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Bonus 80 euro 2020: come funziona

13 Ottobre 2019 | Autore:
Bonus 80 euro 2020: come funziona

Come potrebbe cambiare il bonus Renzi con la legge di bilancio 2020: aumento dei beneficiari, trasformazione in detrazione fiscale.

Uno tra i più importanti benefici fiscali a favore dei lavoratori dipendenti è il cosiddetto bonus Renzi: si tratta di un credito riconosciuto, normalmente, in busta paga al lavoratore, pari a 80 euro al mese.

Il credito, ad oggi, non spetta a tutti, ma soltanto a coloro che producono redditi di lavoro dipendente o assimilati (ad esempio, redditi derivanti da lavoro parasubordinato o da indennità di disoccupazione come la Naspi). Inoltre, spetta se il reddito complessivo è al di sopra della soglia d’incapienza (cioè al di sopra di 8.145 euro, in quanto se il reddito annuo risulta entro questo importo, l’Irpef non è dovuta per effetto dell’applicazione della detrazione per redditi di lavoro dipendente, che supera l’imposta) ed al di sotto di 26.600 euro.

Con la legge di bilancio 2020, si vorrebbe modificare il bonus Irpef: le proposte allo studio sono numerose.

Facciamo allora il punto della situazione sul bonus 80 euro 2020: come funziona oggi, come potrebbe cambiare, a chi spetta e quali saranno i nuovi destinatari.

Nello specifico, dal 2020 si vorrebbe estendere il bonus agli incapienti, quindi a favore dei lavoratori dipendenti che, avendo un reddito inferiore a 8145 euro, non devono pagare l’Irpef. Si pensa anche di trasformare il credito in detrazione fiscale, e di introdurre un taglio del cuneo fiscale per i lavoratori con redditi sino a 35mila euro annui. Ma procediamo con ordine.

Come funziona il bonus 80 euro?

Allo stato attuale, Il bonus 80 euro [1] è un credito d’imposta che può ammontare al massimo a 960 euro all’anno, cioè a 80 euro al mese: il bonus spetta a chi percepisce redditi di lavoro dipendente e assimilati.

Il bonus Irpef è riconosciuto solo se il reddito complessivo lordo [2] supera la soglia d’incapienza, pari a 8.145 euro l’anno, ma non supera i 26.600 euro annui; se il reddito annuo si colloca nella fascia tra 24.600 e 26.600 euro, l’importo del bonus è ridotto in base alla seguente formula:

  • 960 × (26600 – reddito complessivo): 2000.

L’importo del bonus Renzi deve essere proporzionato alle giornate lavorative e alle giornate assimilate a quelle lavorative (si considerano, ad esempio, le giornate di malattia o disoccupazione indennizzata): nel dettaglio, l’ammontare annuo spettante, pari a 960 euro sino a 24.600 euro di reddito, si deve dividere per 365 e moltiplicare per le giornate di lavoro e assimilate nell’anno.

L’importo è normalmente riconosciuto dal datore di lavoro nella busta paga: non è tuttavia riconosciuto a titolo definitivo, in quanto il lavoratore ha contezza del reale importo del proprio reddito complessivo soltanto alla fine dell’anno (se possiede solo redditi di lavoro), oppure in sede di dichiarazione dei redditi.

Pertanto, se in occasione del conguaglio di fine anno o della presentazione del modello 730 o Redditi Persone Fisiche, il lavoratore scopre che il suo reddito risulta più alto, o più basso, rispetto ai limiti che danno diritto al beneficio, deve restituire il bonus già erogato: si può dunque trovare a dover restituire ben 960 euro.

Per approfondire: Bonus 80 euro, come funziona.

Come funzionerà il bonus 80 euro 2020

Il bonus Renzi da 80 euro, dal 2020, non scomparirà: in base alle proposte allo studio, però, non consisterà più in un credito, ma in una detrazione fiscale di pari importo. Pertanto, non comparirà più nella busta paga l’importo netto di 80 euro, ma sarà riconosciuto come ammontare a scomputo dell’Irpef dovuta (per capire meglio: Detrazione fiscale, come funziona?).

In base a un’altra proposta, invece, si vorrebbe estendere il bonus da 80 euro anche a coloro che oggi non ne beneficiano perché hanno un reddito sotto la soglia di esenzione fiscale (quindi sino a 8145 euro), entro la cosiddetta no tax area. L’intervento dovrebbe comunque prendere in considerazione la situazione dei percettori del reddito di cittadinanza, che per effetto del sussidio, combinato col bonus da 80 euro, potrebbero percepire maggiori importi in assenza di rapporti di lavoro.

Si vorrebbe, inoltre, tagliare la tassazione dei lavoratori con redditi fino a 35 mila euro (nella Nadef era previsto il taglio del cuneo fiscale fino alla soglia di 26 mila), per portare un aumento medio di 40 euro mensili in busta paga. I 40 euro in più in busta paga potrebbero diventare 80 euro dal 2021, se si troverà la copertura finanziaria necessaria.

Allo studio anche la detassazione degli aumenti degli stipendi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali nel 2020: nello specifico, si vorrebbe introdurre una tassazione sostitutiva del 10% sugli aumenti, al posto delle attuali aliquote Irpef.



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1 Commento

  1. per intelligenza e furbizia dobbiamo rivolgerci ai nostri politici che oltre fare i furbi con gli italiani sanno prendere per il,……..complimenti,spiego il perche’ quando debbono dare un aumento di stipendio trovano difficolta’,mentre loro se devono predere 20 mila euro piu quello che si f…..,lo trovano,e gli italiani ancora non si sono ribellati per questo furto che ci fanno cio dimostra che pensano per loro e per gli altri non gliene frega nulla sono falsi,pensiamo che il barbiere prende 10 mila euro al mese e loro non pagano,a mensa mangiano da nobili e pagano 5 euro,chi accompagna conte prende all’anno

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