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Amministratore e socio: requisiti di onorabilità

19 Ottobre 2019
Amministratore e socio: requisiti di onorabilità

Abbiamo la necessità di capire come una persona fisica, che attualmente presenta una segnalazione presso un Sistema di Informazioni Creditizie (Eurisc di Crif) due pignoramenti immobiliari e due pignoramenti presso terzi, possa influire in alcune dinamiche societarie di eventuali SRL, SPA o START UP, quali la concessione di finanziamenti bancari, copertura di incarichi e ruoli con funzioni apicali, o di componente di un Consiglio di Amministrazione, o l’accesso come socio fondatore di START UP al mercato dei capitali tramite il sistema “equity crowfunding”  e, quindi, essere in linea con i requisiti di onorabilità richiesti dalla Consob, infine, il rating bancario degli altri soci. Qualora infine dalle risultanze dell’analisi dovessero emergere problematiche e/o cause ostative, si ha la necessità di capire se e come “bypassare”, sotto un profilo puramente operativo, i problemi riscontrati.

partendo dalla fine del quesito, posso anticiparVi come esistono dei casi di esclusione societaria per una determinata tipologia di soggetti, ma tali casi di esclusione riguardano solo il diritto di amministrare e dirigere, e non quello di far parte, come soci, della compagine sociale.

Pertanto, sotto un profilo operativo, se dovessero ricorrere le ipotesi che elencherò di seguito, il soggetto potrà, comunque, far parte della costituenda società, ma come semplice socio.

Rispondo in ordine, e sulla base delle varie dinamiche societarie elencate.

Con riguardo alla concessione di finanziamenti bancari, la qualità di socio del soggetto segnalato non desterà alcuna preoccupazione alla società che emetterà il finanziamento, mentre nel caso in cui il soggetto dovesse figurare come amministratore, il discorso cambierebbe.

Infatti, chi emetterà un finanziamento, a prescindere dalla garanzia/controgaranzia, avrà molte difficoltà a rilasciare delle somme ad una società rappresentata da un soggetto segnalato alla centrale rischi, posto che il campanello d’allarme sarebbe davvero alto.

Il ragionamento è: se già il soggetto non ha mantenuto le promesse quando ha operato come persona fisica, perché dovrebbe mantenerle operando per il tramite di una società di capitali, dove il rischio, peraltro, è limitato al capitale social conferito?

Il problema potrebbe essere superato nel caso in cui le garanzie/fideiussioni apprestate siano talmente sicure, in termini di esigibilità, da azzerare il rischio di insolvenza della società in questione.

Per la nomina di amministratore/direttore generale sono richiesti requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza, anche se lo statuto può imporre ulteriori requisiti. Ma non è questo il nostro caso.

Per quanto riguarda il requisito che più ci interessa in questa sede, e cioè l’onorabilità, esso viene identificato nella insussistenza di condanne penali per taluni reati, ovvero, nel non trovarsi in una condizione di ineleggibilità o decadenza.

Secondo l’art. 2382 c.c., non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l’interdetto, l’inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi.

In particolare, l’amministratore non dovrà essere destinatario di sentenze penali definitive di condanna e di procedimenti penali in corso nei quali sia già stata pronunciata sentenza di condanna:

  • per reati non colposi a pena detentiva superiore a due anni;
  • per reati contro la fede pubblica, o il patrimonio, di tipo bancario, commerciale, contro la pubblica amministrazione, contro l’ordine pubblico, contro l’economia pubblica, nonché in materia valutaria e tributaria.

Infine, l’amministratore non deve aver ricevuto contravvenzioni accertate per violazioni di norme in materia di lavoro, di previdenza, in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Tuttavia, questa previsione normativa, inserita nel capo relativo alle società per azioni, non opera nei confronti della società a responsabilità limitata.

Infatti, secondo la Cassazione, la disciplina delle società a responsabilità limitata, a seguito della novella di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, non regolamenta le cause di ineleggibilità e di decadenza degli amministratori, sicché, riguardo ad essi, non trovano più applicazione, neppure per analogia, le norme dettate, per la società per azioni, dall’art. 2382 cod. civ., con la conseguenza che – salva diversa previsione statutaria – il fallimento dell’amministratore di società a responsabilità limitata non ne determina l’incapacità alla carica sociale (confronta, Cassazione civile, sez. III, 08/08/2013, n. 18904).

E, così, nel caso di costituzione di una s.r.l., nessun problema si porrà per i vari debiti accumulati dal nominando amministratore.

Stesso discorso fatto per la carica di amministratore/direttore generale varrà anche per il consigliere di amministrazione.

Con riguardo alla possibilità di accedere, come socio fondatore di start up, al mercato dei capitali tramite il sistema “equity crowfunding”, i requisiti di onorabilità richiesti dalla Consob sono i medesimi di quelli stabiliti dal codice civile, e fatti propri dalla giurisprudenza di legittimità.

Pertanto, anche per i soci fondatori, varrà il discorso fatto per amministratori e consiglieri di C.d.A..

Nessuna incidenza per il socio insolvente di influire sul rating bancario degli altri soci che, per quanto facenti parte della medesima compagine societaria, in quell’ambito sono considerati come singole persone fisiche, indipendenti tra loro.

In conclusione, le pregiudiziali iscritte al CRIF, così come le esecuzioni, mobiliari e immobiliari, subìte non devono destare alcuna preoccupazione ai fini dell’amministrazione di una società di capitali, a maggior ragione se si tratti di una società a responsabilità limitata; mentre possono insorgere problematiche se si tenta di ottenere un finanziamento.

In questo caso, per tagliare la testa al toro, la scelta più utile da fare, se non vi è necessità di far ricoprire al soggetto funzioni apicali, è quella di evitare la nomina in tal senso, e di procedere al riconoscimento della sola qualifica di socio, anche se – nella realtà – dovesse gestire una posizione dirigenziale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla



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