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Privacy minori: ultime sentenze

18 Maggio 2022
Privacy minori: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: diritto all’immagine; diritto alla riservatezza; tutela dei dati personali; tutela dei minori; responsabilità genitoriale; fotografie pubblicate sulla stampa.

L’affissione di una graduatoria sull’ammissione a corsi scolastici rappresenta una violazione della privacy dei minori? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Interesse pubblico alla diffusione di una notizia

L’interesse pubblico alla diffusione di una notizia, in presenza delle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di cronaca, va distinto dall’interesse alla pubblicazione o diffusione anche dell’immagine delle persone coinvolte, la cui liceità postula, giusta la disciplina complessivamente desumibile dagli artt. 10 c.c., 96 e 97 della l. n. 633 del 1941, 137 del d.lgs. n. 196 del 2003 ed 8 del codice deontologico dei giornalisti, il concreto accertamento di uno specifico ed autonomo interesse pubblico alla conoscenza delle fattezze dei protagonisti della vicenda narrata ai fini della completezza e correttezza della divulgazione della notizia, oppure il consenso delle persone ritratte, o l’esistenza delle altre condizioni eccezionali giustificative previste dall’ordinamento

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del tribunale che aveva respinto la domanda di risarcimento del danno subito da una minore degente per gravissimi motivi di salute, che in occasione di un articolo pubblicato su talune testate giornalistiche, era apparsa ritratta insieme ad un noto calciatore che si era appositamente recato in ospedale per farle visita).

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, n.4477

Diffusione non autorizzata dell’immagine di un minore

Nel caso di diffusione di una notizia accompagnata da un’immagine raffigurante le persone coinvolte, l’interesse pubblico alla conoscenza delle fattezze dei protagonisti della vicenda va accertato separatamente rispetto a quello alla divulgazione dell’informazione (nella specie, la Cassazione ha ritenuto illegittima la diffusione non autorizzata dell’immagine di un minore, dal momento che non era giustificata da uno specifico interesse pubblico, diverso da quello alla diffusione della notizia che correlava la fotografia).

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, n.4477

Esposizione o pubblicazione immagini di minori senza consenso

In tema di diritto d’autore le disposizioni di riferimento, ratione temporis, sono la L. n. 633 del 1941, artt. 96 e 97 e l’art. 10 c.c. e la normativa sulla privacy L. n. 675 del 1996, così come modificata e integrata dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 4, n. 3, in materia di consenso). Il primo gruppo di articoli prescrive che l’esposizione o la pubblicazione dell’immagine altrui sia abusiva non soltanto quando avvenga senza il consenso della persona o senza il concorso delle altre circostanze espressamente previste dalla legge come idonee ad escludere la tutela del diritto alla riservatezza – quali la notorietà del soggetto ripreso, l’ufficio pubblico dallo stesso ricoperto, la necessità di perseguire finalità di giustizia o di polizia, oppure scopi scientifici, didattici o culturali, o il collegamento della riproduzione a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svolti in pubblico – ma anche quando, pur ricorrendo quel consenso o quelle circostanze, l’esposizione o la pubblicazione sia tale da arrecare pregiudizio all’onere, alla reputazione o al decoro della persona medesima.

Il citato art. 97, quindi, prescrive ipotesi tassative in cui non è necessario il consenso della parte, ed in particolare nel comma 2, stabilisce che “il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onere, alla reputazione od anche al decoro nella persona ritratta”.

Nel caso di specie, le fotografie che ritraevano le minori (…), le quali partecipano ad una manifestazione di massa in occasione dell’inaugurazione di uno scivolo gonfiabile, di certo non era lesive della reputazione o dell’onore, posto che non è disdicevole o disonorevole, o contraria a qualsivoglia disposizione di ordine pubblico o buon costume, l’utilizzo di uno scivolo.

