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Riscaldamento: tutto ciò che c’è da sapere

7 Novembre 2019 | Autore:
Riscaldamento: tutto ciò che c’è da sapere

Cosa dicono le normative su orari e date in cui si può tenere i termosifoni accesi. C’è differenza tra una zona e l’altra dell’Italia.

Messi in un cassetto pantaloncini e canottiere, è arrivato il tempo del plaid, dei maglioni pesanti e dei calzettoni di lana. E, ovviamente, di dare un po’ di tepore alla casa accendendo il riscaldamento. Come forse saprai, però, non è possibile farlo partire in qualsiasi momento ed a qualsiasi temperatura: ci sono dei periodi di accensione ed un limite di gradi da rispettare, a seconda della zona in cui si abita. Sia per evitare di danneggiare l’ambiente sia perché, comunque, un eccessivo calore in casa non è sano nemmeno per te. Conviene, pertanto, ricordare tutto ciò che c’è da sapere sul riscaldamento, a partire da ciò che dice la legge in merito.

C’è un decreto [1] che divide l’Italia in diverse zone climatiche in base alle differenze in positivo tra la temperatura dei locali della casa (che non deve superare i 20 gradi centigradi) e quella media esterna giornaliera registrata in un certo periodo di tempo. E c’è un altro decreto più recente [2] che sancisce per ciascuna di queste zone climatiche quando si può iniziare ad accendere il riscaldamento e per quanto tempo lo si può tenere in funzione durante il giorno. Certo, ci può essere qualche eccezione come, ad esempio, quando arriva un’ondata di freddo particolarmente intenso: a quel punto, è legittimo far salire il termometro di casa di qualche grado e per qualche ora in più.

Ci possono essere delle variazioni anche in base alla destinazione d’uso dei locali, cioè se si tratta di un’abitazione, di un bar, di uno stabilimento. Tuttavia, bisogna tener presente che il riscaldamento autonomo consente di gestire meglio la temperatura nei vari ambienti, separando addirittura la casa per zone in modo da scaldare in certi orari i locali in cui si vive di più. Ad esempio, tenere in caldo la sala e la cucina durate il giorno e accendere i termosifoni nelle camere da letto solo la sera.

Ma vediamo nel dettaglio tutto ciò che c’è da sapere sul riscaldamento.

Riscaldamento: le zone climatiche in Italia

Per sapere quando e quanto si può tenere acceso il riscaldamento, bisogna conoscere innanzitutto le zone climatiche in cui la normativa ha suddiviso l’Italia in base al rapporto gradi-giorno. Questo valore, come recita il citato decreto, è determinato «dalla somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura dell’ambiente, convenzionalmente fissata a 20 gradi centigradi, e la temperatura media esterna giornaliera».

In base a questo parametro, l’Italia è suddivisa in sei zone, ovvero:

  • zona A: Comuni con un numero di gradi-giorno non superiore a 600;
  • zona B: Comuni con un numero di gradi-giorno tra 600 e 900;
  • zona C: Comuni con un numero di gradi-giorno tra 900 e 1.400;
  • zona D: Comuni con un numero di gradi-giorno tra 1.400 e 2.100;
  • zona E: Comuni con un numero di gradi giorno tra 2.100 e 3.000;
  • zona F: Comuni con un numero di gradi-giorno superiore a 3.000.

Ti sarà più chiaro consultare l’allegato A del decreto (lo trovi in fondo alla pagina che ti appare cliccando qui), che riporta Comune per Comune la zona di appartenenza ed il numero di gradi-giorno.

Riscaldamento: quando si può accendere?

L’individuazione di ciascuna di queste zone è fondamentale per sapere quando si può accendere il riscaldamento e per quante ore al giorno. Infatti, la normativa stabilisce questi periodi e questi orari:

  • zona A: massimo di 6 ore al giorno da 1° dicembre al 15 marzo;
  • zona B: massimo di 8 ore al giorno dal 1° dicembre al 31 marzo;
  • zona C: massimo di 10 ore al giorno dal 15 novembre al 31 marzo;
  • zona D: massimo di 12 ore al giorno dal 1° novembre al 15 aprile;
  • zona E: massimo di 14 ore al giorno dal 15 ottobre al 15 aprile.
  • Zona F: nessuna limitazione.

Riscaldamento: quanti gradi si possono avere?

La normativa stabilisce che la media ponderata della temperatura nei singoli ambienti riscaldati di ciascuna unità immobiliare non deve superare:

  • i 18 gradi centigradi più 2 di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali ed assimilabili;
  • i 20 gradi centigradi più 2 di tolleranza per tutti gli altri edifici.

Queste regole non sono applicabili per ospedali, cliniche, case di cura di minori o di anziani e strutture di assistenza e di recupero di tossicodipendenti o di altri soggetti affidati ai servizi sociali pubblici. È possibile concedere una deroga anche per gli edifici adibiti a piscine, saune, sedi di rappresentanze diplomatiche e di organizzazioni internazionali non ubicate in un condominio.

I Comuni possono, infine, concedere una deroga agli edifici adibiti ad attività produttive nel caso in cui:

  • ci sia un’esigenza tecnologica che richieda una temperatura diversa;
  • l’energia termica per il riscaldamento degli ambienti derivi da una sorgente non convenientemente utilizzabile in un altro modo.

Ovviamente, il riscaldamento autonomo dà la possibilità di gestire la temperatura in base alle esigenze di ciascuno. Le regole che abbiamo appena visto si applicano soprattutto per gli impianti centralizzati, mentre per quelli autonomi ci si affida perlopiù al buon senso dei cittadini per evitare inutili sprechi di energia.

Riscaldamento: è obbligatorio il controllo della caldaia?

Controllare la caldaia non è solo conveniente per il corretto funzionamento dell’impianto di riscaldamento (autonomo o centralizzato), ma è anche obbligatorio. La normativa che abbiamo più volte citato impone che la manutenzione sia fatta da un’azienda abilitata in base alla periodicità indicata sul libretto di istruzioni per l’uso e per la manutenzione. Non è detto, quindi, che l’intervento tecnico debba essere eseguito ogni anno.

Se l’impianto di riscaldamento si trova in un condominio, il responsabile della manutenzione della caldaia centralizzata è l’amministratore, anche se questi può delegare le sue funzioni al terzo responsabile dell’impianto, cioè ad un tecnico specializzato che risponde sia in sede civile sia a livello penale del proprio operato. Questa figura – in possesso di certificazione Uni En Iso 9001 o di apposita attestazione – è obbligatoria per potenze al focolare oltre i 350 Kw.

La caldaia deve essere munita di libretto di impianto per la climatizzazione, previsto dalla legge [3]. La prima compilazione viene fatta dall’installatore per i nuovi impianti o dal responsabile per quelli esistenti nel momento in cui vengono eseguiti i controlli periodici. Sul libretto vengono segnati tutti gli interventi di modifica, sostituzione di componenti, manutenzione e controllo, i valori di rendimento o il cambio di proprietà. Non conservare questo libretto può comportare una sanzione da 500 a 3.000 euro.

Per ulteriori approfondimenti sulla manutenzione della caldaia, leggi questo articolo.


note

[1] DPR n. 412/1993.

[2] DPR n. 74/2013.

[3] DM del 10.02.2014.


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