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Pignoramento per alimenti non pagati

6 Novembre 2019 | Autore: Davide Luciani
Pignoramento per alimenti non pagati

Ecco come si arriva al pignoramento nel caso in cui l’ex coniuge non ottemperi all’obbligo di pagare gli alimenti.

Ti sei da poco separato da tua moglie. Il vostro rapporto non andava più da anni e avete ritenuto che fosse la scelta migliore. Ora, però ti trovi in difficoltà. Sei rimasto senza nulla. Devi, quindi, trovarti una casa e rifarti una vita. Soprattutto, devi affrontare delle spese che non avevi preventivato. Una di queste è l’assegno di mantenimento. Hai letto molte volte di ex coniugi finiti sul lastrico per non essere riusciti ad ottemperare agli obblighi presi in tal senso. Hai deciso così di informarti in modo esaustivo su tutti i rischi che corri in questa situazione. In effetti, il pignoramento per alimenti non pagati è una circostanza che molto spesso si verifica in Italia. In questa guida, vedrò di spiegarti bene quando la legge agisce in tal senso.

La prima cosa che devi sapere è che l’assegno deve essere versato ogni mese con assoluta regolarità. Un accordo a riguardo può essere preso dalle parti di comune accordo per mezzo di avvocati. In questo caso, la separazione diventa consensuale. Diversamente, se i rapporti sono deteriorati e non si riesce a trovare un compromesso, deve essere consultato un giudice. Questi, ascoltate le parti, stabilirà la cifra da corrispondere e il termine mensile entro cui dovrà essere erogata. Chiarito questo aspetto, vediamo di entrare nel merito della questione.

Come viene calcolato l’importo dell’assegno

La cifra da corrispondere all’ex moglie non è prestabilita dalla legge, ma varia a seconda della casistica. Con quali criteri avviene il calcolo dell’assegno di mantenimento? Un orientamento in tal senso è stato dato da una sentenza della Cassazione nel 2018 [1]. I giudici hanno affermato che l’importo degli alimenti non va conteggiato solo in base al tenore di vita della richiedente. Bisogna tenere in considerazione altri fattori. Questi sono stati definiti «compositi» dai giudici. Su cosa si basano? Tutto parte da un’analisi comparativa delle condizioni economiche dei due coniugi. Questa terrà conto del ruolo che aveva la richiedente nel bilancio famigliare, della durata del matrimonio, delle sue potenzialità reddituali future e dell’età della suddetta.

La sentenza può avere due chiavi di lettura. Da una parte si assegna pari dignità ai due ex sposi nella vita matrimoniale. Dall’altra, nel caso in cui risulti che il membro più debole della coppia non ha capacità reddituali tali da potergli permettere un tenore di vita adeguato, quest’ultimo avrà diritto a qualcosa di più.

Tale sentenza si è rifatta ad una ben più storica, quella del 2017 [2]. E’ qui che, per la prima volta, la Cassazione ha affermato che il tenore di vita matrimoniale non costituisce un elemento fondante per l’erogazione dell’assegno di mantenimento. Per i giudici esiste solo un parametro che può essere preso in considerazione per decidere l’elargizione dell’assegno: l’inadeguatezza del reddito della richiedente e la sua oggettiva impossibilità di ottenerne uno adeguato in modo indipendente. Ciò significa che, se l’ex moglie ha un reddito che le permette un tenore di vita idoneo, non può pretendere che le venga corrisposto alcunché.

Quali sono i parametri che determinano ciò? Se si possiede un lavoro, si è titolari di case di proprietà potenzialmente produttive di reddito, se si hanno beni mobili come azioni o se si ricevono sussidi economici dai genitori, non si ha diritto al mantenimento. Per i giudici, infatti, in questi casi sarebbe visto come un illegittimo arricchimento, dato che si fonderebbe esclusivamente sull’esistenza di un rapporto matrimoniale ormai terminato.

Cosa succede se sono presenti figli

Nel caso in cui tu e tua moglie aveste figli a carico, le cose cambiano parecchio. In tale circostanza, infatti, vi è l’obbligo di versare comunque gli alimenti. Questo perché l’obbligo di mantenimento della prole [3] non termina con lo scioglimento del legame tra coniugi. Per questo, l’assegno deve rispettare i seguenti criteri: attuali esigenze dei figli, tenore di vita degli stessi durante il matrimonio e tempi di permanenza presso ciascun genitore. Verrà poi tenuto conto delle condizioni economiche degli ex sposi.

Se il figlio è maggiorenne, l’assegno va corrisposto solo nel caso in cui questi non sia economicamente sufficiente. In questo caso, però, il mantenimento può essere revocato in determinate circostanze. Se tuo figlio è rimasto molto indietro negli esami o è prossimo alla laurea tale forma di assistenza può cessare. Esiste una cifra minima da corrispondere? La legge non lo dice ma afferma che il denaro deve essere sufficiente almeno a compensare alcuni diritti fondamentali come mangiare, vestirsi, acquistare libri scolastici e pagare le spese mediche.

Quando scatta il pignoramento

Veniamo ora alla questione fondamentale. Nel caso in cui non riuscissi ad ottemperare ai tuoi obblighi, scatterebbe automaticamente il pignoramento? La risposta è no. C’è una procedura da seguire in merito. Scopriamola insieme. Il primo passo che farà la tua ex moglie sarà inviarti una lettera di diffida. Questa va effettuata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. In essa, sarai invitato ad effettuare il pagamento di quanto dovuto. Nel caso non rispondessi alla diffida si passerà ad innescare il processo di pignoramento.

