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Mario Draghi lascia il suo testamento ai giovani

11 Ottobre 2019
Mario Draghi lascia il suo testamento ai giovani

Laurea honoris causa alla Cattolica di Milano per il presidente della Bce che termina il mandato a fine ottobre: «Ottimismo sull’Europa».

C’è una sola parola nella testa dell’ancora presidente della Bce, Mario Draghi, quando parla del futuro dell’Europa. Quella parola è «ottimismo». Questo 72enne romano che dal giorno dei Santi del 2011 guida le sorti della Banca centrale europea (e, quindi, del valore dei nostri soldi), e che il 31 ottobre lascerà posto e responsabilità nelle mani di Christine Lagarde, non rinuncia a comunicare un messaggio di speranza ai giovani che ha incontrato all’Università Cattolica di Milano, in occasione della sua laurea honoris causa in economia. «Sono ottimista sul futuro dell’Europa», ha detto ai ragazzi. «Penso che col tempo, essere parte dell’Ue e dell’Unione monetaria sia diventato normale per gran parte dei cittadini. L’euro è più popolare che mai. Il sostegno all’Ue tocca i valori più alti registrati dall’inizio della crisi». Come fa a sostenere Draghi una tesi del genere in un contesto in cui avanzano in diversi Paesi i consensi verso le forze politiche antieuropeiste? «Nei dibattiti sul futuro dell’Europa – ha spiegato il Governatore della Bce – si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare».

Draghi, per la verità, non è così convinto che i cittadini europei vogliano ripudiare ciò che è stato costruito finora: «È essenziale per lo sviluppo di un’unione monetaria – ha detto – che i suoi cittadini credano nell’unione e la assumano comunque, anche criticamente, come riferimento piuttosto che considerare tutti i problemi guardando all’orizzonte del loro punto di vista particolare. Mi sembra che le ultime elezioni per il Parlamento europeo, forse le prime incentrate su temi prevalentemente europei, lo abbiano confermato. Anche chi mirava a rallentare l’integrazione europea – ha proseguito Draghi – non ha contestato la legittimità delle istituzioni dell’Unione, pur criticandole anche duramente. I parlamentari eletti sono risultati in maggioranza a favore dell’Europa».

Quindi, un suggerimento a chi prenderà il timone della Bce: «Dove la politica fiscale ha svolto un ruolo più rilevante dopo la crisi, il ritorno alla stabilità dei prezzi è stato più rapido. Una politica fiscale più attiva nell’area dell’euro permetterebbe quindi di modificare più celermente quelle politiche dei cui effetti negativi su alcune categorie di cittadini e di intermediari siamo ben consapevoli. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 2009 al 2018 il disavanzo primario strutturale è stato in media pari al 3,6% del Pil potenziale, nell’area dell’euro si è registrato un avanzo pari allo 0,5%. E una delle ragioni – ha ricordato Draghi – per cui i tassi di interesse hanno potuto risalire più velocemente negli Stati Uniti, mentre nell’area dell’euro sono bassi o negativi da lungo tempo».

Tra le mura dell’Università Cattolica di Milano non poteva mancare un messaggio ai giovani: «Molti studenti di questa e di altre università vestiranno nel corso della propria vita i panni del servitore pubblico: il futuro della società dipende dal sentire il bene pubblico da parte dei giovani migliori e dall’impegno che profondono nel raggiungerlo». Il suo discorso è dedicato ai policy maker, alle «caratteristiche frequenti nelle decisioni che consideriamo buone: la conoscenza, il coraggio, l’umiltà. I policy maker spesso decidono in condizioni di incertezza in cui i risultati raramente sono conosciuti e valutabili con sicurezza».


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