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Come vendere e acquistare una partecipazione sociale

21 Gennaio 2014 | Autore:
Come vendere e acquistare una partecipazione sociale

Cosa fare prima di acquistare una partecipazione di una società e quali clausole inserire nel contratto di compravendita.

Quando si parla di contratto di vendita o acquisto (se visto dalla prospettiva dell’acquirente) di una partecipazione sociale (quote di una s.r.l. o azioni di una s.p.a.), è ricorrente nella prassi parlare anche di “vendita/acquisto di una società”.

Va subito chiarito che oggetto della compravendita non è la società, ma solo la partecipazione detenuta dal socio nella società. Infatti, chi compra una partecipazione sociale acquista la qualifica di socio e, indirettamente, l’attribuzione di una parte del patrimonio della società.

La cessione di partecipazioni non è disciplinata espressamente dal codice civile ma tale contratto va qualificato come contratto di compravendita, in quanto viene trasferita la proprietà di un bene (la partecipazione) a fronte del versamento di un prezzo e vanno pertanto applicate le norme previste in materia di vendita [1] e le disposizioni che regolano il regime di circolazione di quote e azioni [2].

La stipulazione di un contratto di cessione di una partecipazione sociale è spesso preceduta da trattative lunghe e complesse. Per semplificare, diciamo che generalmente la compravendita viene divisa in tre fasi:

– stipulazione di protocolli di intesa con lo scopo di fissare alcuni punti sui quali è già stato perfezionato un accordo e che andranno poi trasferiti nel contratto preliminare di cessione;

– stipulazione del contratto preliminare, con il quale viene disciplinato il trasferimento delle partecipazioni, le obbligazioni dei contraenti, la fissazione del presso e un’articolata serie di garanzie finalizzate alla corretta esecuzione del contratto;

– stipulazione del contratto definitivo, nel caso in cui ci sia la necessità di ulteriori integrazioni o contrattazioni o nel caso le parti abbiano previsto espressamente la stipulazione del contratto definitivo. Spesso capita che il preliminare abbia già disciplinato tutte le obbligazioni a carico dei contraenti e decidano di evitare la sottoscrizione del definitivo e di effettuare direttamente il trasferimento delle partecipazioni (denominato “closing”).

Tra i protocolli di intesa più frequenti ci sono gli accordi di riservatezza (o altrimenti denominati memorandum of understanding, accordi di confidenzialità, ecc.) con i quali i contraenti si impegnano a non divulgare o a utilizzare i dati scambiati durante la negoziazione solo per valutare la società.

L’acquisizione di informazioni relative alla società è necessaria per eseguire la due diligence (che tradotto letteralmente significa “dovuta diligenza”) che consiste in una serie di controlli – contabili, fiscali, finanziari, di mercato, ecc. – finalizzati a valutare le attività e lo stato della società. Attraverso tali verifiche, l’acquirente sarà in grado di determinare il valore, il “giusto prezzo” della partecipazione e, soprattutto, di comprendere i rischi che l’acquisto della partecipazione comporta.

Il documento più utilizzato nella fase precontrattuale è la lettera di intenti che ha l’obiettivo principale di chiarire le intenzioni delle parti in merito alla conclusione dell’accordo e di verbalizzare lo stato di avanzamento delle trattative, dando maggior concretezza all’obbligo di buona fede.

La lettera di intenti può disciplinare le situazioni più diverse e avere carattere vincolante o meno: per esempio può definire lo stato della negoziazione, fissare i criteri e i tempi per lo svolgimento della due diligence, stabilire il termine entro cui trasferire la partecipazione, statuire una eventuale esclusiva nella trattativa, determinare il metodo di valutazione per stabilire il prezzo e eventualmente anche il prezzo (che sarà vincolato alle risultanze della due diligence), ecc..

Con la sua sottoscrizione le parti non mirano a impegnarsi a perfezionare l’accordo e sono libere di ritirarsi dalle trattative. Sul punto, si consiglia in ogni caso di specificare nel documento che i contraenti non intendono obbligarsi a contrarre e di chiarire inequivocabilmente la volontà di rinviare la conclusione del contratto definitivo a un momento successivo.

Terminate tutte le verifiche, l’acquirente avrà un quadro più chiaro e approfondito della società e sarà pronto a perfezionare l’acquisizione, tutelandosi inserendo specifiche clausole di garanzia.

Le clausole di garanzia più comuni garantiscono l’identità e le qualità della partecipazione, la veridicità della situazione patrimoniale, delle prospettive reddituali, dell’assolvimento degli obblighi fiscali, tributari, previdenziali e contributivi nonché di tutti gli aspetti relativi alla società che possono avere rilevanza nella determinazione del prezzo.

Possono essere inserite anche clausole di gestione volte a disciplinare la conservazione della consistenza patrimoniale della società fino al trasferimento delle partecipazioni. Per esempio, si possono prevedere obblighi di non trasferire beni, o contrarre debiti, o rilasciare fideiussioni ecc.;

Tali clausole riguardano anche il prezzo: questo può essere fisso o individuato tramite una formula, che tenga conto di correzioni patrimoniali oppure di utili futuri, oppure si può prevedere un aggiustamento del prezzo da sottoporre all’esame di un arbitro.

Nella prassi è usuale che il venditore rilasci tali garanzie ma con alcuni limiti che possono essere temporali e/o quantitativi.

Una modalità per limitare la responsabilità del venditore è prevedere un limite di tempo delle garanzie. Solitamente si concedono termini che vanno dai 12 ai 36 mesi.

Un altro modo per ridurre la portata delle garanzie è quello di contenere l’obbligo risarcitorio. Per esempio, si può prevedere che il venditore non sia tenuto a risarcire l’acquirente se il danno non raggiunga una determinata soglia minima, oppure il compratore potrà richiedere al venditore solo un indennizzo massimo (generalmente si usa fissare a una cifra variabile fra il 10% e il 30% del prezzo di acquisto della partecipazione).

Un altro modo frequente è quello di prevedere che il venditore risponda solo in caso di “importanti” violazioni delle garanzie. In questi casi, è essenziale determinare nel contratto il significato del termine “importanti” ed evitare contenziosi inutili.


note

[1] Art. 1476 e ss. cod. civ.

[2] Art. 1490, comma 2, cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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