Governo: lunedì parte la guerra ai piccoli e grandi evasori

11 Ottobre 2019
Governo: lunedì parte la guerra ai piccoli e grandi evasori

Si parte con il decreto fiscale che darà un duro colpo all’evasione fiscale anche piccola.

Lunedì arriveranno in Consiglio dei ministri tre provvedimenti che decideranno le sorti del nostro Paese per i prossimi mesi. Approderanno, infatti, in Cdm il ddl di Bilancio, il Dbp che è una sintesi dello stesso disegno di legge ed il decreto fiscale, chiamato a reperire quasi un quarto delle coperture della manovra da 29 miliardi di euro circa. È quanto apprende La Legge per Tutti grazie a una nota pervenuta in redazione dall’Agenzia stampa Adnkronos.

La Legge di Bilancio, cioè la manovra vera e propria, potrebbe essere solo oggetto di una prima discussione o, se ci sono le condizioni politiche, essere approvata salvo intese. Dopodiché, nel primo caso, tornerebbe in Cdm per il via libera definitivo. In caso si verificasse il secondo scenario, invece, verrebbe trasmessa direttamente alle Camere. Ad ogni modo, a partire dal 20 ottobre, termine indicativo e non perentorio, il ddl sbarcherà in Parlamento, per l’avvio della sessione di bilancio che deve concludersi entro il 31 dicembre.

Con il decreto fiscale di lunedì inizia una lotta senza esclusione di colpi contro l’evasione: non solo quella grande (contro cui è previsto l’abbassamento delle soglie di reato e la misura della confisca dei patrimoni, come per i mafiosi), ma anche quella piccola. A riguardo, l’Esecutivo intende approvare una misura che darà la possibilità all’Agenzia Entrate di bloccare il riconoscimento dei crediti di imposta, compensando i debiti che il cittadino vanta per cartelle esattoriali e multe stradali. Leggi sul punto Cartelle non pagate: arriva il pignoramento del 730.

Il documento programmatico di bilancio, invece, dopo il via libera del Consiglio dei ministri il 14, verrà notificato alla Commissione Ue la sera stessa o comunque entro il 15, come da prassi per tutti i partner Ue. In Cdm, infine, anche il decreto fiscale, al quale il Governo affida un pezzo importante delle coperture della manovra, 7 miliardi nelle stime del Governo. Cifra stimata dal Governo e giudicata troppo ambiziosa sia dall’Upb che da Bankitalia. È probabile che i provvedimenti vengano vagliati durante un vertice di maggioranza questo fine settimana, forse già sabato.

E a pochi giorni dal varo continua il lavoro tecnico e politico sulle misure del provvedimento per trovare la quadra finale sulle risorse. La coperta è corta e alcune misure annunciate nel corso degli ultimi giorni sono state depennate da menù della manovra, come nel caso dell’assegno unico ai figli, spostato al 2021. A finire nel mirino negli ultimi giorni anche gli stanziamenti di una delle misure-bandiera del Conte bis, il taglio del cuneo fiscale, nel pomeriggio al centro di un tavolo di lavoro al Mef.

I 2,7 mld messi sul piatto dal Governo sono apparsi insufficienti agli attori coinvolti nel dibattito, perché se la platea fosse quella dei beneficiari del bonus da 80 euro, redditi sotto i 26mila euro, si tratterebbe di una media di 40 euro mensili in più in busta paga. Cinquecento euro, se si ragiona ad un unico esborso annuo, una sorta di quattordicesima.

Ma il Governo ragiona su un orizzonte triennale e intende incrementare il taglio delle tasse sul lavoro nei prossimi due anni. Per il 2021 saranno più chiari gli esborsi per il reddito di cittadinanza, che grazie ad una stretta sugli abusi, costerà meno e dal primo gennaio 2022 – nei piani del nuovo Esecutivo – sarà scaduto e non rinnovato lo schema Quota 100 caro alla Lega, liberando risorse ragguardevoli pari a 8 miliardi di euro.

Sul tavolo resta – insieme ad altre – anche la proposta del vice ministro dell’Economia Antonio Misiani per i lavoratori incapienti, la galassia dei working poors che annovera precari, collaboratori con il reddito all’osso, i part time involontari, i dipendenti sfruttati che stanno in dumping salariale de facto.

Sono 3 milioni e 700mila occupati che, dal 2008 ad oggi, hanno visto diminuire il proprio reddito pro-capite, sono rimasti fuori dal bonus Renzi e solo in piccola percentuale beneficiano del Rdc. Se il progetto del vice ministro dem andasse in porto, i beneficiari avrebbero 60 euro mensili in più in busta paga (730 euro in caso di pagamento in un’unica soluzione).


4 Commenti

  1. c’è un’unica soluzione: mettere in liquidazione tutte le partite IVA contemporaneamente
    Sciopero totale ad oltranza della piccola impresa contro stato banche e ogni genere di parassiti

      1. Solo i grandi evasori al momento, perché hanno valutato il fatto che i piccoli evasori hanno evaso per iva troppo alta per loro, sono quando si abbasserà non saranno più giustificati, ma l’obiettivo sono giustamente i grandi evasori che hanno conti corrente fuori Italia e evadono miliardi. Tra questi molti Vip, Redattori di giornali, eccetera eccetera…

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA