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Per rinunciare all’eredità devo pagare?

13 Ottobre 2019
Per rinunciare all’eredità devo pagare?

Costi per effettuare la rinuncia all’eredità da parte dell’erede: bisogna pagare il notaio o il tribunale? Quali tasse e diritti?

L’eredità a cui sei stato chiamato presenta diversi debiti. Ma soprattutto la quota che ti è stata assegnata è così bassa da non giustificare l’assunzione dei rischi e degli oneri che essa comporta. Così hai deciso di rinunciare all’eredità. Ti chiedi però se tale scelta abbia un costo: se cioè devi pagare tasse, notaio o qualche altro onere. Se mai dovessero esserci delle spese da sostenere, queste – a tuo avviso – dovrebbero ricadere sugli altri eredi, quelli che dalla successione hanno tratto un vantaggio economico, non già su di te. Così ti rivolgi al tuo avvocato e gli chiedi senza peli sulla lingua: per rinunciare all’eredità devo pagare? 

Il tuo dubbio può essere facilmente risolto. Ti basterà leggere queste poche righe qui di seguito per dipanare ogni tua incertezza e scoprire se e quanto deve pagare chi presenta una rinuncia all’eredità. Ma procediamo con ordine.

Termini per rinunciare all’eredità

Hai 10 anni di tempo per scegliere se accettare o rinunciare all’eredità. Solo se, al momento della morte del cosiddetto de cuius, eri nel possesso dei suoi beni (ad esempio convivevi con lui o utilizzavi la sua auto) hai tempi più stretti: 3 mesi dal decesso per fare l’inventario e altri 40 giorni per dichiarare l’eventuale accettazione o rinuncia.

Come si fa la rinuncia all’eredità 

Ci sono due modi per rinunciare all’eredità: o con una dichiarazione fatta davanti al notaio di propria fiducia o con un atto presentato al cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (rivolgendosi alla sezione o ufficio successioni, o volontaria giurisdizione, o ad altro ufficio a seconda del tribunale, di norma previo appuntamento).

Di solito, si va dal notaio quando il defunto ha lasciato un testamento ed altri eredi che, al contrario del rinunciante, intendono accettare la rispettiva quota. 

Quando, invece, il rinunciante è l’unico erede, potrà rivolgersi direttamente al tribunale.

Quando la rinuncia viene fatta davanti al notaio, è sufficiente la presenza del rinunciante con un documento di identità. Invece, se si opta per il tribunale, sono di solito richiesti i seguenti documenti:

  • documento di chi rinuncia e suo codice fiscale;
  • certificato di morte in carta semplice;
  • copia conforme dell’eventuale verbale di pubblicazione del testamento;
  • codice fiscale del defunto;
  • copia conforme del provvedimento di autorizzazione del giudice tutelare, se vi sono incapaci. 

Quanto costa rinunciare all’eredità?

I costi che deve affrontare chi rinuncia all’eredità sono diversi a seconda della strada da questi prescelta. 

Nel caso di rinuncia all’eredità fatta in tribunale, sarà necessario pagare:

  • 16 euro come marca da bollo da apporre sull’atto;
  • 200 per la tassa di registro (la cosiddetta «registrazione») da versare all’Agenzia delle Entrate tramite modello F23. Il versamento può essere fatto in esattoria, in banca o in posta, nel giorno stesso dell’atto. La ricevuta va poi consegnata presso la cancelleria del tribunale. 

Viceversa, quando la rinuncia all’eredità viene fatta davanti al notaio, bisogna pagare la parcella di quest’ultimo. A riguardo, però, bisogna fare una precisazione. Anche se, per legge, tutti coloro che si presentano davanti al notaio sono suoi clienti e, quindi, tenuti al pagamento dell’onorario, è convenzione ripartire la spesa solo tra chi si avvantaggia della successione. 

Poiché la quota del rinunciante, infatti, finisce per accrescere quella di altri eredi, questi ultimi – se non altro per gratitudine – sono soliti ripartire tra di loro la parcella del professionista, lasciando indenne il rinunciante. 

Resta, tuttavia, il diritto per il notaio, che non abbia ricevuto il pagamento, agire nei confronti di tutti i chiamati all’eredità, sia di quelli che l’abbiano accettata che di quelli che l’abbiano, invece, rifiutata. 

Effetti della rinuncia dell’eredità 

L’erede rinunciante non può essere chiamato a rispondere dei debiti contratti dal defunto. Per tale motivo, neppure i debiti verso il Fisco, l’Agenzia delle Entrate e l’Agente della Riscossione Esattoriale per omessi versamenti di imposte e tributi possono essere posti a suo carico.

La rinuncia ha effetto retroattivo; pertanto, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato.

La rinuncia all’eredità non comporta anche rinuncia ai legati, dal momento che le qualità di erede e di legatario sono indipendenti tra di loro. Differente, invece, è la rinuncia alla quota di legittima, per effetto della quale il legittimario leso rinuncia a una sua tutela giurisdizionale tendente a rendere inefficaci le disposizioni lesive dei suoi diritti.

Tutela dei creditori

La rinuncia da parte del chiamato avente un patrimonio insufficiente a soddisfare i propri creditori potrebbe danneggiare questi ultimi (visto che non troverebbero beni da pignorare). In tal caso, i creditori del rinunciante possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunciante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. 

In questo modo, si evita che la rinuncia all’eredità sia un modo per sottrarre i beni del de cuius al pignoramento dei creditori dell’erede-debitore.

Revoca della rinuncia

Il chiamato all’eredità può revocare la rinuncia fino a quando l’eredità non è stata acquistata dai chiamati ulteriori.

Può farlo anche con accettazione tacita, quando il comportamento del rinunciante è incompatibile con la volontà di non accettare la vocazione ereditaria. Tuttavia, secondo un orientamento giurisprudenziale, una revoca tacita della rinuncia è inammissibile.



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2 Commenti

  1. Buonasera, ho una domanda. Mio padre purtroppo è morto e, io, mio fratello e mia madre vorremmo rinunciare all’eredità.
    Il costo di 200 Euro per la tassa di registro sono a persona (quindi 600 Euro) oppure restano 200 Euro a prescindere?

    Grazie.

  2. Buongiorno, volevo chiedere :
    è deceduta mia madre e io penultimo di 4 figli abito in una casa popolare in prov di Napoli. I miei fratelli hanno fatto la rinuncia e vorrei farla anche io,ma temo che facendo la rinuncia perdo il diritto a stare in quella casa,che ripeto non è di proprietà ma case popolari. Chiedo poichè mia mamma era separata (non divorziata) con mio padre e questi pare vuole accaparrarsi il diritto di entrare in quella casa,dove il giudice,in fase di separazione ,scrisse sulla sentenza che avevo diritto io e mia madre a restare in quella casa. Faccio residenza da almeno 30 anni in quella casa e mio padre fa residenza altrove (sempre però in prov di Napoli) quindi la domanda è posso fare la rinuncia senza che questa mi fa perdere il diritto a stare in quella casa?

    Se mi fate sapere con certezza grazie.

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