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Accettazione tacita dell’eredità: abitazione immobile defunto

19 Ottobre 2019
Accettazione tacita dell’eredità: abitazione immobile defunto

Muore la madre di mia moglie e non lascia testamento, e nessuno dei 5 figli apre la successione. Dopo la morte della madre di mia moglie, le proprietà, pur mantenendo l’utenza elettrica a nome della deceduta, rimangono vuote. Successivamente, per problemi alla nostra abitazione, con mia moglie, decidiamo di trasferirci nell’abitazione oramai rimasta vuota per circa due anni, per poi ritornare presso la nostra abitazione. I fratelli di mia moglie quasi sicuramente possono rinunciare all’eredità, ma mia moglie può farlo? Cosa si potrebbe fare?

Nel Vostro caso, il problema principale riguarda l’aver abitato un immobile relativo all’asse ereditario, che può far presumere un’accettazione tacita dell’eredità.

Secondo l’art. 476 del codice civile, infatti, si ha accettazione tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Si intende, quindi, un comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie d’atti incompatibili con la volontà di rinunciare, o siano concludenti e significativi della volontà di accettare.

Ora, nel caso in oggetto, è indubitabile che aver abitato l’immobile possa essere considerata una accettazione tacita dell’eredità, poiché Voi avete convissuto in quella casa, in qualità di (potenziali) eredi. Diversamente, avreste commesso un illecito civile e penale, per aver occupato un immobile di terzi, senza alcuna autorizzazione.

Questo non significa che Voi non possiate rinunciare formalmente all’eredità, facendo finta che quel periodo di due anni, passato presso l’abitazione in oggetto, non sia mai accaduto.

Il problema riguarda i soggetti che potrebbero essere interessati a far accertare l’accettazione di quella eredità nei confronti di Sua moglie, quali ad esempio i creditori della defunta, o altro soggetto interessato a far dichiarare l’illecito edilizio e, quindi, ad ottenere la demolizione del fabbricato abusivo.

In questa ipotesi, ottenendo il riconoscimento tacito dell’eredità, loro potrebbero rivalersi, ovviamente, anche sul patrimonio di Sua moglie, non essendo stata accettata l’eredità con beneficio di inventario.

Tuttavia, dovrebbero provare tale convivenza presso quell’immobile, per ottenere una sentenza che attesti l’accettazione tacita. Come?

Di sicuro non con l’utenza elettrica che, è rimasta intestata alla defunta ma, ad esempio, con dei testimoni, che – chiamati a deporre – potrebbero dichiarare di aver visto Lei e Sua moglie abitare in quella casa per diverso tempo.

Ai coeredi credo non interessi nulla di questa situazione. Pertanto, il mio consiglio è quello di procedere con la rinuncia alla successione, magari insieme agli altri coeredi.

Nel caso in cui l’interessato ad individuare un erede della defunta dovesse procedere con qualche azione giudiziale nei confronti di Sua moglie, finalizzata ad accertare l’accettazione tacita, allora non resterà che difendersi in giudizio, cercando di provare come quelle condotte recriminate non possono essere considerate una tacita accettazione dell’eredità.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla



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