Detrazioni e incentivi: come cambiano con la manovra

13 Ottobre 2019 | Autore:
Detrazioni e incentivi: come cambiano con la manovra

Il bonus Renzi potrebbe trasformarsi in detrazione; cuneo fiscale esteso fino a 35 mila euro ma non subito; crediti d’imposta per le imprese che investono.

La manovra finanziaria che il Governo sta predisponendo interviene molto sull’attuale sistema di detrazioni e incentivi. Con gli interventi in arrivo cambieranno parecchio le buste paga dei lavoratori ed anche i bilanci delle imprese. Sul tavolo del Consiglio dei ministri la bozza della nuova legge di Bilancio è quasi pronta per l’appuntamento di martedì prossimo ma il lavoro dei tecnici dei due ministeri coinvolti, quello dell’Economia e Finanze e quello del Lavoro, è ancora in corso e occorre il confronto con i sindacati (una riunione è prevista oggi) per definire alcuni tasselli impegnativi da sistemare.

Si parte dal bonus Renzi di 80 euro: non scomparirà ma probabilmente si trasformerà in una detrazione fiscale di pari importo. Dunque non comparirà più come voce netta da accreditare nella busta paga e bisognerà aspettare i termini del 730 e delle dichiarazioni fiscali per percepirlo. Ora però si pensa anche ad agganciarlo al cuneo fiscale in modo da farne beneficiare anche i lavoratori, spesso precari, che percepiscono i salari più bassi e ne erano esclusi perché appartenenti alla no tax area: zero imposte dovute ma anche niente bonus.

Quanto al cuneo fiscale, il preannunciato taglio potrebbe essere esteso ai lavoratori con redditi fino a 35 mila euro (attualmente nella Nadef era previsto fino alla soglia di 26 mila), ovviamente con importi ridotti in proporzione. Sarebbero così coinvolti 4 milioni e mezzo di lavoratori in più, appunto quelli che percepiscono un reddito annuo compreso tra 26 e 35 mila euro annui. Questo costerà 2,4 miliardi di euro nel 2020 per portare un aumento medio di 40 euro mensili in busta paga, che potrebbero raddoppiare nel 2021 a condizione di trovare la copertura finanziaria necessaria.

L’alternativa è quella di lasciare invariato il limite attuale ma riconoscere il bonus anche a coloro che guadagnano meno di 8mila euro annui e finora sono esclusi. Si tratta anche qui di circa 4 milioni di persone coinvolte che grazie all’estensione potrebbero ottenere un aumento in busta paga fino a 960 euro all’anno; ma bisogna evitare sovrapposizioni con i percettori del reddito di cittadinanza che non sono inseriti nel mercato del lavoro. C’è infatti il pericolo di distorsioni: grazie al Rdc alcuni non lavoratori potrebbero percepire un sussidio più alto rispetto a coloro che lavorano ma percepiscono redditi molto bassi. Anche in questo caso, quindi, per rendere equo il sistema si pensa a realizzare il taglio del cuneo fiscale in forma di detrazione d’imposta.

I lavoratori attendono anche gli aumenti salariali dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali nel 2020: i sindacati premono per una detassazione di questi aumenti, la proposta è quella di introdurre una cedolare secca al 10% al posto delle attuali e più alte aliquote commisurate all’intero ammontare. Su questo trovano la porta aperta del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S), ma occorrerà la conferma dell’intera maggioranza; il Pd non sembra contrario a dare via libera.

Il tema è delicato perché dall’aumento dei salari dipende buona parte della ripresa economica , attraverso lo stimolo dei maggiori consumi. Per questo il Governo vuole intervenire direttamente anche sul fronte delle imprese, riformulando e potenziando il piano Impresa che è giunto alla versione 4.0.

L’ipotesi è quella di riformulare completamente le attuali agevolazioni e di introdurre un unico credito d’imposta a beneficio di chi investe, differenziato su 4 aliquote in base alle tipologie: secondo quanto indica stamattina Il Sole 24 Ore, sostenibilità ambientale ed economia circolare dovrebbero ricevere gli sconti più alti (tra il 25 e il 30%) subito dopo i progetti di Fabbrica 4.0 (18-25%), poi gli incentivi per l’acquisto di macchinari digitali (13-17%) ed infine il rinnovo degli impianti e attrezzature tradizionali (5-8%).

Il nuovo sistema prenderebbe il posto degli attuali maxi-ammortamenti (super ed iper); lo svantaggio sarebbe che il credito sarebbe fruibile in un periodo più lungo, due o tre anni, il vantaggio è che, operando in compensazione rispetto ai debiti fiscali, favorirebbe anche le aziende che non realizzano utili d’esercizio. Infine a completare il quadro sono previsti interventi anche per gli attuali crediti d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo o nella formazione, per ampliare il perimetro delle spese ammissibili che oggi incontrano molti limiti.



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