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Prelazione legale: ultime sentenze

29 Ottobre 2019
Prelazione legale: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: prelazione legale; diritto di riscatto; locazioni ad uso abitativo; legittimità del diritto di prelazione riconosciuto ai dipendenti; mancato esercizio della prelazione legale da parte degli aventi diritto.

Diritto di riscatto: è conseguenza della prelazione legale

Il diritto di riscatto, previsto per le locazioni ad uso abitativo dall’art. 3 legge 431/1998 in combinato disposto con gli artt. 38 e 39 legge 392/1978, è conseguenza della prelazione legale che può concorrere anche con la prelazione convenzionale, essendo compito del giudice di merito provvedere alla qualificazione della fattispecie concreta sulla base dei fatti complessivamente dedotti e tenuto conto delle parti processuali presenti in giudizio, anche alla luce dei principi di economia processuale e di conservazione delle prove.

Cassazione civile sez. III, 27/09/2018, n.23167

Scelta dell’affittuario di un fondo agricolo

Nel bando riguardante procedura ad evidenza pubblica per la scelta dell’affittuario di un fondo agricolo di proprietà di un’azienda pubblica, in relazione al quale esistano titolari del diritto di prelazione (legale o convenzionale), la controversia avente quale “petitum” sostanziale la contestazione dell’esercizio della prelazione, promossa nei confronti dell’ente pubblico e dei prelazionari rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

Cassazione civile sez. un., 30/08/2018, n.21450

Trasferimento della titolarità di farmacie

La disposizione di cui all’art. 12 comma 2 l. n. 362 del 1991, che accorda un diritto di prelazione ai dipendenti delle farmacie comunali in caso di trasferimento della titolarità dell’esercizio farmaceutico, realizza un compromesso tra le esigenze della concorrenza e della libera circolazione dei servizi e quelle relative alla tutela del diritto alla salute, sulla base della presunzione che il farmacista già dipendente del presidio ceduto garantisca una migliore gestione dell’esercizio farmaceutico.

Tuttavia, è lecito dubitare che la lesione dei principi di parità di trattamento e di libera prestazione dei servizi che la prelazione legale prevista dall’art. 12 comma 2 l. n. 362 del 1991 determina sia necessaria al raggiungimento dell’obiettivo di garantire alla popolazione efficienza e qualità nel rifornimento di medicinali e che l’esperienza professionale pregressa di dipendente di una farmacia comunale sia meritevole di specifica valorizzazione.

Deve pertanto essere rimessa alla Corte di giustizia, ai sensi dell’art. 267 tfUe, la questione pregiudiziale relativa all’eventualità che i principi di libertà di stabilimento, di non discriminazione, di parità di trattamento, di tutela della concorrenza e di libera circolazione dei lavoratori, di cui agli artt. 45, 49, 56 e 106 tfUe e agli artt. 15 e 16 della Carta di Nizza, ostino ad una normativa nazionale, quale quella di cui all’art. 12 comma 2 l. n. 362 del 1991, che, in caso di trasferimento della titolarità di una farmacia comunale, assegna il diritto di prelazione ai dipendenti della farmacia medesima.

Consiglio di Stato sez. III, 04/07/2018, n.4102

Procedura ad evidenza pubblica

Anche la cessione della titolarità di una farmacia comunale deve seguire, salvo motivate eccezioni, il modulo della gara pubblica; è però possibile l’esercizio della prelazione legale, nel contesto di aste pubbliche per l’alienazione di un bene, in favore di soggetti non partecipanti alla procedura pubblica.

Consiglio di Stato sez. III, 03/07/2018, n.4053

Dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali

In ragione della circostanza che all’epoca dell’entrata del d.lgs. 104/1996 e l. 243/2004 l’Ente previdenziale non aveva ancora offerto in vendita gli immobili, non era sorta in capo ai conduttori alcuna posizione di diritto soggettivo tutelabile. Esclusa la sussistenza in capo ai conduttori della prelazione legale, va rilevato che proprio per il fatto che l’Ente previdenziale aveva stabilito di procedere ad una vendita in blocco, non poteva essere utilmente esercitata da parte dei singoli conduttori la prelazione che era stata loro riconosciuta contrattualmente.

Quest’ultima difatti era limitata all’ipotesi in cui si fosse verificata una vendita frazionata, presupponendosi in tal caso l’identità dell’immobile locato con quello venduto, che nella vendita in blocco non era ovviamente ravvisabile.

Corte appello Napoli sez. II, 19/04/2018, n.1793

Esercizio della prelazione nel contratto di locazione

In tema di prelazione legale, nell’ipotesi di omessa comunicazione dell’intenzione del locatore di alienare l’immobile locato, cd. “denuntiatio”, prescritta dall’art. 38 della l. n. 392 del 1978, non può riconoscersi al conduttore il diritto al trasferimento del bene, trattandosi di diritto che potrà essere fatto valere soltanto mediante l’esercizio del succedaneo diritto di riscatto una volta che sia avvenuto il trasferimento a terzi in violazione della prelazione.

