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Difficoltà a pagare l’affitto

13 Ottobre 2019 | Autore:
Difficoltà a pagare l’affitto

Quali rimedi prevede la legge per chi non riesce a pagare il canone? Quando si può chiedere il termine di grazia? Cos’è il fondo per morosità incolpevole?

Non tutti possono permettersi una casa di proprietà: molti italiani, purtroppo, non potendo godere di un’abitazione propria, sono costretti a pagare ogni mese il canone di locazione per poter avere un tetto sopra la testa. In tempi di crisi economica, sono sempre di più gli inquilini che non riescono a far fronte al fitto di casa e che, disgraziatamente, sono messi alla porta dai proprietari dell’immobile. La difficoltà a pagare l’affitto affligge sempre più italiani i quali, messi alle strette, non sanno davvero a chi rivolgersi per poter mantenersi in regola con i pagamenti.

Con questo articolo vorrei aiutarti a capire cosa puoi fare nel caso in cui ti trovassi in difficoltà a pagare l’affitto di casa. La legge prevede qualche tutela per i meno abbienti? Come uscire da una situazione di morosità incolpevole? Esistono limiti allo sfratto? Prosegui nella lettura se vuoi saperne di più.

Come evitare lo sfratto in caso di canoni arretrati

Secondo la legge [1], il mancato pagamento del canone di locazione decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, ovvero il mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori quando l’importo non pagato superi quello di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione del contratto.

In estrema sintesi, ciò significa che venti giorni di ritardo sul pagamento del fitto giustifica la richiesta di sfratto del locatore; lo stesso dicasi se il conduttore non ha pagato altre spese (tipo le bollette della luce comune, ecc.), per un importo totale pari a due mensilità.

Se hai difficoltà a pagare l’affitto e ti trovi in una situazione del genere, puoi ancora fare qualcosa: secondo la legge, il conduttore moroso può impedire lo sfratto se regolarizza la propria posizione, pagando anche le spese legali sostenute dal locatore. Mi spiego meglio.

Secondo il nostro ordinamento giuridico [2], la morosità del conduttore nel pagamento dei canoni o degli oneri accessori può essere sanata in sede giudiziale per non più di tre volte nel corso di un quadriennio se il conduttore, alla prima udienza, versa l’importo dovuto per tutti i canoni scaduti e per gli oneri accessori maturati sino a tale data, maggiorato degli interessi legali e delle spese processuali liquidate in tale sede dal giudice.

Dunque, anche se ti sei trovato in difficoltà a pagare l’affitto e sei stato citato in causa per la convalida dello sfratto, è sempre in tuo potere presentarti all’udienza e pagare tutti gli arretrati; così facendo, impedirai lo sfratto.

Il termine di grazia per chi è in difficoltà a pagare il fitto

Oltre alla facoltà appena vista di poter sanare il ritardo nel pagamento, la legge permette al conduttore in difficoltà a pagare l’affitto di beneficiare di un termine maggiore per poter onorare il proprio debito.

La legge dice che, ove il pagamento di tutti gli arretrati non avvenga in tempo per l’udienza di convalida dello sfratto, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a novanta giorni. In tal caso, rinvia l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato.

Dunque, se sei in estrema difficoltà a pagare il fitto e non riesci a regolarizzare la tua posizione nemmeno all’udienza fissata per la convalida dello sfratto, puoi chiedere al giudice la concessione del cosiddetto termine di grazia: si tratta di un termine di novanta giorni ulteriori entro i quali potrai far pervenire il tuo pagamento al locatore ed evitare così lo sfratto.

Il termine di grazia per le precarie condizioni del conduttore

C’è di più: la morosità può essere sanata, per non più di quattro volte complessivamente nel corso di un quadriennio, entro il termine di centoventi giorni dall’udienza di convalida dello sfratto, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.

Si tratta di un ulteriore termine di grazia, concesso al conduttore che non ha potuto pagare il canone di locazione a causa del sopravvenire di impreviste circostanze. Com’è dato evincere, la legge fa riferimento a concetti molto ampi di difficoltà: per tale ragione, se sei indietro con il fitto e sei stato citato in tribunale, potrai chiedere al giudice di concederti ulteriori quattro mesi di tempo per pagare se le tue difficoltà economiche siano giustificate.

Sfratto per finita locazione: come difendersi?

Una normativa [3] specifica è prevista nel caso di sfratto per finita locazione riguardante i soli immobili urbani adibiti ad uso abitativo. Secondo la legge, la data di esecuzione dello sfratto per finita locazione può essere differita per un periodo che va da nove fino a diciotto mesi nei casi in cui il conduttore:

  • abbia compiuto i 65 anni di età;
  • abbia cinque o più figli a carico;
  • sia iscritto nelle liste di mobilità;
  • percepisca un trattamento di disoccupazione o di integrazione salariale;
  • sia formalmente assegnatario di alloggio di edilizia residenziale pubblica ovvero di ente previdenziale o assicurativo;
  • sia prenotatario di alloggio cooperativo in corso di costruzione;
  • sia acquirente di un alloggio in costruzione;
  • sia proprietario di alloggio per il quale abbia iniziato azione di rilascio;
  • egli o uno dei componenti il nucleo familiare, convivente con lui da almeno sei mesi, sia portatore di handicap o malato terminale.

Contributo per morosità incolpevole

Infine, è importante segnalare il fondo istituito per i casi di morosità incolpevole. Secondo la legge [4], l’inquilino che si trova in stato di morosità incolpevole può chiedere al proprio Comune di appartenenza di accedere ai contributi statali (nei limiti della concreta disponibilità), purché il richiedente:

  • abbia un reddito Isee non superiore a 35mila euro o un reddito derivante da regolare attività lavorativa con un  valore Isee non superiore a 26mila euro;
  • sia destinatario di un atto di intimazione di sfratto per morosità, con citazione per la convalida;
  • sia titolare di un contratto di locazione di unità immobiliare ad uso abitativo regolarmente  registrato  (con esclusione di immobili qualificabili come abitazioni signorili, ville, castelli o palazzi di eminenti pregi artistici o storici) e risieda nell’alloggio oggetto della procedura di rilascio da almeno un anno;
  • abbia cittadinanza italiana, di un Paese dell’Unione Europea, ovvero, nei casi di cittadini non  appartenenti  all’Unione,  possieda un regolare titolo di soggiorno.

La morosità di una persona è incolpevole (cioè, non è attribuibile ad una sua colpa) quando la perdita o la consistente riduzione della capacità reddituale sia dovuta ad una delle seguenti  cause:

  • perdita del lavoro per licenziamento;
  • accordi aziendali o sindacali con consistente riduzione dell’orario di lavoro;
  • cassa integrazione ordinaria o straordinaria che limiti notevolmente la capacità reddituale;
  • mancato rinnovo di contratti a termine o di lavoro atipici;
  • cessazioni di attività libero-professionali o di imprese regolarmente registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da perdita di avviamento in misura consistente;
  • malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato la consistente riduzione del reddito complessivo del nucleo medesimo o la necessità dell’impiego di parte notevole del reddito per fronteggiare rilevanti spese mediche e assistenziali.

Per un maggiore approfondimento su questo tema, ti invito a leggere l’articolo dedicato agli sfratti per morosità incolpevole.


note

[1] Art. 5, l. n. 392/78.

[2] Art. 55, l. n. 392/78.

[3] Art. 6, l. n. 431/1998.

[4] Decreto legge n. 102/2013, conv. in legge n. 124 del 28 ottobre 2013.

Autore immagine: Pixabay.com


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