Multe stradali, novità in arrivo: difficile sottrarsi al pagamento

13 Ottobre 2019
Multe stradali, novità in arrivo: difficile sottrarsi al pagamento

Rateizzazioni e applicazione degli strumenti di controllo dell’Agenzia Entrate Riscossione per scovare i cattivi pagatori.

Il bastone e la carota: se è vero che i Comuni hanno grosse difficoltà a riscuotere le multe stradali e che, proprio a causa di ciò, le casse locali piangono miseria, il Governo intende incentivarne il pagamento da parte degli automobilisti ma, al tempo stesso, inasprire le sanzioni per chi non adempie in modo spontaneo. Le nuove regole in materia di riscossione delle multe stradali sono già scritte nella bozza della legge di bilancio che circola a Palazzo Chigi e che verrà discussa a partire da oggi. 

Le novità sono interessanti anche se non tutte andranno a favore del debitore. Iniziamo dalle buone notizie. Oltre allo sconto del 30% per chi paga la sanzione nei primi 5 giorni, introdotto nel 2013, ci sarà la possibilità di mettersi in regola chiedendo una lunga rateizzazione, addirittura fino a sei anni. L’opzione è oggi possibile solo per chi riceve le cartelle esattoriali gestite da Agenzia Entrate Riscossione. Con la conseguenza che, per ottenere una dilazione sostenibile con il proprio stipendio, il cittadino deve rinunciare a impugnare il verbale e attendere l’arrivo dell’Esattore, con tutte le sanzioni e le more che ciò comporta: un espediente reso necessario dal buco normativo. Invece, con la novità che sarà approvata nella manovra di fine anno, il trasgressore potrà chiedere immediatamente un pagamento rateale senza veder lievitare l’importo finale. 

Il tempo utile per mettersi in regola dipenderà dall’entità del debito con il Comune. Non si potranno rateizzare le multe di importo inferiore a 100 euro. Per gli importi fino a 500, la dilazione sarà articolata in 4 scadenze mensili. Per quelli, invece, sopra i 20mila euro si potrà chiedere una rateizzazione fino a 72 rate mensili.  

Dall’altro lato, chi non vorrà pagare spontaneamente e non farà ricorso subirà un pignoramento fulmineo. Non più i lunghi tempi – spesso prossimi alla prescrizione – a cui abbiamo assistito sinora. Questo perché il Comune non dovrà delegare la società locale di riscossione per recuperare gli importi, potendolo fare da sé. Al posto della cartella esattoriale notificata dall’Esattore, verrà rispolverata la vecchia ingiunzione fiscale notificata tramite la polizia locale. Si tratta di uno strumento che esiste già dal 1910 e di cui non tutti i Comuni si avvalgono. L’ingiunzione sarà «immediatamente esecutiva», proprio come la cartella, e autorizzerà il pignoramento diretto se il pagamento non avverrà nei consueti 60 giorni.

Per debiti fino a 10mila euro, sarà prima necessario inviare un sollecito preventivo prima di avviare il pignoramento. 

Chi farà il furbo e cercherà di nascondere i propri beni per sottrarsi all’esecuzione forzata, sarà scoperto subito. Difatti, nell’elenco delle novità che vedranno la luce già a partire da gennaio 2020, c’è l’estensione ai Comuni dei poteri che attualmente ha il Fisco. In particolare, l’ente potrà controllare i beni intestati all’automobilista facendo una verifica nei registri telematici, ossia l’Anagrafe tributaria e l’archivio dei rapporti finanziari (ossia l’anagrafe dei conti correnti), ma anche le banche dati catastali e ipotecarie, nonché il Pra. 

Prima di iniziare l’esecuzione forzata, bisognerà rispettare dei tempi prefissati, ben al di sotto di quelli attuali: 60 giorni quando il concessionario segue tutta la filiera, dall’accertamento alla riscossione coattiva (accade soprattutto per i tributi minori); 180 giorni quando l’accertamento è svolto dal Comune e la riscossione dal concessionario; ma meno di 60 giorni quando la riscossione è «in pericolo» per esempio perché il debitore è in fase di trasferimento o fallimento.


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