Cassazione civile sez. III, 13/05/2020, n.8880

Consenso alla pubblicazione dei dati dei minori di anni 14 in Internet

La tutela della vita privata e dell’immagine e del minore – tradizionalmente garantita dagli artt. 10 c.c., e 4, 7, 8 e 145 d.lgs. n. 196/2003, in materia di tutela dei dati personali e gli artt. 1 e 16, comma 1 della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo e art. 97 l. n. 633/1941 – oggi comprende quanto statuito dal regolamento UE n. 679/2016 entrato in vigore il 25.05.2018 e dalle norme di adeguamento del codice della privacy contenute nel d.lgs. n. 101/2018, secondo le quali, con riguardo all’offerta diretta di servizi della società dell’informazione, il trattamento dei dati personali dei minori di anni quattordici da parte di terzi, dunque anche alla pubblicazione delle foto, può avvenire solo previo consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Tribunale Rieti, 07/03/2019

Dati sanitari dell’alunno

L’affissione nella bacheca della scuola dei dati sanitari dell’alunno, ai fini della graduatoria di ammissione a un privilegio scolastico, legato allo stato di salute del minore, costituisce una violazione della privacy, sia dello studente che dei propri familiari, in quanto tale risarcibile da parte del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ad affermarlo è la Cassazione che ha respinto il ricorso del Miur secondo cui mancava il carattere lesivo della privacy attribuito alla pubblicazione tramite affissione di una graduatoria sull’ammissione a corsi scolastici.

La Suprema corte, tuttavia, precisa che la salute di un minore costituisce quel dato “sensibile”, anche per chi convive con esso, il cui non corretto utilizzo determina senz’altro violazione della privacy, rendendo la condizione di disabilità nota ad altri soggetti, ben oltre le figure necessariamente tenute a esserne edotte.

Cassazione civile sez. III, 26/06/2018, n.16816

Limite dell’essenzialità dell’informazione

In tema di privacy, i limiti dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico, che circoscrivono la possibilità di diffusione dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, comporta il dovere di evitare riferimenti a congiunti del personaggio pubblico, non potendo la notorietà di quest’ultimo affievolire i diritti dei primi e, in particolare, dei minori.

(Nella specie, un settimanale, riprendendo una notizia sul supposto legame sentimentale extraconiugale di un personaggio pubblico, conteneva dati ed immagini dei figli minori, del coniuge e della madre di questa, nonché del luogo di residenza e della palazzina di abitazione).

Cassazione civile sez. I, 06/12/2013, n.27381

Informazioni diffuse da un programma televisivo

Devono ritenersi illecite le informazioni diffuse da un programma televisivo in relazione a casi di adozione perché in contrasto con la normativa sulla privacy e con la disciplina sulle adozioni che affida ai soli genitori adottivi la possibilità di informare il minore della sua condizione di adottato e poi solo a quest’ultimo, raggiunta la maggiore età, la scelta eventuale di ricercare i genitori biologici.

Infatti la disciplina sulle adozioni individua specificamente quali sono i presupposti perché l’adottato possa accedere ad informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei genitori biologici, delineando un percorso preordinato a tutelare, attraverso particolari procedure e l’intervento dei soggetti e delle istituzioni competenti, la personalità dell’adottato –anche divenuto maggiorenne- e i contesti familiari interessati (artt. 27, 28, e 73 legge 4 maggio 1983, n. 184, modificata dalla l. 28 marzo 2001, n. 149).

Aut. protez. dati person., 08/04/2010, n.1719160

Trattamento dei dati personali

Costituisce violazione delle disposizioni degli art. 136 e 137 del codice privacy e del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, nonché dei principi sanciti in via generale dall’ordinamento in materia di tutela dei minori, la divulgazione di informazioni minuziose e dettagliate sulla vita e sulla famiglia del minore vittima di un abuso sessuale.

Aut. protez. dati person., 16/02/2009

Pubblicazione dell’immagine di un minore

Il diritto alla riservatezza del minore deve essere, nel bilanciamento degli opposti valori costituzionali del diritto di cronaca e del diritto alla privacy, considerato assolutamente preminente, secondo le indicazioni derivanti dalle norme della Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989, e ratificata con l. 176/91, e tenuto conto della Convenzione dell’Onu del 1989, delle direttive comunitarie 48 del 1995 Ce e 108/81 del Consiglio d’Europa sul diritto alla riservatezza, oltre che della l. 675/96 (e successivo d.l. 196/03), che ha attuato la Convenzione 108 in materia di trattamento dei dati personali, laddove si riscontri che non vi sia l’utilità sociale della notizia, e, quindi, con l’unico limite del pubblico interesse.

Pertanto, il giudice adito in relazione al denunciato abuso dell’immagine di minore, ritratto senza particolari cautele idonee a renderlo irriconoscibile, deve prendere in considerazione il contesto in cui si collocano le fotografie, al fine di stabilire se la riproduzione sia tale da danneggiare lo sviluppo psichico del minore ed il suo diritto alla riservatezza.

Cassazione civile sez. III, 05/09/2006, n.19069

Risarcimento del danno

In tema di risarcimento del danno, il soggetto legittimato all’azione civile non è solo il soggetto passivo del reato, ma anche il danneggiato, ossia chiunque abbia riportato un danno eziologicamente riferibile all’azione od omissione del soggetto attivo del reato.

(Nella fattispecie, relativa ad un procedimento per il delitto di associazione a delinquere e truffa, la S.C. ha ritenuto titolare all’azione civile, in quanto danneggiato nel proprio “diritto alla privacy“, un minore, i cui dati personali sensibili, nella specie lo stato di grave malattia necessitante interventi chirurgici e cure costose, erano stati strumentalizzati – ad insaputa dello stesso e degli esercenti la di lui potestà – per indurre in errore altri soggetti, i quali si erano determinati a consegnare agli imputati delle somme di denaro per tale scopo di beneficenza, somme delle quali gli imputati si erano invece appropriati).

Cassazione penale sez. VI, 04/11/2004, n.7259

Registrazione e diritto alla privacy

Il ricorrente aveva denunciato alla polizia la scomparsa del figlio minore; poiché dai primi accertamenti erano emersi contrasti tra i coniugi, era stato avviato un procedimento penale. Nel corso delle indagini la moglie aveva prodotto una cassetta recante una registrazione, all’insaputa del ricorrente, di dichiarazioni confessorie circa l’omicidio del bambino; tale cassetta era stata acquisita agli atti del procedimento penale.

La prima obiezione avanzata dall’imputato, cioè che la registrazione fosse frutto di manipolazione, era stata dimostrata infondata da un perito; successivamente l’imputato aveva dichiarato che le assunte dichiarazioni confessorie non erano veritiere, siccome dirette solo a convincere la moglie a riprendere la convivenza. Il corpo del bambino non venne mai trovato e il ricorrente condannato alla pena di venti anni di reclusione.

La Corte rileva che il giudice nazionale non ha ritenuto che la registrazione avesse violato il diritto alla privacy, ma che al contrario ha ritenuto che fosse decisiva per accertare la verità nel processo. Rileva inoltre che la circostanza che la legge nazionale non regolasse la produzione di prove ad opera delle parti private e che la prova in questione era stata ritenuta decisiva per l’affermazione della responsabilità non costituiscono ragioni per ritenere che sia stato violato il principio del giusto processo. Infatti mai l’imputato ha negato il contenuto della registrazione e ha avuto tutte le possibilità di fornire la propria versione dei fatti: insomma il contraddittorio è stato assicurato (e la registrazione non ha costituito l’unica prova a carico).

Corte europea diritti dell’uomo, 24/01/2002

Tutore del minore e tutela della privacy

Il tutore di un minore è legittimato a proporre ricorso ex art. 700 c.p.c. per la tutela della “privacy” e dell’immagine del pupillo, non occorrendo, a tal fine, autorizzazione del g.t. ai sensi dell’art. 374 c.c.

Pretura Torino, 19/12/1989



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