Cassazione civile sez. III, 26/10/2017, n.25415

Diritto di prelazione legale: può essere degradato da un provvedimento amministrativo?

La prelazione legale si configura come un diritto soggettivo potestativo, non suscettibile di essere degradato o affievolito da provvedimenti amministrativi.

Ne consegue che, qualora la p.a. bandisca l’asta pubblica per l’alienazione di un bene in relazione al quale esistano titolari del diritto di prelazione, che non partecipino all’asta, ma in favore dei quali il bene venga trasferito allo stesso prezzo dell’aggiudicazione, la controversia promossa dal soggetto destinatario della proposta di aggiudicazione contro l’Amministrazione ed i prelazionari, benché introdotta da soggetto titolare di un mero interesse legittimo in quanto non aggiudicatario definitivo, e prospettata sotto il profilo della illegittimità dei provvedimenti con cui l’ente pubblico ha disposto il successivo trasferimento del bene, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, poiché l’azione esercitata tende a contestare il legittimo esercizio del diritto di prelazione del quale i convenuti sono titolari, nonché il diritto di proprietà dagli stessi acquistato sul bene.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. III, 27/07/2016, n.2034

Clausola di prelazione

La c.d. efficacia reale della clausola di prelazione ove inserita in statuti di società comporta di per sé l’opponibilità erga omnes della clausola, ma nel solo senso della inefficacia rispetto alla società dell’atto di trasferimento eseguito in violazione della clausola, e non anche (salvo il caso di espressa previsione statutaria) nel senso della configurazione di un diritto del socio pretermesso di “riscattare” la partecipazione oggetto della cessione non preceduta da adeguata denuntiatio: il diritto di riscatto costituisce un così intenso limite all’autonomia contrattuale ed al principio generale di cui all’art.1379 c.c. che non può ravvisarsi in ipotesi diverse da quelle di prelazione legale in tal senso espressamente regolate dalla legge.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 26/02/2015

Giurisdizione ordinaria e amministrativa

La prelazione legale si configura come un diritto soggettivo potestativo, non suscettibile di essere degradato o affievolito da provvedimenti amministrativi. Ne consegue che, qualora la p.a. bandisca l’asta pubblica per l’alienazione di un bene in relazione al quale esistano titolari del diritto di prelazione, che non partecipino all’asta, ma in favore dei quali il bene venga trasferito allo stesso prezzo dell’aggiudicazione, la controversia promossa dal soggetto destinatario della proposta di aggiudicazione contro l’Amministrazione ed i prelazionari, benché introdotta da soggetto titolare di un mero interesse legittimo in quanto non aggiudicatario definitivo, e prospettata sotto il profilo della illegittimità dei provvedimenti con cui l’ente pubblico ha disposto il successivo trasferimento del bene, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, poiché l’azione esercitata tende a contestare il legittimo esercizio del diritto di prelazione del quale i convenuti sono titolari, nonché il diritto di proprietà dagli stessi acquistato sul bene.

Cassazione civile sez. un., 07/01/2014, n.62

Mancato esercizio della prelazione legale

In tema di contratti agrari, qualora sia sottoscritto un contratto preliminare di vendita di alcuni fondi, subordinatamente alla condizione del mancato esercizio della prelazione legale da parte degli aventi diritto, e costoro abbiano violato tale condizione, esercitando la prelazione senza essere in possesso dei requisiti prescritti ovvero senza il rispetto delle relative modalità, il promittente acquirente non è titolare di un diritto di prelazione e quindi non può esercitare l’azione di riscatto, potendo invece chiedere sia la dichiarazione di nullità del contratto stipulato dal promissario venditore con il terzo, sia l’esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. nei confronti del promissario alienante, che non ha mai cessato di essere proprietario del fondo, avendo disposto di questo con atto nullo, pertanto, privo di effetti.

Cassazione civile sez. VI, 20/12/2012, n.23685

Prevalenza della prelazione convenzionale su quella legale

La prelazione convenzionale, stipulata anteriormente alla vigenza della l. 27 luglio 1978 n. 392, ove il proprietario dell’immobile decida di venderlo dopo l’entrata in vigore di detta legge, non prevale sulla prelazione legale spettante, ai sensi dell’art. 38 della medesima l. n. 392, al conduttore dello stesso immobile destinato ad uso diverso da quello abitativo, giacché – a differenza della stipula di un contratto preliminare di vendita, da cui nasce l’immediata e definitiva assunzione dell’obbligo di prestare il consenso al trasferimento – nel caso della prelazione, sino a che l’iter contrattuale che essa configura non si esaurisca, l’impegno assunto dall’alienante rimane sul piano di mera progettualità, sicché trova immediata applicazione al rapporto di locazione pendente la anzidetta modifica legislativa incidente sul regime giuridico del bene.

Cassazione civile sez. III, 31/05/2010, n.13244



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