib. prov.le Macerata sez. II, 11/11/2011, n.350

Mancata tempestiva contestazione delle fatture ricevute

In tema di ingiunzione una mancata tempestiva contestazione delle fatture ricevute ovvero del sollecito di pagamento, relativo ad una prestazione pacificamente eseguita e ricevuta permette di individuare nella condotta “de qua” un comportamento tacito concludente.

Tribunale Roma sez. III, 19/09/2011, n.17799


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