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Prodotto in comodato: dopo quanto tempo diventa mio?

13 Ottobre 2019
Prodotto in comodato: dopo quanto tempo diventa mio?

Grazie all’usucapione un bene immobile o un oggetto di proprietà altrui può diventare del possessore. Ecco i termini. 

Ti è stato dato in prestito un oggetto diversi anni fa. È passato molto tempo da allora senza che mai il titolare ne abbia preteso la restituzione. Ora, credi che la proprietà sia diventata ormai tua. È davvero così? Puoi decidere di far ciò che vuoi dell’oggetto, finanche di venderlo o, addirittura, di buttarlo senza chiedere permesso? Non è raro chiedersi, in situazioni come questa: dopo quanto tempo un prodotto in comodato diventa mio? Se hai la pazienza di leggere le poche righe che seguiranno, ti forniremo la risposta a questo interessante quesito. 

Il caso non è raro. Immagina, ad esempio, di aver ricevuto, in prestito da un amico, una collezione di fumetti affinché tu potessi leggerli; o anche dei dischi o un capo d’abbigliamento. Lo stesso discorso, però, si può fare anche con gli immobili: un appartamento, un garage, un terreno o un magazzino che tuo padre o tuo fratello ti ha prestato senza poi chiederti di andare via. 

Ecco allora dopo quanto tempo un oggetto – mobile o immobile – dato in comodato diventa tuo.

Cos’è il comodato?

Partiamo dallo spiegare cos’è il comodato. Si tratta di ciò che comunemente chiamiamo «prestito»: chi dà in prestito un bene a un’altra persona, senza ottenere nulla in cambio, sta concludendo inconsciamente un contratto di comodato. Non c’è bisogno di firmare un documento scritto: il comodato si realizza anche verbalmente.

Il comodato può riguardare beni mobili (come un computer, un cellulare, un vestito) o immobili (una casa, un terreno). Non può mai riguardare il denaro, altrimenti parleremmo di contratto di mutuo.

Prodotto in comodato: può diventare di proprietà dell’utilizzatore?

Si può diventare proprietari di un oggetto altrui anche senza un contratto e, addirittura, senza bisogno che il proprietario lo voglia. Se sei pratico di legge saprai come ciò possa essere possibile: grazie all’«usucapione», chi utilizza un bene non proprio, sia esso un immobile o un bene mobile, ne può rivendicare la proprietà dopo un certo periodo di tempo (variabile, a seconda delle situazioni, da 10 a 20 anni). Ma ciò nono basta. Il possessore deve comportarsi in modo tale da disconoscere l’altrui titolarità dell’oggetto: deve cioè esercitare tutti i diritti che solo il proprietario potrebbe attuare. Ad esempio, nel caso di un immobile, egli deve modificare il bene, facendo opere di ristrutturazione o recintando la zona, cambiando le chiavi dell’appartamento senza darne copia al titolare o interrompendo il pagamento di eventuali canoni di affitto.

L’esistenza di un contratto di comodato – sia esso scritto o verbale – implica di norma il riconoscimento tacito, da parte dell’utilizzatore, della proprietà altrui. Quindi, anche dopo cinquant’anni, tale proprietà non può mai passare in capo al possessore del bene il quale non potrà rivendicare alcun diritto. Viceversa, se quest’ultimo dovesse comportarsi con l’oggetto come se fosse il vero proprietario – ossia compiendo quelle azioni che un comodatario non potrebbe mai compiere – da quel momento in poi si iniziano a contare i termini per l’usucapione. Si pensi al caso di chi, avendo ricevuto in prestito un’auto, esegua delle modifiche al motore, cambi il colore della carrozzeria, la dia in noleggio facendosi pagare un canone. Si pensi anche al caso di chi, avendo ricevuto in prestito un computer, lo modifichi cambiando il sistema operativo, ampliando la memoria, formattando l’hard disk e cancellando, quindi, tutti i dati ivi memorizzati in precedenza.  

Risultato: è possibile che un oggetto dato in comodato possa diventare di proprietà del possessore a condizione che questi si atteggi pubblicamente a vero titolare del bene.

Prodotto in comodato: dopo quanti anni diventa di proprietà del possessore?

L’usucapione si realizza dopo:

  • 10 anni: per quanto riguarda i beni mobili;
  • 20 anni: per quanto riguarda gli immobili.

Si inizia a calcolare il termine dal primo atto compiuto dal possessore con cui ha utilizzato il bene in modo incompatibile con l’altrui diritto di proprietà (si guardino gli esempi fatti sopra).

È molto importante che, durante questo termine, il proprietario non abbia mai rivendicato il bene, chiedendone la restituzione. Non è sufficiente una raccomandata a.r. o una pec: è necessario un atto giudiziario come una citazione o un decreto ingiuntivo. La semplice diffida, infatti, non interrompe i termini dell’usucapione. 



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