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Quanti giorni di assenza si possono fare in un anno scolastico?

5 Novembre 2019 | Autore: Davide Luciani
Quanti giorni di assenza si possono fare in un anno scolastico?

Assenze scolastiche: quali sono le normative in merito e cosa accade se non si frequentano le lezioni per un certo numero di giorni.

La tentazione di marinare la scuola è forte in ogni studente fin dalla notte dei tempi. Perché passare ore seduti ad un banco ad ascoltare noiose lezioni, invece di girovagare con gli amici a divertirsi? Inoltre, andare a scuola significa alzarsi presto, a volte prima che sorga il sole se l’istituto si trova lontano. Vuoi mettere con la bellezza di poltrire tra le coperte, specie in inverno? Se poi si ha un’interrogazione, la voglia di assentarsi è ancora più forte. Potremmo continuare all’infinito. Le scuse per fare «filone» sono tantissime. Eppure, questa «moda» può creare parecchi problemi a livello di rendimento scolastico.

In questa guida, ci occuperemo proprio di tale tematica. In particolare, vedremo quanti giorni di assenza si possono fare in un anno scolastico. Esiste, infatti, un limite preciso che non si deve superare. Diversamente, si rischia di essere bocciati anche se si ha un buon rendimento. Se non credi a quanto affermo ti conviene continuare a leggere ciò che segue.

A cosa serve il libretto delle giustificazioni

Prima di affrontare la tematica che ci interessa, è bene parlare di un altro argomento ad esso connesso: la giustificazione. Molti hanno imparato a falsificare la firma dei propri genitori proprio da piccoli perché non volevano ammettere di aver saltato la scuola. Per questo, siamo sempre stati abituati a vedere il libretto delle giustificazioni come un deterrente del tutto inutile. In realtà, il suo scopo non è quello di impedire agli studenti di saltare le lezioni. Esso è più una sorta di «attestato di responsabilità» tra genitori e insegnanti.

Quando porti a scuola tuo figlio, dai per scontato che sia al sicuro. E’ in compagnia di altri studenti oltre che sorvegliato da insegnanti e bidelli. Ci sono, cioè, persone responsabili che badano a lui. Non gli può succedere nulla. Cosa accade, però, se a tua insaputa salta la scuola e se ne va in giro per la città? Di colpo, non è più in un luogo sicuro, ma chissà dove con il rischio di farsi male o peggio.

Per questo motivo, nel tempo, sono aumentati i controlli da parte degli istituti scolastici. Uno di questi metodi è la chiamata a casa o al cellulare. Tale sistema, in Italia, è stato poco sviluppato ed è ormai obsoleto. Viene usato in alcune cittadine, soprattutto per quel che riguarda gli asili nido. Del resto, sarebbe impossibile chiamare tutti i bambini assenti nelle metropoli. Servirebbe una sorta di call center scolastico. Negli ultimi anni, però, è stato sviluppato un sistema più tecnologico per avvertire i genitori dell’assenza dei figli. Sto parlando del registro elettronico. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è il registro elettronico

Il registro elettronico è stato introdotto in Italia alcuni anni fa. Il problema di tale strumento è che non c’è nessuna legge che lo imponga nelle scuole. Nel 2012, era stato redatto un decreto legge [1] a riguardo, ma non è mai entrato in vigore. In esso, infatti, si imponeva al Miur, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, un piano per passare dai registri cartacei a quelli elettronici. In pratica si sarebbe dovuto creare un sistema per digitalizzare tutta la mole di documenti attualmente presenti nelle scuole e nelle università. Tale piano non è mai stato presentato. Per questo motivo, l’uso del suddetto registro è diventato da «obbligatorio» a «consigliato». Ma di cosa si tratta nello specifico? Sto parlando di un sistema digitalizzato che permette non solo di avere un quadro chiaro della situazione della classe, ma anche di avvisare in modo tempestivo e immediato i genitori in caso di assenza.

Facciamo un esempio.

Un professore effettua l’appello e scopre che ci sono tre assenti quel giorno. Inserisce i loro nomi nel registro computerizzato e preme «invio». Tutto ciò che è stato digitato finisce nell’archivio centrale presente in segreteria. Qui, vengono controllati i nomi di chi non si è presentato e, successivamente, viene inviato un sms o una mail ai loro genitori avvisando che Tizio non era presente a lezione il giorno tot. La stessa procedura è ripetuta nel caso in cui l’alunno si presenti alla seconda ora.

Un simile sistema, però, non è ancora pienamente in vigore. Come abbiamo anticipato, infatti, il Miur non si è ancora mosso per procedere alla digitalizzazione di tutte le strutture scolastiche e le università. Inoltre, sono sorti anche problemi sulla privacy. Il Garante, infatti, in una nota a riguardo [2] ha manifestato il suo augurio per una maggiore protezione dei dati nell’utilizzo di tale metodo.

Insomma: sull’impiego di questa tecnologia vige un ritardo che è destinato ad allungarsi. Ciò provoca una comunicazione più lenta tra scuola e genitori degli alunni in materia di rendimento e assenze scolastiche, ma, soprattutto, sulla loro sicurezza.

Cosa dice la legge sulle assenze

Nel 2009, un Decreto del Presidente della Repubblica [3] ha posto un punto importante nel rapporto tra assenze e promozione. In esso si afferma che, per poter accedere alla valutazione finale, è necessario che lo studente frequenti almeno tre quarti dell’orario scolastico. Sta poi alla scuola stabilire delle deroghe a tale limite in casi eccezionali. Se, nonostante queste, l’alunno ha sforato nel computo delle ore, dovrà essere bocciato.