Per poter chiedere un pignoramento è necessario avere in mano un titolo esecutivo. Questa è una condizione fondamentale che vale anche in caso di mancato ricevimento degli assegni famigliari. In linea generale, il titolo esecutivo è un documento ufficiale con cui si evidenzia che una persona avanza un credito da un’altra. Nel caso specifico, tale documento è l’atto di divorzio emesso dal giudice. Questo significa che se l’accordo è avvenuto per via giudiziale si è già in possesso del suddetto documento. Lo stesso dicasi se ci si è separati in Comune. In questo caso, i coniugi dichiarano le loro volontà al sindaco o ad un ufficiale di stato civile. Ciò significa che l’accordo che hanno stipulato ha forza di titolo esecutivo. Se, invece, è stato siglato tramite scrittura privata grazie a due avvocati, bisogna rendere il documento pubblico. Sarà quindi necessario rivolgersi ad un giudice per trasformarlo in un documento ufficiale.

Una volta in possesso di tale carta, la tua ex moglie si adopererà per ottenere un atto di precetto. Di cosa si tratta? Sto parlando di un documento che contiene l’intimazione, rivolta in questo caso a te, di pagare una somma corrispondente agli assegni di mantenimento arretrati, oltre agli interessi e alle spese della procedura. Il tempo per adempiere a quanto ordinato non può essere inferiore a 10 giorni. Solo se ignorerai anche questa sollecitazione si provvederà ad iniziare la procedura di pignoramento.

La lettera di precetto ha una validità di novanta giorni. Se entro il termine prefissato la tua ex moglie non ha iniziato la pratica, bisognerà effettuare un’altra notifica.

Cosa è possibile pignorare

Siamo ora alla questione più spinosa. Cosa è possibile pignorare in caso di mancato pagamento degli alimenti? Dipende da quanto tempo non versi l’assegno e dal debito che hai contratto. Esistono infatti quattro forme di espropriazione forzata: mobiliare, immobiliare, dell’autoveicolo o presso terzi.

Il pignoramento mobiliare riguarda i tuoi beni mobili come l’arredamento, gli elettrodomestici, i gioielli e il denaro contante. Solitamente, in caso di piccole entità non corrisposte, sono queste le prime cose che vengono espropriate, sempre che valga la pena farlo. Dato che chi effettua tale azione è la donna con cui hai vissuto, sarà lei a giudicare se tale azione convenga o meno. Per procedere in tal senso, è necessario che l’avvocato di tua moglie ne faccia specifica richiesta all’ufficiale giudiziario. Quest’ultimo agirà esattamente come si vede dei film: verrà a casa tua, effettuerà un inventario delle cose che potrebbero essere vendute e darà un valore a ognuno di esse fino a raggiungere la somma che devi corrispondere. A quel punto, verrà fatta richiesta della vendita all’asta di tali oggetti. Il ricavato spetterà poi alla tua ex.

Se non hai beni di valore che potrebbero coprire il tuo debito, potresti essere soggetto al pignoramento della tua auto. Ovviamente devi averne una intestata. La domanda che molti si pongono è se possa essere sequestrata la vettura che viene usata per andare a lavoro. La risposta è sì. La legge è chiara in merito. Se devi presentarti in ufficio dovrai trovare un altro mezzo di trasporto. Se, invece, l’autoveicolo serve per svolgere la tua attività il discorso cambia. In questo caso si afferma che non si può togliere al debitore lo strumento con cui si procura da vivere. Sta però a te dimostrare che il veicolo in questione è indispensabile. Un esempio classico è la macchina per un agente di commercio.

Poniamo il caso che sia impossibile pignorarti mobili e auto perché non hai nessuna di queste due proprietà. In tal caso, la tua ex moglie potrebbe chiedere il pignoramento presso terzi. Si tratta di somme che altri devono a te e che non hai ancora riscosso. Un esempio è quello del tuo stipendio o della tua pensione. Può anche avvenire che tu abbia una piccola rendita. Basta pensare ad un negozio o un appartamento in affitto. Come si procede? L’avvocato della tua ex farà pervenire, a chi ti deve dei soldi e a te, un atto nel quale sarà specificato il tuo debito. Si intimerà al terzo di non disporre delle somme pignorate senza ordine del giudice. All’udienza il tuo debitore dovrà confermare di doverti dei soldi. A quel punto, il magistrato assegnerà il denaro alla tua ex fino a coprire i tuoi debiti. Nel caso di pignoramento di stipendio o pensione, invece, non ti verrà tolto tutto. Il magistrato in quel caso disporrà l’espropriazione mensile di una parte, fino a che il debito non sarà saldato.

L’ultima strada che potrebbe essere percorsa è quella del pignoramento della tua casa. Questa procedura e lunga e costosa, quindi viene intrapresa solo per debiti alti. Quindi, a meno che tu non abbia adempiuto per anni ai tuoi doveri o le somme che devi mensilmente non siano esorbitanti, è una strada che raramente viene percorsa. Se vuoi sapere come ci si comporta in tale circostanza, ti consiglio di chiedere informazioni al tuo avvocato.

Ora, sai esattamente a cosa andrai incontro se non ottempererai ai tuoi obblighi riguardo l’assegno di mantenimento. Come hai visto, le prospettive che ti si pongono non sono idilliache. Le recenti sentenze però ti danno una mano in tal senso. In questi casi, se sei rimasto in buoni rapporti con la tua ex moglie, conviene trovare un accordo che faccia vivere serenamente entrambi. Diversamente, le carte bollate potrebbero non finire mai.



Di Davide Luciani

note

[1] Cass. civ. Sezioni Unite sent. n. 18287/2018.

[2] Cass. civ. sent. n. 11504/2017.

[3] Art. 155 cod. civ.


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