Tale Decreto pone, dunque, dei paletti specifici in materia di assenteismo scolastico. E’ anche possibile calcolare approssimativamente per quanti giorni si può saltare la scuola. Per legge, gli istituti scolastici devono assicurare un ciclo di duecento giorni di lezione. Questo, al di là di ponti, festività, votazioni o variabili climatiche. Ciò significa che un alunno può fare un massimo di cinquanta giorni d’assenza. Fai attenzione però: la norma parla di tre quarti dell’orario scolastico complessivo, non delle giornate. Ciò significa che più ti avvicini ai cinquanta giorni, più possibilità hai di sforare.

Se superi le ore consentite la bocciatura è automatica? Non necessariamente. Come abbiamo visto esistono delle possibile eccezioni che possono essere accolte dal consiglio di classe. Devono verificarsi due condizioni. La prima è che tu possa motivare con prove documentali le tue assenze dovute a gravi motivi. La seconda è che abbia un numero di sufficienze tali nelle materie scolastiche da permetterti di terminare l’anno.

Quali possono essere i motivi per avere delle deroghe

Abbiamo visto che il consiglio di classe può decidere di concedere delle deroghe alle assenze se sussistono dei buoni motivi e questi sono documentati. Vediamo quali sono nello specifico. Il più ovvio è un problema di salute. Se, infatti, hai dovuto subire un’operazione o sei stato ricoverato per una malattia, è chiaro che non potevi essere presente in classe. Lo stesso dicasi se hai avuto problemi familiari tali da impedirti la corretta frequenza scolastica.

Esistono, poi, anche due cause che nulla hanno a che fare con il benessere fisico o mentale. Ci sono due categorie di persone che per ragioni diverse possono essere esentate per determinati periodi dall’obbligo scolastico. Si pensi, ad esempio, ad un ragazzo che pratica uno sport a livello agonistico. Il caso classico è quello dei calciatori, ma non solo: nuotatori, ciclisti, pallavolisti rientrano perfettamente in questa casistica. Hanno tutti difficoltà a conciliare la scuola con i propri impegni sportivi, specie in occasioni di alcune manifestazioni. Per loro, dunque, è possibile «dilatare» le ore consentite per le assenze.

Un’altra categoria a cui può essere concessa una proroga è quella dei bambini o ragazzi di altro credo religioso. In questo caso, nel momento dell’iscrizione, viene predisposto un piano di studio ben sapendo che dovranno assentarsi in alcuni momenti dell’anno.

L’ultima motivazione che può spingere a chiudere un occhio sulle assenze di base è quella relativa alle calamità naturali. Si pensi ad esempio ai terremoti che negli ultimi anni hanno colpito Abruzzo e Marche. In situazioni simili, spesso, è direttamente il Consiglio dei Ministri ad intervenire con decreti ad hoc per far sì che i ragazzi non perdano l’anno scolastico.

Quali sono le ultime sentenze in merito

Abbiamo parlato del tetto massimo di assenze e della possibilità che il consiglio di classe deroghi per motivi gravi dal suddetto limite.

Il Tar di Lecce, però, ha messo un altro tassello importante su tale questione [4]. I giudici hanno accettato il ricorso di una madre che aveva visto il proprio figlio bocciato per non aver raggiunto le ore minime di frequenza. Per la genitrice, le assenze del figlio non avevano pregiudicato il suo rendimento scolastico dato che il ragazzo aveva sostenuto prove scritte e orali in tutte le materie.

Inoltre, accusava la scuola di non averla mai avvisata del superamento delle ore minime. Il Tar ha dato ragione alla ricorrente motivando la scelta con il fatto che le assenze del figlio non ne avevano comunque compromesso il rendimento scolastico. Per questa ragione, una bocciatura basata solo sulle assenze era da considerarsi ingiusta e avrebbe potuto anche compromettere il futuro scolastico dello studente.

Lo stesso Tar ha poi condannato la scuola e il ministero della Pubblica Istruzione a pagare le spese legali sostenute dalla madre dello studente per un importo di quattromila euro. La sentenza ha, dunque, riscritto in modo netto la correlazione tra ore minime e bocciatura. Al di là delle possibili deroghe, non è possibile non ammettere alla classe successiva uno studente dal rendimento scolastico sufficiente solo per le assenze. Si tratta di un passo senza dubbio importante nel corso giurisdizionale della materia.

Concludo questa guida con ultimo consiglio. E’ bene sempre essere informati sulla frequenza scolastica del proprio figlio. Come abbiamo visto, la scuola ha pochi mezzi per avvertire di eventuali assenze e questo potrebbe rivelarsi un problema a fine anno. La comunicazione genitori-insegnanti è alla base dell’istruzione. Entrambi hanno un obiettivo comune: far crescere nel miglior modo possibile i ragazzi. Dunque, è necessario agire all’unisono. Se questo sarà fatto, non ci sarà bisogno di ricorrere a nessun tipo di manuale o giudice per risolvere certi problemi.



Di Davide Luciani

note

[1] D. L. n. 95/2012 .

[2] «La privacy a scuola. Dai tablet alla pagella elettronica. Le regole da ricordare».

[3] D. P. R. 122/2009, art. 14 co. 7.

[4] Tar Lecce, sent. 899/18 e 143/18.


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